sabato 7 marzo 2015

Salvini è un filler

Da qualche giorno sento sempre più persone preoccupate di Salvini. La destra lepenista, l'alleanza con Casa Pound, la nuova destra nazionale e blablabla, la lotta contro l'euro, blablabla, e come faremo?
A parte il fatto che preoccuparsi di Salvini, in Italia, è come avere l'aids e preoccuparsi del raffreddore - certo, magari ti ammazza, ma forse il problema è che hai il sistema immunitario a pezzi - vi vorrei però rassicurare su un punto: no, Salvini non sarà il big bad della prossima stagione. Si tratta dell'ennesimo filler.

Traduco per i non esperti di linguaggio telefilmico: ogni serie è divisa in stagioni. Per ogni stagione, in genere, c'è un "big bad", un nemico principale che l'eroe deve affrontare e sconfiggere. In alcuni casi si può trattare di un ente astratto o semplicemente di un ostacolo da superare. Tutti gli episodi e tutte le stagioni sono legati da una trama orizzontale che si oppone alla "trama verticale" del singolo episodio.
Esistono però episodi che non fanno avanzare la trama orizzontale e che risultano invece slegati dalla continuity, pur facendo parte della stessa storia. Tali episodi si definiscono "filler": "riempitivi". Ecco, Salvini è un filler.
Tutto il mondo dell'informazione italiana, avendo trovato il proprio eroe nel Luke Skywalker di Firenze, sta cercando un cattivo da contrapporgli per riprendere la dialettica del pro/contro Berlusconi che tanto ha fruttato allo spettacolo politico. Ci hanno provato con Landini ma quello non si è prestato. Adesso ci provano con Salvini, ma il personaggio non è granché.

Siamo in alto mare. Per un po' di tempo ancora, fino alla comparsa del prossimo sfidante, non aspettatevi grandi emozioni. Se fossimo americani potremmo prendere come avversario una potenza straniera, tipo Putin o la Merkel o roba così e la gente sarebbe contenta (meglio ancora se iniziassero i bombardamenti) ma non essendo appassionati alla politica estera, dobbiamo rassegnarci alla piattezza fino all'arrivo del prossimo nemico interno.

In altre parole, siamo circa al punto della trama in cui Goku e Junior prendono la patente. 


giovedì 5 marzo 2015

Le cinque agghiaccianti verità di quando devi comprare la cucina per la casa nuova

1) Non importa quanto poco vogliate spendere, qualsiasi cifra vi sembrerà irrisoria di fronte alla prospettiva del "certo si risparmia, ma questa te la devi montare da solo. Sei capace?"
2) Per colpa di svedesi e americani in ogni cucina del mondo c'è la lavastoviglie e l'acquaio a un solo pozzetto. Se lo vuoi a due con piano per stendere i piatti lo devi ordinare a parte e ti costa un rene.
3) La cappa della nuova cucina non sarà mai esattamente all'altezza di quella che c'era prima.
4) Esistono piattaie che fanno angolo. Cioè, un mobile con due parti, disposte a 90° l'una dall'altra, con uno sportello che si apre verso destra e uno che si apre verso sinistra.
5) Nessun colore sembrerà mai adatto se hai il pavimento rossastro.

lunedì 2 marzo 2015

Acciaio - e chissà come mai a Piombino si sono incazzati?

Da diversi anni non avevo letto un libro passato per il premio Strega. Cosa logica a ben pensarci, essendo appassionato soprattutto di fantasy e horror. Generi che, oltre a essere quasi sempre massacrati dagli scrittori italiani, vengono schifati dalla grande critica nostrana come robaccia di serie B.
I grandi premi letterari vengono assegnati, quando va bene, a lavori di denuncia tipo Gomorra e quando va male all'ennesima storia di famiglia disperata in cui minimo muoiono orrendamente 3/4 dei personaggi e che si trova in libreria con in allegato il cappio e/o la lametta per il taglio delle vene.

Ogni tanto qualcosa di leggibile c'è, non fraintendiamo. Semplicemente non è il mio genere. Stavolta ho però fatto uno strappo alla regola per Acciaio di Silvia Avallone. 

Se lo ambientava in una piantagione di cotone era lo stesso (ndr.)
Precisiamo: Acciaio non ha vinto il premio Strega, è arrivato secondo. Probabilmente è per questo che è passabile. Ha invece vinto il premio Campiello come opera prima.

Trama: la storia si svolge a Piombino, nel quartiere popolare "Stalingrado", ai margini del grande stabilimento metallurgico "Lucchini". Poiché si tratta di un romanzo che già si sapeva sarebbe finito allo Strega, le due protagoniste, Anna e Francesca, vengono accuratamente selezionate fra le tizie con le famiglie più sfigate dell'intera regione Toscana.
Francesca - ha un padre semianalfabeta, potenzialmente incestuoso, che la massacra di botte ogni volta che la vede andare in spiaggia in costume. Trovandosi a Piombino, di luglio, capite bene che la situazione è problematica. La mamma invece è una donna schiva, succube del marito. Per colpa delle violenze paterne sviluppa tendenze lesbiche (di questo ne parliamo dopo), in particolare verso l'amica Anna.
Anna - invece ha una madre amorevole, iscritta a Rifondazione Comunista e attiva politicamente. In compenso il padre si fa licenziare dall'azienda perché usa il suo posto di caporeparto per rubare carburante. Non contento, si ricicla come ricettatore, spacciatore di opere d'arte fasulle e tanti altri piccoli affari illegali. Il fratello, Alessio, viene presentato come un altro semianalfabeta che però si limita a farsi di cocaina, rubare il rame dalle linee telefoniche e picchiare chiunque lo guardi storto.
I comprimari sono altrettanti casi umani. Andiamo dal migliore amico di Alessio, Cristiano, che ha messo incinta una quindicenne e ha come massimo svago le serate al night in compagnia di prostitute altrettanto minorenni, alla compagna di scuola Lisa con la sorella malata di una malattia degenerativa, all'altro amico di Alessio, Mattia, nonché boyfriend di Anna, che a diciotto anni è scappato in nave in Russia dopo una rapina alle poste (sic.). Insomma, il più fortunato del quartiere c'ha la rogna.
In tutto questo, riusciranno le due ragazzine a diventare grandi? Vedremo...

Cosa ci è piaciuto -  la scrittura è ottima, questo ci sentiamo di dirlo. Ottime le descrizioni degli ambienti, ottima la narrazione degli eventi. Resa altrettanto bene è la psicologia dei personaggi. Il narratore onnisciente garantisce un'ottima resa dei processi mentali, che seguiamo dalla nascita alla morte. Descrizione dei personaggi che è psicologica ma anche fisica, con un'attenzione ai corpi che a volte rischia di sconfinare nel voyerismo ma che è comunque potente. Apprezzabile infine è l'atmosfera. L'intera storia è permeata di nostalgia, malinconia e decadenza. Che detta così sembra una cosa brutta ma che in realtà è uno dei punti forti del libro. Una malinconia legata alla crescita delle due ragazzine, con la perdita dell'innocenza e dell'integrità della fanciullezza ma che contiene i semi di una nuova vita. Francesca e Anna rappresentano i due aspetti di questo passaggio, con la prima che si aggrappa ai ricordi dell'infanzia e rifiuta di crescere e la seconda che invece soffre nel perdere il passato ma appare comunque proiettata al futuro.
I temi trattati sono serissimi. In particolare si tenta di raccontare quello che si percepisce come il declino dell'Italia (ma forse del mondo occidentale) dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda. La globalizzazione, la fine delle ideologie, la crisi morale, tutto visto attraverso gli occhi delle classi popolari. In teoria. Non che ci riesca benissimo ma l'intento è buono.
Acciaio è quindi anche un racconto di formazione, che fa tanto Dickens fuori tempo massimo ma in questo caso lo fa con grazia, e di denuncia sociale. Un po' ci riesce e un po' no, ma l'impianto è valido.

NB. la sezione "cosa non ci è piaciuto" contiene spoiler. Continuate a vostro rischio e pericolo.

Cosa non ci è piaciuto - Acciaio soffre di alcuni gravi problemi che si riassumono in due tematiche principali: la mancata verosimiglianza e la ruffianeria. Il primo punto è quello più grave, perché la storia è ambientata a Piombino. Se scrivi per il mercato italiano e ambienti la storia in Italia, la verosimiglianza è fondamentale perché il lettore sa, in genere, di cosa stai parlando. Inoltre il libro è ambientato nel 2001, un tempo talmente vicino al presente, che i lettori ricordano senza problemi "come si viveva" e "cosa si pensava" all'epoca. Di fronte a questo, l'Avallone presenta situazioni, di cui andiamo a fare alcuni esempi, che francamente stridono, sia dal punto di vista dell'ambiente, sia dei personaggi.

Per quanto riguarda l'ambiente:
1) Francesca, dopo che un grave incidente ha ridotto il padre a un semivegetale, sbarca il lunario e conquista la propria indipendenza lavorando come ballerina di lap-dance, con prestazioni sessuali extra come straordinario, (in un locale che fra l'altro esiste veramente: questo). C'è solo un piccolo problema: Francesca ha quattordici anni. Ora, io non so dove Silvia Avallone creda di abitare ma una cosa del genere in Italia non esiste. Non che non esista la prostituzione minorile, di quella ce n'è a pacchi. Non che non esistano le ballerine di lap-dance che per extra offrono spettacoli privati e molto altro. Semplicemente, i due mondi non si incontrano. Non esiste night club in Italia che metta una quattordicenne (italiana, in particolare, magari una straniera con documenti falsi) a ballare su un palco. Ci sono certamente papponi (e spesso e volentieri padri e madri meritevoli di impiccagione) che offrono le figlie minorenni al ricco di turno ma non in un locale pubblico pubblicizzato su facebook. Poi magari il locale è nelle mani della mafia e ci spacciano ogni tipo di sostanza, ma certamente non ci fanno lavorare delle minorenni per farsi fare il culo dalla prima associazione di genitori del circondario.
2) L'Avallone ha una strana visione del lavoro in fabbrica. Tutti quelli che lavorano all''acciaieria Lucchini sono presentati come un incrocio fra i dannati dell'Inferno dantesco e gli schiavi di una piantagione di cotone americana. Abbrutiti dal lavoro, consumatori di sostanze stupefacenti, con livelli di istruzione che vanno da "scimmia con pollice opponibile" a "ho finito la terza media e ne vado fiero". E ovviamente non può mancare la classica storia fra la ragazza di successo diventata dirigente dopo essersi laureata lontano (lontano è Bologna eh, giusto per dire, che per tutto il libro sembra sta tizia sia andata a studiare in Borneo) e il povero operaio (Alessio) semianalfabeta ma dal fisico prestante.
Veramente, ci sono dei momenti in cui uno si ferma e si chiede: "ma che cavolo sto leggendo?", tanto diventa forte la sensazione di trovarsi fra le mani un harmony con la storia della contessa di Roveto che si innamora del nerboruto giardiniere. Sant'Iddio, ok gli stereotipi, ma cerchiamo almeno di usare stereotipi di questo secolo. E il bello è che il mondo che descrive l'Avallone, di fatto, non esiste. E se esiste certamente non si trova negli equivalenti della fabbrica Lucchini di Piombino. Non è che se un posto ha scritto "acciaieria" nell'insegna deve per forza essere un luogo di fatiche disumane e terrore psicologico. Per chi almeno sa dove si trovano le fabbriche e qualche volta c'è entrato dentro, gli operai metalmeccanici e siderurgici sono l'apice della categoria. Gente seria, istruita, sindacalizzata, praticamente l'ultimo rimasuglio di coscienza di classe del paese. Non ci saranno dei premi nobel ma nemmeno gente che per sopravvivere deve andare avanti a cocaina.
Certo, nella massa ci sono anche gli analfabeti, gli sfaticati, i ladri e quelli che vanno con le prostitute minorenni, ma il fatto che nel libro della Avallone ci sia solo gente di queste categorie non depone a favore della storia.
3) I quartieri popolari di Piombino non sono quelli descritti. Ma nemmeno lontanamente. Me nemmeno che tipo c'è andata a fare un giro e gli ha dato un'occhiata distratta. Poi la gente da quelle parti si è incazzata... chissà perché. Ci sono alcune descrizioni che manco le bidonville di Buenos Aires.
4) Vogliamo parlare delle bambine che fanno pipì per le scale del condominio? Ma... io boh. Di nuovo, chissà come mai la gente a Piombino s'è incazzata. Ma quando si è mai visto i bambini che pisciano nei corridoi? Ma che visione sarebbe dei condomini dove ci sono le case popolari? Ma dove siamo in "Non ci resta che piangere"? Operai=scimmie. Da denuncia.

Per quanto riguarda i personaggi:
1) Francamente ho trovato alquanto disturbante il personaggio di Mattia. Semplicemente uno dei tizi più fuori luogo della letteratura mondiale. Non voglio nemmeno parlare della storia che a diciotto anni è scappato a lavorare come mozzo sulle navi russe per fuggire alla polizia che lo cercava per una rapina alle poste. Diciamo che l'accetto sulla fiducia, anche se l'idea di un italiano che rapina le poste, fugge in Russia perché sennò lo sbattono in galera e quattro anni dopo torna a casa e va a lavorare in fabbrica come se niente fosse, mi sembra francamente incredibile. Cioè, delle due l'una: o eri Al Capone e dovevi sparire per evitare di finire al gabbio per la vita e allora non torni dopo quattro anni, oppure non hai fatto niente di così grave che ti dovesse costringere a nasconderti su una nave. Ma vabbé soprassediamo. Il momento più WTF? dell'intero libro, è però quando, tornato da una gita a Milano (anche qui, sembra sia stato due mesi in Colombia), racconta ad Anna, come se fosse la cosa più incredibile di sempre, di aver visto due donne che si baciavano in piazza.
Wow. No immaginatevi un attimo la situazione: "no dai, non puoi capire. Cioè, io sono quello che ha lavorato quattro anni sulle navi russe come mozzo, dove ero scappato per fuggire alla polizia per aver rapinato Poste Italiane, ho girato il mondo e adesso mi scopo la sorella quattordicenne del mio migliore amico però... ho visto 'na cosa, cioè: due donne che si baciano! In piazza! A Milano! Ma ti rendi conto? Sono troppo scandalizzato lololololol"
Non sto esagerando eh, la racconta esattamente così. Come se l'esistenza dell'omosessualità, in Toscana, nel 2001, fosse un taboo indescrivibile. Io boh, fosse ambientato negli anni '50...
2) La mamma iscritta a Rifondazione, il fratello iscritto alla Fiom che organizza scioperi contro la dirigenza e l'evento del 2001, che dimostra il disinteresse delle persone perché nessuno se ne preoccupa è... le Torri Gemelle. Sì ok, ce lo ricordiamo tutti delle Torri Gemelle. Anche l'Avallone che al tempo faceva le superiori. Essendo però quasi suo coetano, militando da sempre a sinistra, del 2001 mi ricordo un'altra cosa un tantino più scioccante per la nostra generazione. Genova. Carlo Giuliani. La Diaz. Le dicono niente questi nomi signorina Avallone? No perché se scrive di una storia operaia, con gente iscritta a Rifondazione, in Toscana, nel 2001, beh, diciamo che erano nomi un tantino presenti in quel periodo. C'è gente che se n'è infischiata alla grande dell'11 settembre mentre si ricorda bene quel luglio 2001.
3) Il fatto che Francesca diventi lesbica perché il padre la picchia e quindi de facto inizia a odiare gli uomini è un po' stiracchiata come cosa. Si può odiare/aver paura di una cosa e comunque esserne attratti. Questo era un punto che andava spiegato meglio che altrimenti sembra si riduca l'omosessualità semplicemente al "quanto tuo padre ti picchiava da piccolo".

Insomma, di problemi ce ne sono. Se un autore desidera scrivere "un po' quello che vuole" perché vuole dar spazio ai sentimenti, cosa che l'Avallone fa benissimo, può benissimo agire sull'ambientazione collocando la storia lontano, nella geografia o nel tempo. In altre parole, se ambienti la storia in Cile o nell'Italia del '500, puoi permetterti una serie di libertà (ovvero di inserire inesattezze) che comunque la maggior parte dei lettori non nota o ti lascia passare. Certo, c'è sempre il cagacazzi che ti viene a scrivere che i tuoi cavalieri usano un'armatura a piastre nel periodo in cui si usava quella a scaglie, ma sono pochi. Se invece ambienti la storia in un territorio che conoscono in tanti e molto vicina al presente, quelli che notano che dici cazzate aumentano esponenzialmente. E non è un buon biglietto da visita per un autore esordiente. Parla di sciatteria e mancanza di editing. E di ruffianeria, ovviamente.
Perché ruffianeria? Perché è evidente la voglia di fare sensazione. E ovviamente se piazzi una storia di degrado a Piombino in Toscana, fai sensazione e crei il caso editoriale. Che può anche andar bene eh, ma mi sembra un modo per vincere facile e anche uno spreco di talento.
Si poteva e si doveva far meglio.

Detto questo, passiamo ai voti:
- scrittura 7,5
- approfondimento psicologico 7,5
- trama 6,5
- ambientazione 4 

Giudizio finale 6,5
Bello, per essere un libro di famiglie disperate e per essere passato dallo Strega. Autrice capace ma sfaticata. Si deve impegnare di più.

Cfr. anche l'ottima recensione di Antonio La Malfa

venerdì 27 febbraio 2015

Dubbi 4

1 - Perché il 90% della gente che vedo in giro è sempre straconvinta di conoscermi e che io li conosca e quindi non si presentano mai?

2 - Perché, tutte le volte che passo in località xxxxxxxxxxx mi chiedono se la macchinetta del parcheggio a pagamento funziona? Non riescono a vedere da soli se è accesa o spenta?

3 - Perché in tutte le ricette dei biscotti ti dicono sempre per quanto tempo devono cuocere ma non ti dicono mai la cazzo di temperatura?

lunedì 23 febbraio 2015

Interpretare

Ci sono sere in cui amo immergermi nella stupidità. In un certo qual modo è rilassante. Da questo punto di vista amo il Fatto Quotidiano per la vastissima platea di commentatori, sempre pronti a dire la propria su qualsiasi argomento. Piccolo esempio: esce un articolo sulla teoria che il Bosone di Higgs avrebbe determinato la vittoria della materia sulla materia nei momenti successivi al Big Bang: link.
Un'intera pagina di informazioni generalissime, che proprio per la loro genericità sembrerebbero impossibili da fraintendere. Non ci sono formule, grafici, termini astrusi da interpretare, niente. Eppure c'è comunque chi ci riesce... primo commento, dopo appena 9 minuti dalla pubblicazione:


Questo è esattamente il motivo per cui la scuola è un ente profondamente inutile, così come sono inutili i giornali, i programmi televisivi tipo Superquark, History Channel e ogni altra fonte che si prefigga l'idea di fornire informazioni all'incirca veritiere. Potrete provare a spiegare il mondo alla gente da qui ai prossimi quaranta milioni di anni, ma ci saranno sempre quelli che proprio non ci arrivano.
E non è questione di non avere accesso alle informazioni o di non possedere tutte le risposte... il vero problema è che la gente non capisce nemmeno le domande.
Un tizio sente parlare di atomi e ne deduce che devono essere entità misteriose, estranee agli esseri umani, visto che gli umani sono composti di cellule.

Ok, amico lettore del FQ che proprio non ci arrivi, te lo dico con lo spirito con cui il tuo professore di scienze delle elementari deve averti svelato che non era una magia se quei pezzettini di carta restavano attaccati alla penna di plastica strofinata sul maglione: le cellule sono composte di atomi.

Incredibile vero? E ti dirò di più: l'antimateria non è una cosa immateriale e spirituale, sono dei cazzo di atomi che hanno i protoni con carica negativa e gli elettroni con carica positiva. L'unico motivo per cui non li trovi, in genere, al supermercato sotto casa, è perché quando si scontrano con un atomo di materia normale, lui e l'anti-atomo di anti-materia si annullano a vicenda.

Dio Santo, non occorre lavorare al Cern, basta la cazzo di pagina di Wikipedia per capire, all'incirca, di cosa parli l'articolo. Non c'è nessun superamento di visioni materialistiche: al contrario, è almeno da Einstein che la scienza ci dice che tutto è materia, perfino l'energia.

:ae:

martedì 17 febbraio 2015

Il post che tutti stavano aspettando - Sanremo 2015

Visto che ormai da tempo abbiamo deciso di essere social e che da qualche giorno ho notato un'impennata delle visite nel post su Sanremo di due hanno fa, ho unilateralmente stabilito di appiopparvi i miei giudizi sulle canzoni dell'edizione 2015. La valutazione, con conseguente correzione di classifica, è stata attribuita in modo scientifico: ogni canzone è stata ascoltata due volte, su youtube, rigorosamente a occhi chiusi o con sguardo rivolto ad altre pagine per non farsi influenzare dal video.

Ecco qui la vera e sola classifica di Sanremo 2015:

giovedì 22 gennaio 2015

Il mezzo re - l'antieroe va di moda

Il ciclo recensioni 2015 si apre in modo discreto. Avremmo tanto voluto approcciarci alla prima serie di Abercrombie "La prima legge" ma per le imperscrutabili strategie di acquisto della biblioteca comunale, ci è invece toccato il primo libro della seconda, e non ancora terminata, trilogia "del Mare Infranto". Ah, sopra ho scritto imperscrutabili. In realtà volevo scrivere "del cazzo" ma sono un signore. Tipo che vai dal bibliotecario e gli dici: 
"no scusa, tutto bene eh, carino il libro... ma se dovete comprare uno scrittore nuovo, perché cavolo non prendete il primo libro della prima serie invece di acquistare il primo titolo a muzzo che vi porta il tizio della libreria?"
A cui si risponde con:
"Guarda che è già tanto che te le compriamo queste cazzate. Qui siamo tutti nati negli anni '50 e se fosse per noi terremo solo saggi di politologia e storie di famiglie disperate. Quindi ringrazia e non rompere"
Ok, magari la risposta è un po' più diplomatica e colta, tipo un "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare", ma il senso è quello.
Vabbé, direi che come premessa può andare no? Ecco a voi la recensione de:

Il libro ove la gente rema con un braccio solo (ndr.)

La trama

Yarvi è un principe. Cosa buona. Yarvi è principe di un regno nordico, tipo Danimarca, dove abitano dei similvichinghi che passano otto ore al giorno menandosi nei campi di addestramento ed è nato deforme, con un braccio rattrappito e solo il dito indice nella mano corrispondente. Cosa molto meno buona. Cosa buona: Yarvi non ha mai aspirato al trono, anzi è stato serenamente avviato alla carriera ecclesiastica, come praticamente chiunque, nel regno, abbia abbastanza cervello per contare fino a cinque. Ovviamente i preti devono essere casti, cosa molto meno buona, vedi mai che le persone in grado di contare si riproducano e migliorino la razza.
Succede un giorno che il padre e il fratello maggiore muoiano in un'imboscata e che Yarvi venga strappato al suo destino di quiete (cosa non buona) e di astinenza sessuale (cosa buona) per diventare Re. Succede che lo zio tenti di ucciderlo, usurpi il suo trono e Yarvi si ritrovi abbandonato in terra straniera e venduto come schiavo, dando il via a un lungo viaggio per mare e per terra. Riuscirà il nostro eroe ad ottenere la sua vendetta?

Commento breve

Come di consueto, il commento lungo contiene innumerevoli spoiler. Visto che il libro mi è piaciuto e non voglio rovinarlo a possibili lettori, vi anticipo che "non è eccezionale ma è ok. Un fantasy onesto con qualche punto in comune con GoT (un richiamo probabilmente voluto) e con una trama in qualche punto imbarazzante ma tutto sommato accettabile. Se volete leggerlo avete la mia benedizione".

NB. per chi passa di qui per caso... il commento breve lo inserisco solo per i libri che personalmente ho apprezzato. Si fosse trattato delle Troisi, giusto per non fare nomi, avrei tranquillamente spoilerato tutto senza preoccuparmi. Sapevatelo...

venerdì 16 gennaio 2015

Peggio del bar

Proprio ieri l'altro stavo parlando con la mia ex maestra di inglese. Si tratta di una signora simpaticissima, ormai sulla sessantina, che mi chiedeva se, secondo me, fosse conveniente o meno farsi l'account su facebook. Le ho chiesto se le piaceva andare al bar. I bar vecchio stile, con la gente che legge il giornale, gruppetti di persone sparse che chiacchierano, la televisione accesa nella stanza accanto al bancone e gente anziana che gioca a carte.
"Ecco facebook è così", le ho detto. "Ogni volta che ci entri è come entrare al bar"

Diciamo che le ho dato una versione leggermente addolcita. La verità è che facebook ha due sgradevoli caratteristiche che nessun bar del mondo possiede:
- l'assenza di fisicità;
- scripta manent.

martedì 13 gennaio 2015

Il pericolo islamico e il colesterolo alto


Surprise, I'm back!
È veramente tanto che non scrivo qua sopra. Diciamo che le feste natalizie e il lavoro mi hanno rallentato parecchio, togliendomi anche la voglia di buttare giù due righe. Anche se di argomenti di cui parlare ce ne sarebbero diversi.
In particolare uno. Per dire la verità, volevo aspettare che tutta la vasta, profumata e variegata merda che sta girando attorno ai fatti francesi si diluisse un po' prima di dire la mia ma visto che in questi giorni praticamente chiunque mi ha chiesto cosa ne pensassi e visto che praticamente chiunque in questi giorni ha detto la sua cazzata, credo sia venuto il momento di scrivere qui la mia. Giusto per chiudere la questione.

giovedì 18 dicembre 2014

ae

Mi sono ricordato perché non gioco più agli strategici. Due ore di grande concentrazione, mosse accuratamente preparate, intrighi, astuta diplomazia, commerci e movimenti di truppe e... il gioco crasha. Bella.

ma non potevi salvare ogni tanto?

martedì 2 dicembre 2014

Non c'era Legolas ne Lo Hobbit

Cioè, proprio non appare nel libro. C'è suo padre, Thranduil, solo che da nessuna parte si dice che ha un figlio e manco si vede. Anche perché, con tutta probabilità, al tempo Tolkien manco ci pensava al figlio di Thranduil e si è inventato la parentela al momento di introdurre Legolas ne Il Signore degli Anelli (riciclando fra l'altro il nome di un altro personaggio secondario di uno dei racconti del mondo del Silmarillion).
Nel trailer dell'ultimo film invece Legolas c'è. Giusto per ricordare alla gente che se non c'è Orlando Bloom le bimbeminkia non vanno in massa in sala e fanno mancare il 20% dei profitti.


Resta comunque alla seconda posizione nelle minchiate dopo il cavallo di Gandalf, che si chiama Ombramanto ma è bianco. Ombramanto. Ombra manto. Bianco. Bella.


ps. mi dicono ora che, a quanto pare, Legolas c'era anche nel film prima. Ok, sono ufficialmente contento di non averlo visto.

lunedì 1 dicembre 2014

Evito di commentare tanto hai già fatto tutto te...

Quando ero adolescente, nella preistoria del 56k, avevo una strana impressione: che la rete italiana fosse un posto generalmente di sinistra o quanto meno progressista. Un'impressione che forse non era nemmeno tanto sbagliata se consideriamo che era composta per un buon 80% da giovani sotto i 35 anni, di solito universitari o ex universitari, e da nerd nel senso più antico del termine.
Poi è arrivato l'adsl e facebook e sulla rete sono arrivati tutti. Ma proprio tutti tutti.
Scoperta di oggi: abbiamo anche i Papaboys 3.0. Giusto per non farci mancare niente. Argomento di oggi: "come rendersi ridicoli parlando di D&D e simili", un articolo pieno di denuncia contro gli incredibili danni che possono portare i giochi di ruolo nella società di oggi. Perché altro che il precariato, la crisi economica, l'ebola, il terrorismo internazionale o le mafie... il vero pericolo per i giovani sono i giochi di ruolo che ti fanno perdere il contatto con la realtà o, come dicono loro:
"l’adolescente respira una mentalità fatta di destini ineluttabili e di insormontabili maledizioni, si immedesima in una cornice piena di ultra-poteri e di mitologie che pongono ristretti limiti alla libertà della persona"
Scrissero quelli che credevano al chierico moltiplicatore di pesci, dotato di resurrect, che guidava il suo popolo verso il destino preparato dal Dio Padre all'inizio del mondo.

Volevo commentare prendendoli per i fondelli, poi ho notato che il popolo di facebook aveva già stravotato un post portandolo al vertice. Lo riscrivo qui affinché non vada perso. Signor Arnaud Le Fevre... grazie.

Un tale una volta disse: “Non è vero che si smette di giocare quando si diventa vecchi ma che si diventa vecchi quando si smette di giocare”.
Io sono un giocatore, di ruolo (nonchè Master), da tavolo, di sport e di lavoro. Ho 44 anni e non ho mai smesso un solo giorno di giocare ne mai smetterò di farlo; nemmeno dopo morto (se davvero dovesse esistere un vita oltre la morte) smetterò di farlo che sia all’inferno, in purgatorio o in paradiso.
Il gioco è vita, chi non gioca è un morto vivente.
E non parlo di gioco nel senso più ludico del termine ma di quello spirito di avventura e conoscenza che spinge l’uomo a migliorarsi ad andare sempre oltre i propri limiti.
Chi si ferma è perduto. Chi ferma ad interpretare solo quel ruolo che crede di avere nella vita diventa uno zombie, una mummia o uno scheletro.
Quando scrivete “Il bravo giocatore è quello che sa immedesimarsi meglio nel ruolo prescelto o assegnato” non è nulla di più sbagliato.
Il bravo giocatore di ruolo è colui che è in grado di immedesimarsi in qualsiasi ruolo assegnato.
Il miglior giocatore di ruolo è colui che cambia il proprio ruolo quando, da quello vecchio, non riceve più stimoli di creatività e comunicazione.
Cambia il proprio ruolo, cambia i giocatori e cambia il master perchè il giocatore di ruolo è sempre e costantemente alla ricerca di nuove fonti di ispirazione, di nuove sfide e di nuovi amici con cui condividere le proprie conoscenze.
Un giocatore di ruolo che arriva a fare uso di droghe (ndr: si scrive metanfetamine) o sostanze psicotrope non è più un giocatore di ruolo ma un soggetto che cerca onnipotenza e onniscenza in ciò che non è più nulla se non un fantasma, un ombra di ciò che era prima quando era vivo.
Ho un figlio di 4 anni e già da tempo lo sto avviando al gioco di ruolo come feci io alla sua età. Nulla di trash, horror o robe violente solo giochi di fantasia.
Il letto matrimoniale con la scopa infilata tra i materassi ed un asciugamano in cima, magicamente diventa un galeone ed io e mio figlio giochiamo di ruolo facendo i pirati.
Due sedie affiancate, un coperchio di una pentola e due vecchi telecomandi ci trasformano in avventurieri nello spazio armati di phaser a bordo di un piccolo caccia interstellare.
Una tana ricavata sotto al letto, un asciugamano arrotolato ed infilato nelle mutande e diventiamo due leoni nella savana.
E voi saccenti papaboys che inveite verso un istinto primordiale (il gioco) che permette a qualsiasi cucciolo di crescere ed imparare ad affrontare la vita, non avete mai giocato da piccoli a cowboys e indiani piuttosto che a guardie e ladri? Avete mai finto di essere un astronauta sulla luna o una spia?
Per quale motivo vi siete dimenticati delle vostre origini? Per quale motivo rinnegate ciò che eravate e che vi ha permesso di essere ciò che siete?
Chiudersi in una stanza a leggere testi sacri, sempre quelli e sempre tra le stesse persone e sempre con lo stesso narratore o master non aumenta le vostre conoscenze, non stimola la fantasia e la voglia di confrontarsi.
Una volta che non trarrete più stimoli in ciò che fate da anni sarete spinti a cercare fonti di ispirazione più invasive ed esterne come droghe e psicofarmaci per cercare di vedere vita in ciò che è già morto come alcune volte succedere per le fantomatiche sette religiose devote a quel dio che non vedono più più.
Sono un giocatore di ruolo, D&D in particolare e adoro il ruolo di chierico.
Mi fate pena perchè siete un branco di non-morti (zombie per la precisione) e come tutti i non-morti siete sempre alla ricerca di ciò che più non è ossia la vita.
Attaccate noi viventi, ci sbranate, ci mangiate le carni e bevete il nostro sangue credendo che ciò vi possa far tornare vivi ma è tutto invano finchè non riprenderete a giocare resterete zombie per tutta la vita.
Siete morti, senza più voglia di vivere, senza il desiderio di migliorarvi e di migliorare il vostro prossimo.
Da chierico posso fare solo una cosa: scacciarvi… ma non posso farlo tramite internet.