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mercoledì 29 luglio 2026

Nessuno torna a casa

 Titolo che mi permette di far notare che "Nessuno" in greco antico si dice Oudeis e quindi ha un'assonanza con Odisseo e quindi il fatto che la famosa scena in cui il Ciclope si lamenta di essere stato accecato non sia presente nell'Odissea di Nolan è un affronto al mondo classico e alla storia della letteratura mondiale.
Adesso che l'abbiamo detto, possiamo procedere con la recensione de

La storia di un uomo che dice "no raga, tranquilli, conosco una scorciatoia..." (ndr.)
che se lo fanno tutti, perché noi non dovremmo? Andiamo per punti.

La tematica: per farla molto breve, si tratta di Oppenheimer ma con Ulisse e il cavallo di Troia al posto della bomba nucleare. L'intero viaggio è una metafora del ritorno a casa dagli orrori della guerra e tutti i mostri e gli incontri fantastici sono i traumi psichici che ne conseguono. Gli Dèi stessi sono il modo in cui Odisseo fa i conti con il passato e con le devastazioni che ha arrecato e il cavallo di Troia diventa il simbolo di una società che tradisce se stessa e i suoi valori (in questo caso l'ospitalità di Zeus) avviandosi alla sua stessa rovina.
Cosa c'entra tutto questo con l'Odissea dei testi? Assolutamente un cazzo. Nolan prende una storia in cui l'apice dell'intelligenza umana sfida gli dei, viene punita per la sua hybrys e attraverso un percorso di espiazione e umiliazione riesce però a ottenere la catarsi e a restaurare l'ordine e la giustizia e, a forza di martellate e nastro adesivo, la costringe a parlare dei crimini e del declino del mondo occidentale contemporaneo. Gli riesce? Non benissimo. Aveva senso in primo luogo? Probabilmente no. Ma aveva i soldi e la fama per farlo, l'ha fatto e ha incassato 260 milioni di dollari nei primi tre giorni di proiezioni, quindi direi che dal punto di vista puramente commerciale c'aveva ragione lui.
Personalmente credo che l'intento dell'opera e il materiale di partenza stridano fortissimo l'uno con l'altro e che per farli andare in qualche modo d'accordo sia stato costretto a rendere l'intera narrazione un polpettone poco brillante e a tratti pure molto noioso. Il punto è molto semplice: Odisseo viene presentato come un criminale di guerra, causa del crollo della civiltà. In quanto tale non può essere figo. E quindi prendi il protagonista cool per antonomasia, il genio, il trickster, l'archetipo del ladro di D&D e lo fai diventare un guerriero stanco, saggio, in preda di una crisi di identità. Uno spreco che grida vendetta e soprattutto fa chiedere: ma dovevi proprio usare l'Odissea per questa roba?
Vedete il punto non è reinterpretare il mito. Il punto è prendere una storia e volutamente privarla di tutti gli elementi che l'hanno resa interessante per millenni per raccontare altro. Stai usando il brand per il brand e non per quello che il brand offrirebbe.
Quindi boh. Il tutto è anche a tratti emotivamente coinvolgente ma era una tematica che già Oppenheimer trattava benissimo e anche in modo più coerente. L'Odissea di Nolan è un film per nove decimi assolutamente ingiustificato.

Gli attori: Matt Damon non terribile nel ruolo che gli fanno fare. Nel senso, non sta interpretando Odisseo perché quello non è Odisseo. È un tizio che tutti dicono sia molto intelligente ma che non fa niente di intelligente per l'intero film. Nel personaggio che gli fanno interpretare è però molto credibile. Stessa cosa vale per Tom Holland che personalmente vorrei facesse qualsiasi cosa non fosse Spiderman. Non parliamo invece di Zendaya per carità di patria, dico solo che in questo film non ha sfoderato neanche la sua classica espressione facciale e mezza, si è fermata a una sola.
Per quanto riguarda i problemi di cast, internet si è lamentato perché razzista. E purtroppo i razzisti avevano ampiamente ragione. Lupita Nyong'o è cromaticamente un cazzotto in un occhio nel contesto del film. Esattamente come il soldato asiatico nella ciurma di Ulisse che ha l'evidente merito di essere il vero protagonista del film, perché se farsi Turchia - Itaca nel mediterraneo è un'Odissea provate a fare Corea - Itaca per andare a combattere a Troia. Bravissimo invece Elliot Page. Nel senso: il suo personaggio non aveva un senso narrativo ed era stato scritto con una motosega particolarmente arrugginita, però riesce quasi a fartici credere e a farti scattare l'empatia. Anne Hathaway ci sta. Fa il compito e sclera quando deve.

La messa in scena: la fotografia è generalmente stupenda. Dal punto di vista visivo il film è bellissimo, nonostante alcune scelte un po' dubbie (i Lestrigoni con l'armatura di Rhino prima di tutto). Per la regia invece dipende. Ci sono scene veramente bellissime come quella di Circe che trasforma gli uomini in maiali. Si vedono le facce rimodellate come se fossero cera con un gusto dell'orrido che a momenti poteva sembrare un film di Eggers. Poi c'è il duello finale che credo sia la peggiore scena di azione degli ultimi trent'anni. Fra l'altro spezzata in due parti con un duello parallelo di Telemaco con il pretendente #4467364 che è di una bruttura più unica che rara.

La colonna sonora: noiosissima. Non ci sono altre parole per definirla.

Giudizio finale: 7-
Il fatto che sia veramente bello da vedere contribuisce al 70% del voto. Resta però un film dalle motivazioni confuse e dalle soluzioni sceniche spesso dubbie. Tutti questi attori, questi soldi e questo impegno potevano essere messi al servizio di uno scopo più nobile. Detto questo, sono contento per i cinema che almeno hanno fatto un bell'incasso in questo periodo di crisi.

sabato 4 luglio 2026

Una cosa che sembra una storia, ma solo di lontano

 Che è un titolo che spiegheremo presto parlando di:

dire che poteva essere fatto con l'AI è un'insulto... per l'AI (ndr.)
Siamo andati a vederlo questo mercoledì. Persone in sala esattamente 4: noi due e un padre con una figlia che non si capiva benissimo chi stesse accompagnando chi. Iniziamo col parlare degli aspetti positivi che ai negativi arriveremo a brevissimo.

1) Milly Alcock - per quanto mi riguarda la parte migliore del film nonché la migliore interprete del personaggio, a mani basse, nella storia della DC. Dal punto di vista meramente estetico, si può ben dire che è di una bellezza spaventosa ma anche particolarissima, che reinventa l'aspetto classico in passato un po' troppo (diciamocelo) "ariano". Allo stesso tempo hanno usato i capelli dorati per creare 128 giochi con la luce solare, facendola brillare da dietro. Fotograficamente perfetta. Allo stesso tempo trasmette bene la caratterizzazione di "giovane ragazza con traumi alle spalle e indecisa sul proprio futuro". Tutte le parti in cui è sbronza durissima sono recitate da Dio. In definitiva confermo il giudizio che avevo dato dopo averla vista nella prima stagione di House of Dragon: ottima, ottima interprete. Il problema è quando il personaggio che porti in scena è scritto da cani. In quel caso non ti salvi manco se sei Al Pacino.

2) Alcuni elementi di worldbuilding - qui occorre essere estremamente selettivi e specificare di cosa si sta parlando. In altre parole di tutto quello che fa parte del quadro generale del personaggio. La maggiore età rispetto a Superman in questa versione viene spiegata abbastanza bene e apprezzo gli elementi di "regolarizzazione" dei poteri kryptioniani, con la questione dell'influsso dei diversi tipi di luce solare. Precisiamo: non che la questione venga spiegata benissimo anzi, viene proprio buttata lì e basta. Però apprezzo come limitino il potere di Superman (e della cugina) a un ambito molto ristretto, ovvero ai pianeti col soli gialli. Cosa che li rende quasi delle divinità sulla Terra ma creature più vulnerabili in altri luoghi dell'universo. Non mi dispiace.

Cosa è meh:

1) Lobo - buttato lì in questo modo è abbastanza sprecato e introdotto malissimo per chiunque non si sia già letto i fumetti. Momoa è apprezzabile per l'estetica ma personalmente mi faceva cacare pure quando interpretava Khal Drogo.

2) La regia - specie nelle scene di azione, è estremamente altalenante. Alcune soluzioni che scimmiottano un po' Gunn sono anche apprezzabili ma per il resto si galleggia su una confortante mediocrità. I pugni non sembrano mai veri, i personaggi si muovono fra muri di cartonati, non si vede una goccia di sangue manco per sbaglio. Una messa in scena impeccabile, per la Disney degli anni '30.

Cosa fa cacare:

LA SCENEGGIATURA

Prima di Supergirl mi sono visto The Backrooms. In mezzo a un sacco di cose tutto sommato dimenticabili, c'è una linea di dialogo in cui il protagonista cerca di spiegare un ambiente inquietantissimo che ha scoperto nella cantina del suo negozio. A grandi linee dice: "è come se descrivessi un cane a qualcuno e poi gli chiedessi di disegnarlo. Uscirebbe fuori qualcosa che da lontano potrebbe anche sembrare un cane, ma mano a mano che ti avvicini capisci che c'è qualcosa di sbagliato".
Ecco, questo è all'incirca la trama di Supergirl. È come se a qualcuno che non ama i supereroi, non ha mai letto un fumetto e abbia solo una vaga idea di cosa sia la letteratura di genere venisse vagamente descritta una storia e poi gli si chiedesse di crearne una simile. A leggerne il riassunto potrebbe quasi sembrare una storia vera perché gli elementi sono tutti lì, ma più ti avvicini e li osservi con attenzione e più che capisci che c'è qualcosa che non funziona.

Il film si apre con un gruppo di banditi (chiamati sempre "i banditi" per l'intero film, ma spero sia un problema dell'adattamento italiano) che entra nella residenza di un abile fabbricante di armi. Il loro intento sembra quello di impadronirsi di queste armi preziosissime e iperpotenti, forgiate in modo sopraffino. Succedono cose e l'artigiano, la moglie e il figlio maggiore muoiono. Rimane in vita solo la figlia che si avvia sulla strada della vendetta. Sembrerebbe l'inizio di una normale storia fantasy no? Qui però iniziano i problemi:
a) le spade che i banditi volevano così tanto rubare non rivelano alcun aspetto particolare PER TUTTO IL FILM. I banditi non le portano via o se lo fanno non le usano. La figlia che ne recupera in qualche modo una la usa come un normalissimo pezzo di acciaio tagliente. Non sembrano avere niente di particolare. NON. FANNO. NIENTE. Quindi perché le volevano così tanto? Boh.
b) ma se le volevano così tanto perché non rapire rapire i figli o la moglie e non costringere l'artigiano a lavorare per loro? Boh.
c) ma la figlia come si salva dall'incendio di casa e astronave dei banditi, dove prende gli abiti con cui gira in seguito per il mondo, dove trova la spada che si porta in giro, come evita i banditi in una spianata aperta per chilometri in ogni direzione? Boh.
Seriamente, ho chiesto a Gemini di creare un incipit di questa stessa storia con elementi simili e in quattro secondi mi ha fornito una soluzione migliore.

La ragazzina gira per le taverne cercando gente che la aiuti a fare la sua vendetta. Sventola l'ultima preziosissima spada del padre offrendola in pagamento per chi si unisca a lei. Ovviamente un tizio la spinge a terra, le prende l'arma e se ne va cercando di derubarla e Kara interviene per aiutarla. Sembra sensato a prima vista ma poi arriva la scena in cui viene rinchiusa in una cella e mentre è incatenata affronta un gigante di due metri come solo i migliori ninja potrebbero. Ed è l'unica dimostrazione di abilità nell'intero film, immediatamente dopo torna a far cacare. Boh.

I cattivi sono lo stereotipo del cattivo. Non hanno la cresta e non leccano i pugnali - oddio, forse in realtà lo fanno pure - ma hanno la profondità di predoni generici di Ken Shiro. A un certo punto veniamo anche a sapere che rapiscono le donne per venderle in un mondo vicino come schiave per la riproduzione. Donne provenienti ovviamente da chissà dove, prese a non si sa chi nell'anno del mai e con caratterizzazioni mai mostrate. Avrebbero potuto scrivere anche "pretesto narrativo perché cane avvelenato e genitori uccisi sembravano non bastare" su un cartello già che c'erano.
L'antagonista poi è un caotico malvagio a cui non hanno scritto neanche un monologo randomico che ci spieghi chi cazzo sia e cosa voglia. È cattivo perché è cattivo e in quanto tale fa cose cattive e ha un sacco di piercing e ruba le scodelle di cereali mezze mangiate dai cani, oltre ad avvelenarli. È talmente insignificante che potrebbe essere l'orco #343584985 che il DM di una campagna fa ammazzare dai suoi giocatori EPPURE Kara ci ammorba per l'intero film con dichiarazioni vaghissime su come la vendetta non sia una bella cosa, ci faccia vivere peggio, non ci restituisca i cari perduti e quindi non vale la pena macchiarsi le mani con lui. Per poi ammazzarlo personalmente nel momento in cui la ragazzina rinuncia a ucciderlo lei. Boh. Seriamente, boh.

Le botte - e questo è particolarmente impressionante - sono scritte peggio ancora di quanto siano portate in scena. Non si capisce mai perché la gente si stia menando, come si stia menando, quanto sia forte Kara o il cattivo o gli altri banditi. A volte Kara sfonda una parete volandoci attraverso a volte tira pugni che non scalfiscono manco la pelle. Non si capiscono i livelli di potere, non si capiscono le azioni e le motivazioni dei personaggi, non si capisce un cazzo.

Seriamente, è la storia peggio scritta che io abbia mai visto in vita mia. Non perché ci sono cose che non funzionano, non è quello il punto. Ma perché sembra che qualcuno abbia deciso di scrivere qualcosa di vagamente simile a una vera trama a tavolino, senza capire neanche i principi base della narrazione e qualche volta neanche il concetto di causa e effetto. È talmente disturbante che vi invito a vederlo (piratandolo). Se fossi Stephen King ci scriverei un libro in cui un'entità aliena cerca di diventare sceneggiatore di Hollywood imitando gli esseri umani.

Voto: non classificato. Supergirl non è un film, fa solo finta di esserlo.

giovedì 17 luglio 2025

C'ho i mutandoni rossi e allora? Superman 2025

 In realtà non ho molto da dire ma siccome sono stato al cinema e ne parlo da ieri sera, tanto vale scrivere my2% anche qua.
Guarda Crypto: un film della DC decente (ndr.)
A dirla tutta preferirei andare dritto al punto ma facciamo una carrellata veloce di tutte le altre questioni che stanno facendo parlare di sta roba l'internet italiano:

La parte politica - c'è un sacco di gente che esulta perché la trama ruota intorno a un dittatore con l'accento russo e i tratti vagamente est europei, alleato con gli Stati Uniti, che vuole invadere uno stato confinante abitato da gente para-islamica vestita di stracci in combutta con un miliardario ipertecnologico (Lex Luthor) con forti entrature nel governo. E Superman li ferma. Quindi se li guardate da ultrasinistra si tratta di una evidente metafora di Israele che massacra i palestinesi. Se invece li guardate da leggermente più a destra (tipo dalle parti del PD e di Calenda), l'accento russo è un chiaro riferimento a come Putin stia invadendo l'Ucraina in combutta con Trump, che è di fatto un suo alleato. Se vi spostate ancora potreste addirittura sostenere che Lex è Musk e che Superman sia Trump che vuole mettersi in mezzo ai litiganti e fermare le guerre e via dicendo. Quindi beh, se chiedete a me, al 95% sono effettivamente convinto che Gunn volesse parlare di Israele e criticasse il fatto che gli USA alimentassero le guerre invece di fermarle. Però sono anche abbastanza sicuro che il film sia confezionato in modo abbastanza indiretto da poter essere letto bene da praticamente ogni lato dell'arco costituzionale italiano & americano, cosa che lo rende, spiace dirlo, un tantino paraculo. Amen.

La messa in scena - anche qui c'è molto dibattito perché il film è stato descritto da quasi chiunque come "molto fumettoso". Cosa che è stata accolta in modi diametralmente opposti. C'è chi ha apprezzato, c'è chi no. Io mi schiero col sì e spero che la nuova gestione DC metta al bando le tutine nere, i filtri blu-grigi e la desaturazione delle immagini PER SEMPRE. Non abbiamo bisogno di altre Snyder cut da queste parti, grazie.
Il film è ipercolorato. Non chiassoso e non volgare, ma certamente è dall'altra parte dello spettro rispetto ai cinecomics "realistici" derivativi dal filone di Nolan. E grazie a Dio.

Tutta la roba social - Metropolis è ambientata in un mondo molto contemporaneo in cui i giornali sono ormai solo sul web, la gente si fa selfie ovunque, la popolarità è tutto, la voce sbagliata rischia di comprometterti la carriera per sempre e Lex Luthor addestra scimmie a scrivere post di insulti su twitter. Tutto molto metaforico e non c'è dubbio che Gunn ci abbia messo del suo (visto che di tweet che ti compromettono la carriera ne sa qualcosa). Rischia di essere a volte un tantino eccessivo? Sì. Ma è proprio il film che è eccessivo di suo, quindi ci sta.

Minchia ma è pieno di roba - decisamente sì. Dagli universi tasca alla clonazione di metaumani, dai biochip per il tracciamento ai cattivi fatti di minirobot che assumono forme diverse, dai kaiju presi a pugni ai cani volanti che fanno i sidekick, il film è pieno di supercazzole incredibili che se fossero in mano a chiunque non fosse Gunn manderebbero la sceneggiatura in vacca in tempo 0. Però Gunn riesce a tenere insieme tutto con una discreta scioltezza. Discreta, non assoluta. Perché in un paio di punti le minchiate stridono tantissimo e ci ritroviamo proprio sull'orlo del rifiuto ma poi no, ci fermiamo giusto un paio di centimentri prima dell'abisso.

I combattimenti - che sono belli. Il cinema di Gunn ha sempre scene di azione molto pulite, molto leggibili, con un sapiente uso delle inquadrature. Non parliamo del piano sequenza di Guardiani della Galassia 3, probabilmente miglior scena di combattimento di sempre, ma ci sono momenti molto carini anche in questo film. Mr. Terrific vs soldati con pov su Lois inscatolata se la gioca con tanta roba. Quindi bello. Se vi piacciono i film in cui i cazzotti sembrano dati sul serio, questo è il film che fa per voi.

Lex Luthor - Nicholas Hoult nella parte a me è piaciuto un casino. C'è chi dice che è troppo giovane ma c'è anche chi dice che la Pepsi sia migliore della Coca Cola, quindi beh. È un cattivo estremamente intelligente, uno di quei cattivi che in genere non puoi permetterti di scrivere perché c'è il rischio che vincano. E qui infatti non riesce a vincere solo per colpa di un cane e i cani piacciono a tutti quindi ci sta. Ben scritto, ben caratterizzato, con motivazioni semplici ma che funzionano e che in linea di massima non si preoccupa di dipingersi meglio di quello che è. In un mondo in cui tutti i cattivi hanno diciotto infanzie tragiche alle spalle che li hanno resi quello che sono e ci tengono veramente tantissimo a raccontartele, Lex è un bastardo consapevole di esserlo e che se ne vanta 24/7. Ne facessero altri così.

Detto tutto questo, arriviamo al punto del discorso di cui parlavo all'inizio che rende questo film, a occhio, la cosa migliore su Superman mai uscita da quando non siamo più bambini e da quando l'avanzamento tecnologico ha reso i film di Christopher Reeve purtroppo estremamente datati. Metto subito le mani avanti: io adoro Cavill. Mi piace come attore, adoro il fatto che sia un nerd e ha tutta la mia solidarietà per come debba sicuramente tenere ogni giorno lontane le donne con un bastone. Però il suo non era Superman. O almeno non era il mio Superman. Ci sono due scene che per me valgono il film e sono:
- Il Kaiju. C'è questo mostro enorme sguinzagliato per Metropolis che sputa fuoco e distrugge edifici che Superman affronta a pugni. Poi arriva la justice league (o gang o come la vuole chiamare Gunn) che interviene cercando il modo più diretto di ammazzarlo e risolvere la situazione. E per tutto il tempo Superman continua a salvare TUTTI. Porta via i bambini dal parco giochi, scherma le persone dentro i palazzi, evita che il Kaiju cada sugli edifici e contemporamente continua a insistere che sarebbe veramente una bella cosa se riuscissero a capire come portare via il mostro vivo per metterlo in una specie di zoo spaziale o qualcosa del genere. E a un certo punto salva uno scoiattolo, a caso.
- Il palazzo che cade. A un certo punto una spaccatura dimensionale (sì, c'è anche questo), crea un'enorme crepa nella realtà che fa cadere i palazzi di Metropolis uno sull'altro tipo domino. Un palazzo enorme sta cadendo su una signora che cerca di fuggire in macchina. Superman arriva e blocca la caduta il tempo necessario a farla andare via.

Ecco, se questo pezzo deve servire a qualcosa vorrei che servisse a farvi capire come queste due scene rappresentino una negazione del modo di fare cinecomics degli ultimi vent'anni e in parte un ritorno alle origini. Il punto è che niente di tutto quello che si vede sullo schermo è realistico. Prendiamo Invicible che è un ottimo ribaltamento di tutte le scene supereroistiche classiche. Robert Kirkman presenta la stessa identica situazione con Mark che tenta di tenere in piedi un edificio che cade. E siccome è un fumetto che punta al realismo, a dirti "guarda cosa succederebbe davvero se un tizio come Superman facesse questo tipo di cose", il palazzo ovviamente si sgretola. Cade a pezzi attorno a Mark e tutte le persone all'interno muoiono e lui non riesce a salvare nessuno. Tutti i film di supereroi negli ultimi vent'anni sono abbastanza in questa prospettiva. I civili muoiono, non c'è modo di proteggerli tutti e alla fine, per quanto l'eroe si sforzi, comunque alla fine qualche innocente ci rimette la pelle. Il pubblico è talmente abituato a questa cosa che ormai i registi non presentano neanche più il tema. Negli ultimi film DC in cui compariva Superman gli eroi facevano a botte fra i palazzi e non che in astratto non gli importasse della gente che ci capitava in mezzo o che non tentassero di dare una mano. Però dura lex sed lex.

Il Superman di Gunn è invece il Superman della mia infanzia. Quello che davvero, davvero, davvero tenta di salvare TUTTI. Anche i cattivi, anche gli scoiattoli, anche gente che porca puttana c'è un cazzo di mostro gigante sputafuoco ma mica andiamo via dal parco giochi a dieci metri distanza. E che generalmente ci riesce pure perché ehi: è Superman. E quindi se un palazzo sta cadendo e una signora rischia di essere schiacciata e Superman afferra il palazzo, il palazzo ci fa il santissimo piacere di RESTARE CAZZO INTERO CAZZO finché la signora non si è messa in salvo. Perché l'ha afferrato Superman e per lui le leggi della fisica si spostano un attimo e lasciano che la gente ne esca viva, grazie.
Questa è la cosa che ho apprezzato di più del film e che sinceramente me lo avrebbe fatto piacere anche se non fosse stato diretto così bene e nonostante un paio di momenti veramente cringissimi che comunque sono presenti. Il fatto che Superman non sia più un personaggio grigio, pieno di lati oscuri, buono ma comunque con un passato tragico che vena di malinconia ogni momento della sua vita. Superman è tornato un ragazzone cresciuto nell'Illinois (o di un qualunque altro posto di campagna USA) da una brava famiglia che gli ha insegnato a fare la cosa giusta. Che si è ritrovato con poteri incredibili e che li usa per fare del bene senza preoccuparsi troppo. Non il più sveglio della cucciolata ma innocente, ottimista, coraggioso, pieno di speranza. Porca puttana Snyder, come sei riuscito a prendere un personaggio che era letteralmente la manifestazione del FOTTUTO SOLE e renderlo un'emo sull'orlo della crisi di nervi? Come?

Superman è tornato. Ed è quello vero. Grazie.

martedì 6 maggio 2025

Thunderbolts: la squadra di calcio

Credo che a un certo punto la domanda sia inevitabile: quando prendi l'iniziativa e, una domenica sera, organizzi con i tuoi amici per andare a vedere Thunderbolts al cinema, ti può essere diagnosticata la sindrome di Stoccolma? Non lo so, forse sì, ma quello che è indubbio è che la Disney/Marvel se ne stia ampiamente approfittando. Eccovi comunque il mio commento, estremamente stringato e ridotto all'osso su:

senza asterisco che tanto non vuol dire un cazzo (ndr.)
Solitamente, nell'impostare un pezzo critico lo divido in "cosa mi è piaciuto", "cosa no" e "cosa meh". Il problema di Thunderbolts è che la prima sezione e l'ultima sarebbero praticamente vuote mentre la seconda riempirebbe l'intera pagina. Quindi facciamo che passo direttamente al cosa non mi è piaciuto diviso in sezioni:

Il team - io capisco che nell'MCU ultimamente scarseggino i supereroi interessanti e che tocca arrangiarsi con quello che capita. Il problema però è che per l'intero film i Thuderbolts risultano formati da: Bucky aka Winter Soldier, Red Guardian, US Agent, Yelena (che ancora non si è capito se possiamo chiamare Vedova Nera oppure no) e Ghost (Ava Star). Stiamo cioè parlando di tre brutte copie di Capitan America e di due esseri umani senza poteri ma addestrati al combattimento di cui uno ha una tuta che lo rende invisibile e intangibile. L'effetto è lo stesso di chi si trovi a dover impostare una campagna di D&D con quegli stronzi dei giocatori che hanno scelto di formare un party con tre guerrieri e due ladri. Una noia assoluta in cui tutti fanno esattamente le stesse cose e nessuno può brillare mai per conto suo. Infatti ogni scena di combattimento si limita a "tizi che menano altri tizi a mani nude". E non può essere altrimenti visto che nessuno fa altro nella vita se non "menare a mani nude".
A questo si aggiunge l'altro problema del tipico party di D&D, ovvero: sì ma perché sta gente dovrebbe frequentarsi? La risposta dovrebbe essere "perché tutti in cuor loro vorrebbero essere eroi ma per corsi di vita sfortunati non hanno potuto esserlo e quindi questa è la loro occasione di riscatto". Il problema è che, quando si ha a che fare con un gruppo di antieroi, a questo twist psicologico il film dovrebbe portarti per gradi andando a farli prendere consapevolezza nel finale. Cosa che in realtà non avviene. Sta gente viene trasformata nei nuovi Avengers wannabe per motivi puramente di marketing, dalla tizia che li voleva uccidere fino all'istante prima, senza che nessuno dica una parola contro il supervillain redento che stava per sprofondare New York nelle tenebre dell'anima. Loro non sono cambiati. Non sono neanche i Guardiani della Galassia, che si sono affezionati l'uno all'altro nel corso del film. Di fatto non si capisce come, perché o quando dovrebbero aver sviluppato un legame fra di loro, avendo passato l'intero film a starsi sul culo a vicenda. Boh.

Lei non sa chi sono io: "infatti no" -  è un dato di fatto che per capirci qualcosa in sto film devi aver seguito (e possibilmente apprezzato), in ordine Black Widow, Falcon and the Winter Soldier (serie), Captain America: Brave new World. Nel senso che altrimenti non hai la più pallida idea di chi cazzo sia il cast sullo schermo. Ci sta, dopotutto l'MCU ha elementi di serialità che o ci sei dentro o non ci sei. Però porca puttana sfido chiunque a ricordarsi chi cazzo fosse Ghost e dove fosse comparsa. Perfino quel mio amico (tutti ne abbiamo uno) con la memoria enciclopedica del nerdismo ha dovuto azzardare un ah ma forse era in un Ant-Man.
Un appello alla Marvel: raga, smettetela di dare per scontato che la gente abbia visto i film di Ant-Man. Sono BRUTTI, a nessuno frega un cazzo di Ant-Man ed è letteralmente il personaggio più NOIOSO E INUTILE della vostra saga. E il fatto che lo abbiate reso un meme mettendolo sempre al centro di ogni svolta di trama non rende lui e i suoi comprimari più interessanti da seguire.
In definitiva: dell'intero cast l'unico tizio vagamente interessante è US Agent e solo perché in un team che dovrebbe essere composto da cattivi antieroi è l'unico che sembra sempre sul punto di sbroccare e piantare una pallottola in testa a qualcuno a caso. Tutti gli altri sono la noia, con storie noiose e che, peggio ancora, ci vengono ricordate in modo incessante e costantemente lamentoso. C'è stato un momento in cui se mi avessero chiesto se preferivo una martellata sullo stinco o sentire di nuovo Yelena whinare sulla sua infanzia rovinata avrei chiesto dov'era il ferramenta più vicino.

Il nemico - nell'istante in cui ho letto "progetto Sentry", in sala si è udito chiaramente il suono di qualcosa che cadeva e rotolava lontano. Erano i miei coglioni. Perché io non sono esperto di fumetti ma avevo vaghi ricordi del fatto che Sentry fosse tipo Superman ma sotto steroidi. E quando da una parte hai Superman e dall'altra hai 5 tizi che menano la gente a mani nude, è evidente che per risolvere la situazione dovranno appellarsi al potere dell'amicizia. In altre parole: vincere grazie ai buoni sentimenti.
Cosa che ovviamente accade. Cosa che accade in un modo talmente pretestuoso che non mi sarei stupito se fosse stata la morale per bambini di un film del pomeriggio di Italia 1. E sinceramente non capisco come la gente faccia a dire che sto film tratti in modo serio e maturo le tematiche della depressione e della solitudine, perché porca puttana se siete convinti che basti un abbraccione da gente conosciuta 5 minuti fa a risolvervi la vita cosa cazzo spendiamo tutti sti soldi per i corsi di studio in psicologia e psichiatria? Assumiamo qualche centinaio di persone che giri l'Italia con scritto "free hugs" sulla maglietta e risolviamo la questione no?
Detto questo, adesso abbiamo Sentry. L'ennesimo supereroe iperpotente che, eh mannaggia, sfiga, non potrà mai intervenire in nessun contesto togliendo la scena a gente più debole perché lo abbiamo disinnescato in automatico col problema del Void interiore. Almeno però ci evitiamo le minchiate tipo Captain Marvel che eh ma sapete, mica posso essere sempre lì a evitare che la gente stermini metà della popolazione dell'universo! Ho cose più importanti da fare! 

L'umorismo - c'è una linea sottile che separa il concetto di "umorismo elementare, adatto a un film per ragazzi" da "umorismo per gente che riteniamo completamente cretina". Ognuno pone quella linea un po' dove vuole ma sinceramente se vi siete visti cinque tizi che salgono un silos tenendosi schiena contro schiena e camminando sulle pareti e poi cadono perché uno deve starnutire o vi siete scompisciati sulle gag Red Guardian io due domande me le farei.

Questi sono i punti principali. La sceneggiatura fa acqua in almeno una decina di punti diversi ma la scrittura è talmente abborracciata che non ha nemmeno molto senso mettersi a fare le pulci. Come sto film abbia ricevuto votazioni così alte su RT e stia così in alto su Imdb per me è un mistero ma se alla gente è piaciuto avrà degli aspetti positivi. Mi spiace solo non averli visti.
Voto: 5-  che sta per: "se avessi dodici anni e lo avessi visto sul divano di casa mia senza spendere 8 euro per andare al cinema, forse avrei apprezzato. Forse".

martedì 12 novembre 2024

Final Destination - La Saga

Due settimane fa ero malato. Quando sono malato mi deprimo, vorrei che tutti nel mondo soffrissero quanto me e soprattutto mi consolo soltanto pensando che magari qualcuno sta peggio. Ottimo momento quindi per riprendere una saga in cui la gente muore malissimo e nei modi più assurdi.

Oggi parliamo di Final Destination, un B movie che per un paio di buone intuizioni ha segnato una generazione, diventando poi una serie di film abbastanza ridicoli e inutili. E lo facciamo andando in ordine.

Quello senza numero perché è il primo

Era l'inizio del nuovo millennio. X-files si stava avvicinando alla conclusione dopo aver dato tutto quello che poteva dare già da un paio d'anni e James Wong cercava un modo di riciclare una trama che Jeffrey Reddick gli aveva proposto. Mette quindi insieme un gruppo di giovani attori promettenti, fra cui ricordiamo Kerr Smith (preso direttamente dai set di Dawnson's Creek), Sean William Scott (reduce dal primo American Pie) e un Devon Sawa ventiduenne che si finge adolescente, e con un budget contenutissimo si porta a casa il film.
Che è sicuramente un trionfo al botteghino (110 mln di guadagno per 23 mln di spesa) e generalmente un discreto successo a livello di pubblico.
Per tutti i genZ capitati qui per caso: cos'era e cosa funzionava in questo film?
Sul cosa è abbastanza semplice: si trattava di un horror molto basic con la classica meccanica del gruppo selezionato di persone predestinate a morire. Alex Browning è un liceale in partenza per la gita scolastica in Francia, quando in un sogno premonitore vede l'aereo esplodere. Preso dal panico si fa buttare fuori dall'aereo insieme ad alcuni compagni di classe. Il volo 180 esplode davvero ma dopo alcuni mesi i superstiti del volo iniziano a morire in base a quello che sarebbe stato il loro posto a sedere. 
Il cosa funzionava può invece essere riassunto in 3 punti:
  • la scelta del villain che, a differenza del classico serial killer o del mostro variamente fantasy, si identificava come la morte stessa. Un cattivo che quindi non appariva mai in scena ma si andava a identificare con l'intero mondo intorno ai protagonisti. Il primo film era oggettivamente inquietante, proprio per il senso di pervasività del pericolo. Ogni più piccolo elemento poteva essere quello determinante nel causare la morte dei personaggi, cosa su cui regia e sceneggiatura giocavano spargendo indizi veri e falsi.
  • un set di regole ben identificabili all'interno delle quali i personaggi potevano giocare. Cose come: (a) la morte da sempre segnali che permettono di capire come tenterà di ucciderti; (b) la morte tenta di ucciderti fin quando un'altra persona non interviene per salvarti; (c) la morte segue una lista temporale di persone da uccidere e si è al sicuro finché non muoiono quelli prima di te; (d) se qualcuno ti salva, "salti" il turno. Tutto questo dava una notevole "leggibilità" alla trama permettendoti di essere sempre partecipe della narrazione.
  • la costruzione del gruppo di personaggi accomunati dal destino intorno a cui far ruotare le diverse relazioni umane. 

Il film funzionava perché andava ad agitare i grandi archetipi dell'umano: la consapevolezza della morte in agguato in ogni angolo, l'incertezza del mondo che ci circonda, la fragilità dell'umano. Il tutto in un contesto in cui l'orribile confinava spesso nel ridicolo di morti sempre più bizzarre. Da questo punto di vista il primo Final Destination si avvicinava a quel confine rimanendo però sempre decisamente sul lato della paura. Anche la morte più bizzarra era vista nella sua luce più sinistra come indizio della malvagità del mondo circostante e dell'inevitabile fine del protagonista.

Visto il successo al botteghino, sono arrivati inevitabilmente i sequel.

Quello decente
Diciamo che allo schema "la morte ha un piano per ucciderci tutti e al massimo potete rimandare la cosa ma non evitarla" non c'era molto da aggiungere fin dall'inizio. Però un franchise che per ogni milione speso te ne produce cinque mica puoi buttarlo via. Jeffrey Reddick torna come co-sceneggiatore supervisionando il lavoro di Glen Morgan, con il preciso incarico di fai esattamente come l'altra volta che è andata benissimo, affiancato a D. R. Ellis alla regia di cui come nota biografica possiamo dire che ha fatto anche Final Destination 4 ed è morto in un albergo mentre stava adattando un hentai giapponese. C'entra qualcosa? No. Ma era per fare del pettegolezzo gratuito.
Dal film precedente si è tecnicamente salvato il protagonista ma Devon Sowa augura tante buone cose a tutti e si chiama fuori. Si riparte quindi con un nuovo gruppo. Kimberly Corman (A. J. Cook che internet mi descrive come impegnata, dal 2005 al 2020, in Criminal Minds... più un sequestro di persona che una serie) sta partendo per le vacanze di primavera con tre amici quando ha la visione di un terribile incidente autostradale. Terrorizzata scende dalla macchina bloccando anche parte della strada e assiste impotente alla morte dei ragazzi partiti con lei quando l'incidente accade davvero. I superstiti iniziano a morire ecc. ecc. A un certo punto compare anche Clear Rivers (Ali Larter di Heroes) che era l'altra protagonista sopravvissuta al film precedente, per spiegare due cose alla nuova generazione e poi morire malissimo. Altro tratto ricorrente è la presenza di un becchino (di cui nessuno sa il nome ma che è interpretato da Tony Todd) che torna nel ruolo di fai quello che forse sa le cose ma non le dice in modo molto inquietante.
Tutto va all'incirca come nel film precedente solo che il tutto inizia a scricchiolare un po', anche se in modo impercettibile. Intanto quel confine fra horror e ridicolo inizia a tendere un bel po' verso il ridicolo. Che nel senso, era parte dello spirito del film prendere in giro le morti assurde del genere, però il primo rimaneva un horror. Questo molto meno e in parte è anche dovuto al fatto che il lavoro sulla caratterizzazione dei singoli personaggi praticamente scompare. Al di là del fatto che sono dei perfetti sconosciuti che non si conoscono perché è gente che si è salvata a caso in autostrada, il film non da mai il tempo né lo spazio necessario a sviluppare dei legami. Cosa che rende il pubblico meno predisposto a empatizzare e quindi meno interessato al loro destino.
La cosa che poteva essere buona del film era lo sviluppo del worldbuilding. In questo film infatti la morte uccide le persone in ordine inverso a quello rispetto a cui dovevano morire nell'incidente. Il tutto viene spiegato facendo scoprire che ognuno dei personaggi del film si è già salvato da morte certa in passato grazie all'intervento di uno dei personaggi del primo Final Destination. Questo aprirebbe in teoria notevoli prospettive, nel senso che permette di legare tutti i sequel in un complicato domino in cui ogni pezzo determina la caduta di altri e così via. Ovviamente era una prospettiva troppo interessante e non verrà MAI più ripresa. Altra cosa interessante era l'accenno del becchino al fatto che "una nuova vita" interromperebbe il piano della morte e la costringerebbe a ripartire da capo. Cosa che viene interpretata in modo estremamente stupido dai personaggi e, come sopra, MAI più ripresa.

Quello in cui si vedono le tette
James Wong torna alla regia per il terzo film in cui alla sceneggiatura è rimasto solo Glen Morgan che qui ha chiaramente preso la tangente e se ne sbatte allegramente dell'intera questione. Mary Elizabeth Winstead, che di lì a pochi anni ritroveremo come Ramona in quel piccolo capolavoro di Scott Pilgrim vs the World, interpreta Wendy Christensen che essendo andata con degli amici a un Luna Park ha questa visione delle montagne russe che implodono ammazzando un sacco di gente. Scappa seguita da alcune persone ecc. ecc. Si torna nell'ambiente liceale in cui i personaggi non hanno però neanche lontanamente la caratterizzazione del primo film. Sono, protagonisti compresi, dei cartonati il cui unico scopo è farsi uccidere nel mondo più assurdo possibile nel corso del film. E il problema è che i modi sono talmente assurdi che perfino i personaggi del film sono costretti a farsi due domande in merito.
Uno dei tratti inquietanti del primo film era che le morti, per quanto strane, erano comunque "spiegabili". Nel senso che i protagonisti si muovevano sempre in questo ambiente ostile in cui solo loro capivano che qualcosa di sovrannaturale stava avvenendo mentre il mondo esterno continuava a procedere come se niente fosse. Il terzo film ha come problema ulteriore il fatto che perfino il mondo esterno inizia a reagire ad una morte che sembra ormai sbattersene (almeno quanto lo sceneggiatore) di rendere "credibili" le uccisioni. La cosa in realtà avrebbe potuto essere interessante se fosse stata affrontata dal punto di vista della lore. Si sarebbe potuto creare un divertente gioco di specchi e una semirottura della quarta parete facendo reagire coerentemente il mondo a questi cambiamenti. Ma no, purtroppo ci si legge soltanto disinteresse per il franchise trattato come prodotto dark-comedy su cui lucrare con lo splatter gratuito. Momento più apprezzato dal pubblico: le due liceali (ovviamente interpretate da attrici maggiorenni) a seno nudo nei lettini abbronzanti.
Ultimo punto: il passaggio dalle visioni alle fotografie che, va detto, è stata un'idea abbastanza del cazzo. Al di là della visione iniziale iperdettagliata che da origine alla storia, i protagonisti del franchise hanno sempre delle premonizioni sulle morti successive. Nel primo film questo elemento è importantissimo perché i personaggi riescono effettivamente a sfruttarle per influenzare il corso degli eventi. Già nel secondo questa cosa scompare. Nel terzo le premonizioni vengono passate attraverso fotografie scattate da Wendy al Luna Park che sono talmente vaghe che semplicemente la tensione non esiste. Di fatto sono un altro strumento al servizio del "fan service" splatter. Anticipano al pubblico qualche elemento della morte assurda che sta per avvenire a completo detrimento della storia.
 
Quello in 3D
Il quarto film della serie è la chiara dimostrazione di cosa succede quando un soggetto che originalmente aveva un senso, viene messo in mano a gente che se ne sbatte ampiamente la minchia ed Eric Bress (che aveva partecipato alla scrittura del 2) ci regala un plot che va a scardinare completamente la struttura narrativa del mondo. Nick O'Bannon è un tizio che va con amici a vedere una gara automobilistica. Ha la visione di un incidente che fa crollare l'intera arena e scappa con i 3 compagni di sventura e altri stronzi capitati lì per caso. Seguono morti randomiche e molto molto stupide, le più stupide del franchise, compreso un tizio a cui viene aspirato il culo da una piscina (sic.).
Le premonizioni delle morti tornano ma la cosa più stupida avviene nel finale. Per la prima volta nel franchise Nick ha una nuova visione completa, come quella di inizio film, di un altro incidente catastrofico, l'incendio in un centro commerciale, in cui dovrebbero morire le due amiche rimaste in vita. Con notevole impegno personale riesce a impedire il disastro.
Questa roba è assolutamente distruttiva non per la trama del film ma per l'intero worldbuilding. In tutti i film della serie la morte funzionava come antagonista perché si comportava come il classico serial killer intelligente. Agiva quando la vittima era isolata, teneva un basso profilo e minimizzava i rischi. Nel terzo film questa identità iniziava a vacillare ma nel quarto la questione dell'incendio fa esplodere il problema. Il punto della storia è sempre stato che la sopravvivenza dei protagonisti era un "errore" nel piano della morte a cui questa metteva una pezza procedendo con eliminazioni singole. Il fatto che la morte delle due ragazze venga infilata in un secondo evento catastrofico ci descrive una morte stupida che, avendo già a che fare con un tizio in grado di avere premonizioni, non si preoccupa di quello che potrebbe succedere nel caso intervenisse nuovamente. Cosa che effettivamente avviene. Di fatto la mancata distruzione del centro commerciale lascia un gigantesco plot hole con la morte che si deve adesso occupare di riscrivere i destini individuali di centinaia di persone sfuggite alla tragedia.
Un disastro talmente enorme che il seguente film del franchise sarà un prequel per non dover avere a che fare con sto casino.
A livello di botteghino il film fu comunque un successo, nonostante sia quello con le votazioni più basse mai registrate.

Il prequel dei serial killer
Siamo infine arrivati al 2011 ed è il momento di far deporre un altro uovo a questa gallina. Per la bisogna vengono chiamati Steven Quale alla regia e Eric Heisserer (Shadow and Bone 2021-2023... strano che mi abbia fatto cagare^^) alla scrittura. Sam Lawton (Nicholas D'Agosto) sta partendo in viaggio di lavoro con l'azienda. Mentre passano su un ponte in manutenzione, questo implode uccidendo centinaia di persone. Sam però vede tutto con una premonizione e riesce a salvare la fidanzata e alcuni colleghi. Tutto procede come al solito con una modifica: se ammazzi qualcuno che non doveva morire la morte ti scambia la durata della vita con quella del tizio che hai ucciso, permettendoti di vivere.
Sta roba ovviamente è di una stupidità assoluta. Intanto è notevole che un'entità descritta come malevola e desiderosa solo di punirti perché sei riuscito a sottrarti al suo primo tentativo di ammazzarti, ti permetta però di mercanteggiare interferendo ulteriormente nei suoi piani per i destini altrui. In secondo luogo infrange il canon dei film precedenti, perché nel 4 uno dei personaggi tentava ripetutamente di suicidarsi senza riuscirsi, visto che non era ancora il suo momento. E di fatto se è la morte a decidere quando e perché qualcuno debba morire, il fatto che si uccida una persona a caso come esclude il fatto che sia proprio quello il piano della morte? Infine, vi rendete conto che questa roba apre la porta a un mondo in cui esistono esseri immortali solo per il fatto di continuare a uccidere gente giovanissima per acquisire i loro anni di vita all'infinito.
La scena del ponte che crolla era bella. Il resto faceva cagare.

E questo era l'ultimo film. Per ora. Perché Final Destination VI - Bloodlines è effettivamente in produzione e dovrebbe uscire nel 2025. Le interviste rilasciate dicono che si tratterà di un soft reboot della serie. La speranza è che si tratti di un nuovo avvio nella linea di facciamo finta che 4-5 non siano mai esistiti, la relativa sicurezza è che sia un'operazione commerciale a bassissimo cabotaggio tesa a mungere quel che resta di questa mucca e della nostalgia dei primi anni '2000. Vedremo.

sabato 27 luglio 2024

Anatomia di un pubblico ministero rompicoglioni

Anatomia di una caduta, film del 2023, vincitore della Palma d'Oro a Cannes. Non avrei voglia di parlarne ma mi sto annoiando e ho bisogno di distrarmi. E quello che uso per distrarmi di solito oggi mi annoia, quindi proviamo a scrivere sta cosa.

Che poi si è lanciato, mica è caduto (ndr.)

Siamo in periodo di cinema estivo e il Ministero dell'Interno ha destinato ampi fondi ai cinema nazionali per permettergli di mandare in sala film a 3 euro e 50. In più nel mio paese hanno riaperto il cinema storico che dal covid è sempre rimasto semifermo, quindi quale momento migliore per recuperare un filmone che tutti dicevano fosse bello però che palle il festival di Cannes fanno solo roba noiosa?
Solo che poi il biglietto me lo hanno fatto pagare pieno a 8 euro. Quindi sostegno ministeriale stocazzo.
Eh ma così contribuisci al mantenimento dell'arte.
OK

Trama: Sandra e Samuel vivono in una baita di montagna col figlio ipovedente di nome Daniel e il cane guida. Sandra è una scrittrice di successo. Samuel sarebbe un bravissimo insegnante ma vorrebbe fare lo scrittore anche lui, solo che non ci riesce. Un giorno il figlio esce di casa col cane e quando torna trova il corpo del padre sanguinante apparentemente caduto dal terzo piano. Per una serie di indizi strani, rapporti poco chiari e testimonianze rilasciate a cazzo (cosa che conferma che non si deve MAI dire niente in assenza dell'avvocato), la polizia inizia a farsi delle domande e parte un processo. Sarà caduto? Si sarà suicidato? La moglie l'ha spinto? Boh.

Trama con spoiler

«Insomma Massimo, vuoi deciderti o no a fornirci il tuo alibi per la sera del delitto?»
«Io non ho mai alibi. Ma faccio notare che chi non ha un alibi è innocente, vero commissario? Un vero assassino si prepara sempre un alibi»
«Quand'è così sono innocente anch'io, aah!»
«Troppo facile! Anna Carla, commissario, ha mezzo alibi. È stata al cinema, ma nessuno l'ha vista. Tutti gli assassini vanno sempre al cinema la sera del delitto»

Siccome Comencini ha quasi sempre ragione è facilissimo capire che Samuel si sia suicidato e che Sandra sia innocente. Non solo non ha un alibi, ma fornisce le ragioni che secondo lei hanno portato al suicidio solo in un secondo tempo e talmente male che sembra se le sia inventate in quel momento. Tutto il film è quindi una profondissima analisi psicologica del contesto familiare, dei rapporti fra marito e moglie, delle illusioni e delusioni di Samuel, dei sensi di colpa nei confronti del figlio, tutto diretto a convincere il giudice di quello di cui noialtri che guardiamo il film ci siamo convinti al minuto 10: che Sandra forse non è la persona più simpatica sulla faccia della terra ma che essere inglese non corrisponda anche a essere colpevole. È pure vero che il giudice è francese. Capisco che per loro essere inglesi costituisca un reato.

Commento: il film è oggettivamente un po' lungo e la parte finale forse un po' strascicata. Inoltre, come dire, sembra che la sceneggiatura sia stata scritta da qualcuno veramente ma veramente deciso a far passare come cretini e persecutori senza cuore gran parte dei componenti della giustizia francese. Il tutto ignorando come difficilmente nella vita vera potrebbe essere portato avanti in modo così spietato un processo per omicidio in cui: a) non si trovi l'arma del delitto; b) non si abbia una ricostruzione convincente di come possa essere stato messo in atto; c) la vittima fosse evidentemente in crisi e sotto psicofarmaci perlopiù interrotti prima della morte. Insomma, sembra scritto da uno di quelli che ma vedi che forse Rosa e Olindo hanno ragione eh.
Detto questo e passando sopra a qualche esagerazione, il film è ottimo dal punto di vista dell'introspezione sui personaggi. Quando finisce siamo di fronte a dei quadri di personalità ottimamente illustrati e dettagliati. Si ha l'impressione di conoscere queste persone e di capire cosa le muova fin nell'intimo. In questo è senso è scritto benissimo e l'intero processo diventa una enorme ricostruzione di rapporti interpersonali in cui l'esito finale e in fondo poco importante.
C'è anche una fugace riflessione sul meccanismo della comunicazione pubblica della cronaca nera e di come la narrativa di una storia possa influenzare l'andamento processuale. Il per il pubblico è molto più interessante la storia di una scrittrice che ammazza il marito piuttosto che quella di un insegnante depresso che si getta dal terzo piano è cosa sicuramente vera ma che rimane abbastanza ai margini della narrazione.

Voto: 8 e mezzo. Potrebbe annoiarvi. Se non vi annoia vi conquista.

venerdì 26 aprile 2024

L'impero ghiacciato che minaccia gli acchiappafantasmi

Stavo per iniziare dicendo "come ho scritto riguardo a Ghostbusters legacy"... poi mi sono ricordato che non l'avevo scritto qua ma ad altra gente in una chat e quindi non ho prove tangibili di aver detto vabbè non era malissimo alla fine, se fanno il sequel vado a vederlo. Credetemi sulla parola. In ogni caso, complice il cinema a sconto (che chi cazzo va al cinema il lunedì sera?), mi sono visto questa roba. E sono pronto a dare la mia rapida e sferzante opinione. Con una premessa sostanziale, ovvero che stiamo comunque parlando di un film della Sony. Nel senso, poteva andare molto, molto, molto peggio.

Il Mastro dell'accendino (ndr.)
Cosa funziona: benché alcuni possano non essere d'accordo a mio parere lo switch totale di genere dai vecchi film sta abbastanza funzionando. Quelli degli anni '80 erano fondamentalmente degli horror comedy con sporadici momenti action. Sia Legacy che Frozen Empire - che per qualche ragione sconosciuta agli Dei del cinema abbiamo dovuto tradurre con Minaccia Glaciale WTF?? - sono dei teen drama a tinte horror. Il pubblico di riferimento è proprio cambiato. Da un target composto al 90% di adulti ci si è spostati su ragazzini e famiglie. Come scelta può piacere come non piacere ai fan del franchise ma tutto sommato, considerando che parliamo di un ritorno in scena dopo trent'anni e una pandemia globale, come sparo nel buio è stata una scelta assolutamente sensata. Quindi, sono dei buoni teen drama? Abbastanza. Storia di formazione: check; buoni sentimenti: check; protagonisti adolescenti per qualche motivo sempre più svegli e abili degli adulti: check. Non dubito che possa intrattenere un pubblico di ragazzini.
Funziona la colonna sonora. Anche perché è sempre quella storica lievemente riadattata. Funzionano le ambientazioni (tornare a New York è una manna).
Le interpretazioni attoriali, eccettuato Murray che sta chiaramente recitando la parodia di se stesso e prende la cosa sul serio tipo dieci secondi per ogni minuto di girato, sono tutte buone, con speciale menzione per Dan Aykroyd che ci crede veramente tantissimo.

Cosa funziona meno: diciamo che il worldbuilding non è mai stato esattamente il punto. L'ambientazione basata sugli esp e le esperienze paranormali era già leggermente fuori contesto negli anni '80. Nel 2024 siamo talmente lontani dall'era dell'acquario degli hippies e dei college americani che devi per forza trovare qualcos'altro per supportare la verosimiglianza di quel mondo. E qualcosa provano a fare ma non ci riescono benissimo. Fra l'altro tutto quello che ha a che fare con i macchinari sembra fintissimo e paradossalmente molto di più di quanto sembrasse con gli effetti speciali dei vecchi film. E diosanto, ogni volta che vedo gli inseguimenti in macchina e le trappole antifantasma montate sui droni volanti o sulle macchinine mi viene l'orticaria.
Eh ma nella serie animata!
Spoiler: quello che funziona in un cartone animato raramente funziona in un film vero.
Ancora, il cattivo funzionicchia. Nel senso che visivamente è abbastanza figo. Per tutto il resto è un cartonato ma non è che ci si aspettasse chissà cosa.
Le gag funzionano. Ce ne sono di divertenti e si apprezzano anche le strizzatine d'occhio ai fan tipo Ray che reincontra il fantasma in biblioteca e scappa di nuovo. Quello che si apprezza meno è la riproposizione della stessa struttura narrativa al solo scopo di rifare le citazioni. Avevamo veramente bisogno di un Mastro di Fuoco in questo film? Con tutto l'affetto possibile per Kumail Nanjiani, mi sei piaciuto in Eternals btw, ANCHE NO.

Cosa no: Phoebe. Non è colpa di Mckenna Grace, diciamolo subito. Lei si fa abbastanza in quattro per il personaggio. Però è proprio scritto a cazzo. Sorry. Non che Finn Wolfhard, per cui le uniche indicazioni di copione sono evidentemente state "fai finta di essere sul set di Stranger Things e lamentati di essere grande ormai", sia stato trattato meglio. Ma essendo il suo personaggio assolutamente ininfluente per il film semplicemente si è notato meno. Nella lista dei personaggi scritti di merda inseriamo pure aspematuchicazzoeri?LuckyDomingo interpretata da Celeste O'Connor che, nel senso, immagino fosse in Legacy perché tutti si comportavano come se la conoscessero, ma io non ho assolutamente idea di chi fosse. Non che fosse importante.
Phoebe dicevamo. Si sono veramente impegnati per farla sembrare una rompicoglioni totale. E ok, un pochino doveva esserlo perché è un'adolescente in crisi ma, diosanto, non ho mai visto una persona tanto intelligente comportarsi in modo così idiota. Di un livello di idiozia e mancanza di empatia che supera di diversi gradi ogni livello di adolescente in crisi. Il plot non l'aiuta. Anche perché è scritto talmente male che, se andiamo ad esaminarlo da vicino, l'unico motivo per cui la città di New York rischia di finire distrutta dal ghiaccio eterno riguarda il fatto che sia gay.
Non sto scherzando. Il punto è che il demone cattivo è rinchiuso in una sfera poké. Per uscire ha bisogno che una formula magica in una lingua dimenticata venga pronunciata da un vivente. Ma può possedere solo i morti. Quindi uno stronzo randomico deve usare una macchina che è stata inventata l'altro ieri per separare la propria anima dal corpo in modo che possedendo l'anima il cattivo possa usare il corpo per pronunciare la formula.
Sì ma, a parte l'incredibile coincidenza che la sfera poké, dopo boh 6000 anni in cui la gente l'ha custodita al sicuro, venga messa in circolazione proprio nell'esatto momento in cui altra gente ha inventato la macchina separa-anime, perché cazzo qualcuno dovrebbe separare la propria anima dal corpo proprio mentre c'è in giro un demone malvagio che controlla i morti e vuole distruggere l'umanità?
A questa difficile domanda, gli sceneggiatori non hanno trovato altra risposta che: "Phoebe diventa amica di una trapassata e improvvisamente decide di volerla toccare". Così, dal nulla. Potevano quanto meno scrivere un dialogo strappalacrime in cui la tizia si lamentasse della sua condizione tragica in cui da decenni non ha nessun contatto umano e quindi yadayada. Invece no. La cosa viene in mente a Phoebe, a caso, con l'unica possibile giustificazione che è in periodo di sperimentazione giovanile e si sente tanto sola. E quindi come non ti viene in mente di strapparti l'anima dal corpo in un esperimento potenzialmente letale?
Tutto abbastanza ridicolo.
Così come è ridicola la famiglia che le si stringe attorno e non perde tempo a ripeterle quanto sia tutto sommato normale che un'adolescente faccia errori. Che è vero, però scatenare un'era glaciale non è esattamente come tatuarsi sul deltoide il nome del tuo ragazzo.
L'altra cosa che non funziona sono i tempi di narrazione. Il duello finale è talmente lungo e il BBEG ci mette così tanto a tentare di ammazzare qualcuno che non mi sarei stupito se a un certo punto fosse comparso Goku per raccogliere l'energia sferica.

Giudizio finale: 6,5
Se avete dei figli potete portarli al cinema.

domenica 28 gennaio 2024

Un film stupendo che non so se mi è piaciuto

Premessa: ciao, sono sempre quello che non capisce un cazzo del bel cinema d'autore e quindi scriverò solo delle impressioni personali totalmente prive di qualunque background professionale. Come si fa sui blog personali, tipo. Quindi, parliamo di Povere creature di Lanthimos e facciamolo per punti, come al solito.

Quei... cazzo... di... violini... (ndr.)

Trama: Godwin Baxter (Willem Dafoe) è un geniale chirurgo che, trovando nel fiume il corpo di una donna incinta in fin di vita, fa quello che ogni medico sottoposto al giuramento di Ippocrate farebbe: espianta il cervello del nascituro e lo reimpianta nel corpo della donna per poi rianimarla. Dopotutto se si era suicidata del corpo non ne aveva bisogno no? Tutto estremamente etico.
La bambina (Bella) cresce viziata nel corpo di un'adulta in una gabbia dorata fino a quando non scopre il sesso e decide di viaggiare per il mondo per provare tutto quello che gli può offrire. Praticamente la storia del mostro di Frankeinstein, se il mostro fosse stato Emma Stone nel remake di Nymphomaniac ma coi soldi e una fotografia da paura.

Cosa mi è piaciuto
  • fotografia, regia e costumi sono da 9,5/10. Visivamente è un'esperienza stupenda e i panorami sono tanto belli quanto surreali. Bellissimo anche il modo in cui viene resa l'evoluzione dal bianco e nero ai colori. Il mezzo punto che manca per arrivare al 10 è dovuto ad alcune scelte registiche che, nel senso, raga, bellissima l'inquadratura di un minuto e mezzo sui piedi della Stone che scopre la masturbazione però tipo, capisco il feticismo, ma anche meno?
  • grandissime le prove attoriali. Emma Stone è fantastica per tutto il film. Seguono da vicino Defoe e Ruffalo (forse in alcuni punti leggermente esagerato ma ci sta);
  • tutto il percorso di sviluppo fisico della protagonista (movimento + linguaggio) è reso in modo accurato;
  • il tono da dark comedy del film, dopo un inizio un po' straniante, è molto piacevole. Sebbene non sia esattamente necessario piegarsi in due dal ridere sul pollo-maiale e, ve lo si dice con affetto, se lo fate avete seriamente dei problemi, ci sono dei momenti comunque abbastanza divertenti. Da questo punto di vista il film non annoia mai.
Cosa non mi è piaciuto:
  • il film è abbastanza lungo. Troppo lungo. Specialmente considerando che non è che abbia da presentare chissà quali incredibili tematiche. La scoperta della sessualità e la ribellione contro il controllo maschile sul corpo delle donne vengono affrontati largamente nella prima ora. A quel punto personalmente ero già sul ok, ho capito, tutto chiaro, possiamo andare avanti adesso? E invece no. Ci insistiamo anche per l'ora e mezza successiva. Per me il film avrebbe potuto concludersi serenamente alla scena del matrimonio. La mezz'ora seguente è abbastanza inutile.
  • a questo proposito, diosanto il finale. Posso dire che lobotomizzazione, installazione di cervello caprino e riduzione dell'ex marito ad animale da giardino mi sembrano un tantino too much? Specie in un film in cui si celebra l'empatia e la libertà personale. Nel senso, ho capito che era uno stronzo assassino. E voglio dire, faccio il DM su D&D. Parte del mio lavoro è creare cattivi abbastanza cattivi da poter essere ammazzati a cuor leggero dai miei giocatori. Ma se i miei giocatori mi dicessero all'improvviso questo però non lo ammazziamo, lo priviamo della volontà e ce lo trasciniamo al guinzaglio per il resto della campagna ridendogli in faccia ogni tanto for fun minimo minimo inizierei a sentirmi a disagio giocando con loro e gli farei cambiare l'allineamento in Neutrali malvagi. Raga, ci sono dei limiti. Sparate un colpo in testa a quel povero stronzo e facciamola finita. E fra l'altro, cazzo vi aveva fatto di male la capra per prendergli il cervello e trapiantarla in un corpo in cui è condannata a morire di fame, visto che non può digerire l'erba?
  • infine, secondo me, l'evoluzione psicologica della protagonista non è resa altrettanto bene rispetto alle capacità fisiche e mentali. Nel senso che questo film si distacca profondamente dalla storia del mostro di Frankeinstein (e anche dalle sue varianti parodistiche, per info citofonare a Mel Brooks), in quanto la personalità del mostro veniva sempre profondamente impattata e deformata dal contatto con il mondo e con la società esterna. Quella storia era una critica sociale perché faceva vedere come un essere originariamente puro, veniva reso malvagio dal contatto con l'ingiustizia e i pregiudizi. Qui... io non sono in realtà riuscito a vedere nessun impatto su Bella. Il personaggio attraversa una serie lunghissima di esperienze senza però esserne apparentemente toccato. Tutto viene esaminato, catalogato, sezionato e messo da parte accrescendo la conoscenza di Bella ma, di fatto, quale impronta psicologica lascia sul suo carattere? A occhio nessuno. Ogni esperienza, positiva o negativa, è catalogata come "interessante" e si prosegue così. Voglio dire, a un certo punto dona tutti i soldi di Ruffalo ai poveri. Solo che non arrivano ai poveri. Vengono rubati da due marinai che la truffano platealmente. Possibile che questo non provochi in lei nessuna reazione? No, lo stronzo è l'amico Harry che non crede nel prossimo. Solo che a lui non hanno rubato i soldi. Io capisco che magari a Lanthimos questo aspetto non interessava e/o che comunque il peculiare sviluppo cerebrale di Bella la renda "speciale" e quindi non valgano per lei le regole che varrebbero per qualunque altro essere umano che si ritrovasse ad affrontare gli stessi avvenimenti. Però questo ma la fa sentire anche come molto meno interessante. Mi disp.
Parentesi su quest'ultimo punto. In questo senso, il film mi sembra definitivamente post romantico. Specialmente sul finale, sembra emergere questo modello di questo nuovo essere umano, apparentemente senza debolezze e da un certo punto di vista perfetto, in quanto non influenzabile dall'esterno, la cui unica funzione è celebrare la libertà di provare tutto, fare tutto, essere tutto, senza limiti esterni, avvertiti tutti a prescindere come negativi. Basta vedere come le proibizioni del padre a inizio film vengano, praticamente senza alcuna problematizzazione, catalogate come volontà di controllo e repressione. Ora, non vorrei qui iscrivermi alla categoria del patriarcato, ma se hai una tizia che cammina barcollando, che parla in modo stentato, che non conosce niente del mondo perché a livello intellettivo ha letteralmente 5 anni se va bene, magari non la lasci vagare per la città a caso. E non perché vuoi controllarla ma perché vuoi che non affronti situazioni pericolose prima che sia in grado di controllarle. Da questo punto di vista però il mondo è totalmente asettico. A Bella non succede mai niente di male. Nessuno cerca di approfittarsi di lei. Perfino l'esperienza al bordello parigino è sempre totalmente consensuale e con vasti livelli di gentilezza. E voglio dire, capisco che siamo nel mondo in cui giustamente eh alcuni tipi di sex workers sono sdoganati, però si affronta la questione in modo un tantino riduttivo rispetto all'enorme flagello della prostituzione illegale che affligge il mondo occidentale (ultimo rimasuglio della tratta degli schiavi).
E per finire sul post romanticismo, probabilmente sono io all'antica, ma non so quanto mi piaccia questa coppia moderna di superuomini/donne, impegnati a esplorare l'esistente, che si tengono compagnia in questo viaggio individuale fatto di esperienze. Non so, credo di essere affezionato all'idea che siamo tutto sommato esseri fragili e che cerchiamo nell'altro un complemento emotivo per affrontare la vita e quindi tutte quelle baggianate sulla mezza mela e via dicendo. Ma io sono un boomer.
Quindi boh. Su tante cose mi sembra che il film sia un tantino superficiale. Poi sicuramente sono io che non capisco un cazzo. Ci sta.

Cose che meh
  • La colonna sonora è bellissima. Però alla quattordicesima volta che senti lo stesso accordo di archi e pianoforte sparato a tutto volume ti rompi un po' il cazzo.
  • Posso dire che "Emma Stone che fa la pazza" sia tipo la cosa meno erotica nell'emisfero occidentale senza perdere la tessera di maschio etero bianco base cis? Nel senso, trovo vagamente disturbante che il film sia pieno di gente che non veda l'ora di accoppiarsi con una tizia, evidentemente, mentalmente disabile ma immagino sia voluto, quindi ok.
Giudizio finale: l'ho scritto nel titolo. Il film è bellissimo, 10. Però in realtà non mi è piaciuto, 4. 
Media ponderata: 7

mercoledì 10 gennaio 2024

Un airone veramente brutto

Questo post è in parte una richiesta di aiuto. Cercasi gente che mi spieghi perché questo film è un incredibile capolavoro. Perché quando l'intero mondo dell'internet e la commissione dei golden globe lo sostengono, inizi a sentirti leggermente sbagliato tu, se invece ti ha fatto un po' cagare. Ma parliamo di...

L'ultimo capolavoro di Miyazaki ecc. ecc. (ndr.)
Andrò in ordine assolutamente sparso perché dopo giorni ancora non ho sistematizzato il mio pensiero riguardo al film. Preciso che tutto quello che dirò viene da un tizio che di Myazaki si è visto Il castello errante di Howl quindic'anni fa e non si ricorda un cazzo. Quindi no, non ho un dottorato di critica dei suoi lavori mi disp. Sono tutte opinioni personali dello spettatore ignorante.

1) La tecnica - ok, io capisco fare animazione vecchio stile. Non ho niente in contrario. Mi piace il 2d artigianale, giuro. Però il film supera dei limiti che per me non andrebbero superati. I personaggi sono sempre, costantemente, consistentemente staccati dallo sfondo. È come vedere per due ore dei cartonati che si muovono dentro a dei quadri fissi. Cosa aggravata dal fatto che ci sono pochissimi movimenti di camera (predominano sempre le inquadrature fisse) e che spesso e volentieri sfondi e personaggi sono disegnati in stile diverso. Questa è sinceramente la cosa che mi ha dato più fastidio. Intendiamoci, quegli sfondi sono stupendi. Sono delle pitture portate su schermo. Il problema è che se volessi vedere dei quadri non andrei al cinema, andrei in un museo. La mia capacità di immergersi nella storia è permanentemente ostacolata dal fatto che lo stile dei personaggi fa a pugni con quello degli sfondi, dandomi l'impressione di star guardando uno spettacolo di marionette invece di un film di animazione.
Ovviamente capisco che è una cosa voluta e ricercata. Capisco anche che possa piacere. A me no. Mi fa cagare, sorry.

2) La trama - il film è la storia di Mahito che ha perso la madre in un terribile incendio e, agli inizi dell'adolescenza, cerca di venire a patti con la sua scomparsa (il lutto è una cosa brutta) e col fatto che il padre si è risposato tranquillamente con sua zia mettendola subito incinta (minchia, per la serie: mettiamoci sopra il carico da 11 eh, vogliamo pure gambizzarlo sto bambino, già che ci siamo?). Il tutto nel mezzo della seconda guerra mondiale, in un ambiente rurale in cui si capisce che il padre industriale è l'equivalente del signorotto locale per i servi della gleba i figli dei contadini giapponesi.
Ci sarebbe un bel po' di roba di cui parlare anche così e, vi dirò, a me andava assolutamente bene che continuasse in quel modo. La storia inizia in modo totalmente realistico seguendo Mahito che si autoinfligge una ferita alla testa per non tornare nel mondo che, evidentemente, rifiuta dopo la morte della madre e il trasferimento a casa della zia. A questo punto però arriva l'airone e va tutto a fare in culo.
Quelli che mi conoscono sanno che non ho nessun problema col fantasy. Adoro il fantasy. Però fantasy non significa mi faccio un trip di acidi e quando mi riprendo metto in un film tutto quello che mi ricordo a caso con ogni tanto due frasi di raccordo suggerite dall'editor di sceneggiatura che siccome sono Miyazaki non può dirmi direttamente quanto stia facendo acqua la trama. La struttura del racconto è assolutamente confusionaria, i personaggi interagiscono in modi assurdi e soprattutto non si capisce mai dove cazzo stia andando la storia. È Alice nel paese delle meraviglie, ma fatto in Giappone e 18 volte meno interessante. Sorry pt.2

3) La morale - oh l'ho capita eh. Non è che non si capisce. Mahito ha l'opportunità di fare come suo zio e rifugiarsi in un mondo fantastico costruito solo secondo il suo gusto (e quindi un mondo in cui ad esempio la madre è viva e lancia palle di fuoco) ma rifiuta perché capisce che la felicità si può trovare soltanto accettando il dolore della perdita e cercando di farsi dei veri amici. Bravissimo Mahito. Però raga, nel senso, non è che sia un messaggio di incredibile e stupefacente novità eh. Sta roba la faceva già Evangelion a metà anni '90. E parliamo dell'animazione giapponese, perché se andiamo a pescare nella letteratura non finiamo più. Si può dire che è un messaggio un tantino banale? E quando fai passare messaggi un tantino banali, quantomeno la forma deve essere interessante. E la forma è talmente abborracciata e confusionaria che personalmente mi fa perdere anche il filo del discorso.
Devo dire che cosa ho pensato davvero in modo assolutamente unpolitically correct? Ho pensato che Miyazaki è vecchio. E come tutti i vecchi se ne esce con riflessioni incredibilmente banali che però, essendo vecchio, gli sembrano pregne di significato perché è vicino alla morte e quindi sono le ultime.

Mi spiace. Seriamente, mi spiace. Ma sto film non mi sembra un capolavoro. Mi sembra un nonno che voglia spacciare delle banalità come perle di saggezza ai nipoti. E siccome il nonno si chiama Miyazaki gli hanno fatto fare un film in proposito perché semplicemente a Miyazaki non puoi dirgli di no e di prendere le medicine.

Oh, non fraintendetemi eh. Visivamente è stupendo. Per chi vuole solo un'esperienza visiva è 10/10, andate a vederlo.

Per me prende la sufficienza. Scarsa. 6-

venerdì 14 luglio 2023

Indy e la pensione

E arriviamo buoni ultimi sull'argomento ma tanto facciamo velocissimi. Eccovi il commento su Indiana Jones e il Coso del Destino.

Una locandina orribile btw (ndr.)

Stavolta facciamo al contrario e vi scrivo subito il giudizio finale: 6,5
La cosa migliore che si può dire di questo film è che non rispetta le aspettative. Nel senso che non è brutto. Intendiamoci, non è un bel film. Perché è impossibile dire che lo sia. Però si fa guardare. Insomma, se avete due ore e mezzo da buttare c'è decisamente di peggio. Per il resto andiamo per punti.

Cosa mi è piaciuto:

  • Mads Mikkelsen e i nazisti. Sembra strano a dirlo considerando che il ritorno dei nazisti è una delle cose più criticate da quelli che ne sanno, ma a me sono piaciuti. Al di là del fatto che Mikkelsen è nato con un'estetica che implora una divisa delle SS, è indubitabile che i nazisti siano i migliori cattivi che si siano mai visti nel mondo della narrativa. È un po' come se a un certo punto, nel 1934, Hitler avesse convocato attorno a un tavolo tutti i principali gerarchi mettendo all'ordine del giorno "elenco in 10 punti per essere visti per sempre come i cattivi più cattivi della storia". E dio santo se ha funzionato. Metti un nazista in scena e il film assume subito un tono epico con cui i sovietici de Il teschio di Cristallo non potranno mai rivaleggiare. Spiace per i russi, but nazi wins. Partita, gioco e incontro.
  • Le scene d'azione sono carine. Forse alcune troppo lunghe e troppo frequenti (l'intero film avrebbe molto giovato di 20 minuti di tagli), ma comunque molto ben girate. L'inseguimento fra le vie di Tangeri è probabilmente il migliore fra tutti i film di IJ.
  • Riferimenti alla trilogia classica. Presenti ma non soffocanti. Se c'è una cosa che questo film fra bene è evitare quasi sempre di premere sull'effetto nostalgia. Ci sono delle strizzate d'occhio al pubblico ma sono sempre molto sobrie e non urlate. Ho apprezzato.
Cosa non mi è piaciuto:
  • Il Quadrante di Stocazzo. Io sinceramente non so perché si siano andati a incartare su questa storia del coso di Archimede che nessuno ha mai visto né sentito. La cosa buffa è che il film si apre (bello l'uso del deepfake per Indy giovane btw: c'è dibattito in merito ma io ho apprezzato) con un'ottima scena introduttiva legata alla Lancia di Longino che i nazisti credevano di aver recuperato e invece si scopre che è un falso. E io ho passato la prima mezz'ora sentendomi truffato perché avrei voluto sapere che fine aveva fatto la lancia vera e invece ero costretto a sorbirmi sta storia del cazzo su un oggetto appena inventato attribuito ad Archimede che a me invece dello scienziato siracusano fa venire in mente solo l'amico di Paperino che vive con la lampadina. Una delle cose che ha sempre funzionato nei film di IJ è il sovrannaturale religioso. Da questo punto di vista una storia sulla Lancia di Longino sarebbe stata perfetta e invece no, ci becchiamo il quadrante. Grosso errore secondo me. Probabilmente legato al fatto che volevano in tutti i modi avere i viaggi nel tempo per giustificare i nazisti e soprattuto Mikkelsen in divisa nazista but still. Il film perde di mordente, mi disp.
  • I personaggi secondari. Partiamo da Phoebe Waller-Bridge che io adoro dopo Fleabag, a cui hanno scritto un personaggio ABBASTANZA ODIOSO. Nel senso che è veramente difficile empatizzare con sta tizia che tratta male Indy dal minuto 1. Le hanno dato anche uno straccio di motivazioni per comportarsi così, ma diciamo che non funzionano benissimo. Il resto è un vasto gruppo di cartelli semoventi con scritto "gregario cattivo perché sì" (Boyd Holbrook), "la nera che muore per prima" (Shaunette Renée Wilson), "vi ricordavate di Sallah?" (John Rhys-Davies), "Banderas che fa il pirata" (Renaldo), "quello grosso grosso" (Olivier Richters) e "un ragazzino a caso" (Ethan Isidorre). Tutti quasi sempre inutili e privi di spessore.
  • Harrison Ford non ce la fa più. Spiace dirlo, ma uno dei punti deboli del film è proprio il protagonista. Che intendiamoci, si ama tantissimo ed è dolcissimo e quando vuole si mangia ancora tutti gli altri. Ma i film di IJ vivevano anche e soprattutto della fisicità del protagonista che faceva a botte con la gente. E che Ford non abbia più la fisicità necessaria per fare quella cosa è evidente e il film ne risente. Spiace.
  • La sceneggiatura un po' del cazzo. Gente che si perde e si ritrova per colpi di fortuna randomici. Puzzle del cazzo. Storie di vita con l'unica giustificazione di "volevamo il dramma". Diciamo che non si sono esattamente impegnati nel creare una narrazione convincente. Che andrebbe anche bene se l'unico punto fosse "vogliamo che Indi vada in giro a fare cose fighe" ma poi le cose fighe non può farle benissimo perché giustamente c'ha settant'anni e quindi almeno sulla trama potevate impegnarvi di più.
Nota di merito per la scena in cui scalano una parete rocciosa e Indy si lamenta che gli fanno male le gambe, la schiena e un po' tutto.
Nota di demerito per il finale che, porca puttana, 2 ore e mezzo di film e risolvete tutto in 3 minuti che sembrava vi stesse scuocendo la pasta. Ma state bene?

domenica 7 maggio 2023

Il saluto di Gunn, Guardiani della Galassia 3

Scrivo questa recensione a caldo tenendo di sottofondo la colonna sonora del film. E qui iniziano i problemi, perché se sono in grado di dissezionare scena per scena i film che non mi sono piaciuti, spiegando i motivi per cui fanno cagare, sono del tutto incapace di farlo con quelli che mi sono piaciuti. E questo mi è piaciuto un botto.
Parliamo di Guardiani della Galassia volume 3.

Scrivere un finale: come farlo bene (ndr)
Ok, andiamo per punti così evitiamo di perderci:
1) James Gunn - diciamo che la fase 4 della Marvel non è andata benissimo. A parte il puro fan service di Spiderman (per carità, anche apprezzabile eh) e Raimi che ci ha quanto meno provato con Strange, non c'è stato grande entusiasmo al cinema. Si era diffuso un generale scoramento. Molti si producevano in dotte analisi sulla chiusura di un ciclo. Il momento in cui, superato il picco di popolarità dei cinecomics, ci si avviava inesorabilmente alla fine di un periodo storico, in cui tutto il meglio era ormai alle nostre spalle. In tutto questo arriva Gunn che al suono di sì, ok, ma adesso spostati un attimo che c'ho da lavorare, tira fuori il miglior film della trilogia A MANI BASSE, il miglior film Marvel post Endgame e quasi sicuramente un film nella top 5 di tutta la storia dell'MCU. E lo fa con tutta la sicumera del eh beh, i film si fanno così, perché? Per voi è difficile? 
C'è una spettacolare sicurezza in questo Guardiani. Un'unitarietà di visione di sceneggiatura, regia e colonna sonora che ti permette di tranquillizzarti, spegnere il cervello, adagiarti sulla poltrona e dimenticarti di essere al cinema e vivere l'esperienza, sicuro che non dovrai mai svegliarti perché il tizio che ha messo su lo spettacolo sa decisamente cosa sta facendo. Seriamente, io non ho visto sbavature e la cosa bella è che non è importante anche se ci fossero state. Il trucco c'è sempre: il punto del bravo prestigiatore è non farvelo vedere. E Gunn è al momento il miglior prestigiatore di cinecomics in circolazione. Bella per la DC.
2) La regia: rimanendo sul tema di quanto è bravo Gunn, questo Guardiani ha alcune delle migliori scene di combattimento che si siano viste in tempi recenti. C'è uno scontro in particolare, in un corridoio, che è probabilmente la migliore coreografia di gruppo dell'MCU. Quando lo vedrete capirete. Nota di merito anche per gli effetti speciali. La CGI è fatta da Dio. Poco altro da dire.
3) L'umorismo: per favore qualcuno prenda appunti. Le battute vanno bene. A tutti piace ridere e Guardiani è il gruppo di outsider perfetto per creare situazioni comiche. Ma devono essere appunto situazioni comiche, non sketch di Zelig. E soprattutto, se fai una battuta che funziona, BASTA FARLA UNA VOLTA. Non c'è bisogno di ripeterla in 14 situazioni diverse fino a che vorresti solo strapparti le orecchie, VERO THOR LOVE AND THUNDER?
Si ride durante sto film e lo si fa in modo sincero e non tirato. Grazie.
4) Il Drama: sono riusciti a farmi piangere per un cazzo di procione spaziale fatto in CGI. Ma che cazzo.
5) I personaggi secondari: so che dovrei criticare il fatto che Gunn infili nei suoi film mezza famiglia. Però io Sean lo adoro dai tempi di Una Mamma per Amica, quindi niente, per me può fare qualunque cosa. E la moglie che fa la centralinista manco si notava dai. Oltre a questo, non ci posso fare niente, Sylvester Stallone che fa il ravager mi uccide ogni volta. È assolutamente fuori posto. Quel fuori posto da "VOGLIO STALLONE NEL FILM", "ma non c'entra un cazzo!", "LO VOGLIO", "ma davvero, anche solo per l'estetica seriamente non..." "HO DETTO CHE LO VOGLIO". E niente. Gunn ce lo vuole. End of story.
6) L'amore: non è un mistero che i Guardiani siano il figlio prediletto di Gunn. Non è un mistero anche che non avesse apprezzato per niente come erano stati trattati nel resto dell'MCU e soprattutto la scrittura di Star-Lord in Infinity War. Questo film è il modo di Gunn per rimettere le cose a posto segnando tutti i puntini sulle i, dal suo punto di vista. Ogni personaggio ha un arco narrativo e un epilogo ottimamente scritto e l'intero film si chiude con un enorme abbraccio che include anche il pubblico in sala. Groot parla... e non parla. Quando lo vedrete capirete. E se non capirete è perché non ve lo meritate.

Potrei aggiungere altro ma lo avevo premesso che non so parlare dei film che mi sono piaciuti. Andate a vedere questo Guardiani. Non c'è altro da dire.

Voto: 42/10 con lode