mercoledì 21 marzo 2012

Lo guardo


http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/21/barbarossa-il-flop-leghista-arriva-in-tv/198998/

Però deve collezionare almeno 3 anacronismi e 2 false interpretazioni storiche nella prima mezz'ora. Altrimenti cambio canale.

ps. fra l'altro, mi sembra il momento più adatto per celebrare la rivolta dei comuni che non volevano pagare le tasse all'Imperatore. Alla faccia della guardia di finanza e dei suoi blitz a Cortina!

lunedì 19 marzo 2012

Hysteria

So che avrei potuto parlarvi di The Artist, ma poi mi sono detto: "voglio davvero dire qualcosa di serio su un film serio non avendone evidentemente in mezzi?" Ovviamente no. Quindi vi parlerò di Hysteria.

Il sottotitolo dice tutto... (ndr.)

Descrivere l'esatta situazione in cui ho visto il film potrebbe far venire il sospetto che abbia in qualche modo infranto le leggi sul copyright. Quindi diciamo che l'ho visto al cinema. Un cinema molto somigliante al salotto di casa mia, con poltrone assai somiglianti al divano di casa mia e un plaid addosso molto somigliante vabbé...
La storia: siamo nella Londra di fine '800, le donne non hanno ancora il diritto di voto ma le suffragiette esistono già. Il giovane medico Mortimer Granville, che vive in casa di un amico la cui importanza per la trama è paragonabile a quella della bicicletta per i pesci, viene cacciato dall'ospedale in cui lavora perché tratta i pazienti con metodi sperimentali tipo lavarsi le mani prima di operare e  cambiare le bende sporche per evitare che gli arti vadano in cancrena. Nella ricerca di un nuovo posto di lavoro, viene infine assunto dal dottor Dalrymple, famoso per le sue tecniche di trattamento della cosiddetta "isteria".
Cos'è l'isteria? Semplice. Sei una donna rimasta vedova a cui piace l'idraulico? Sei isterica. Ti piace il sesso? Sei isterica. Vuoi votare? Isterica. Chiedi a tuo padre i soldi per aiutare i senzatetto? Isterica e pure un po' socialista. Vergogna! ecc. ecc.
Qui ci sarebbero ovviamente una quantità immane di battute su quei particolari cinque giorni del mese da cui potrebbe derivare la diagnosi, ma non le faremo. Diciamo solo che, come spiega il simpatico medico alla fine del film, si trattava di una diagnosi "pigliatutto" del XIX secolo, con la quale si mettevano a posto (si reprimevano) tutte le donne un po' libere di spirito, oltre a condannare a pratiche chirurgiche terrificanti un buon numero di signore semplicemente un po' svampite o incavolate con la vita.

Fin qui potrebbe essere un film di denuncia. Poi scopriamo quali sono le famose tecniche del buon Dalrymple e capiamo che la definizione forse è eccessiva. Il nostro è infatti il maggior esperto londinese del cosiddetto "massaggio della vulva" (sic.) con il quale calma i fremiti delle pazienti. Si supponeva infatti che l'isteria fosse causata dallo spostamento dell'utero, che poteva essere "rimesso a posto" con un trattamento manuale. Francamente, la cosa è talmente bizzarra che non posso escludere che comparisse veramente in qualche libro di medicina dell'epoca. Vedo però assai difficile l'attestazione storica di studi medici in cui giovani come il Granville si trovassero con le mani (la destra soprattutto) assai impegnate nelle parti basse delle mogli della classe media inglese. Quindi darei per scontato che si tratti di comedy e vabbé.
Nel frattempo il protagonista conosce le due figlie del capo. La prima è buona, cara, educata, obbediente, suonatrice di piano, ricamatrice e gli viene promessa in moglie al secondo incontro. Non mi ricordo il nome e non è importante, che tanto chiunque si può immaginare che il Granville si innamorerà dell'altra. L'altra si chiama Charlotte. Ha un rifugio per senzatetto, sostiene la parità fra uomini e donne e vuole votare.
Seguono scene varie in cui i due battibeccano ma in fondo si amano. Alla fine Charlotte viene arrestata e sottoposta a processo per aver dato un pugno a un tizio. Lui fa un commuovente discorso in tribunale sostenendo (fra le altre cose) che le donne inglesi sono isteriche perché i mariti non sanno fare l'amore. Cosa più che possibile ma che sembrerebbe l'ultima cosa da dire per attirarsi i favori della corte. Invece Vostro Onore è l'unico progressista del sistema giudiziario inglese di fine '800 (probabilmente si nascondeva) e la assolve. Tutti sono felici e contenti e gli inglesi sono un passo avanti sul cammino della parità.
Nel frattempo Granville inventa il vibratore per ovviare al dolore alla mano destra e rende le donne ancora più felici.

Quindi?
Se volete un commento serio, posso dirvi che secondo me la regista non ha dovuto faticare 7 anni a trovare un produttore perché il film era controcorrente e rivoluzionario. Ci ha messo 7 anni perché non vi era motivo di mandarlo al cinema. Se lo avesse proposto per un pomeriggio estivo di Italia 1 sarebbe uscito dieci anni fa.
Capisco le buone intenzioni, ma far vedere la nascita del vibratore da un piumino elettrico per spolverare basta e avanza per distruggere ogni componente di simil-protesta del film. E non è che l'ironia maschera in modo semiserio una effettiva condizione storica della donna, come direbbe il foglio illustrativo del cinema. Io direi che la seppellisce.

venerdì 16 marzo 2012

Chiude il Riformista. Chi?

Fra le reazioni sgomente e attonite di chi non aveva assolutamente idea che un giornale chiamato "Il Riformista" esistesse, giunge la notizia della sua imminente chiusura.
Benché un embè? sia ovviamente la risposta più corretta ed efficace per trattare l'argomento, le dichiarazioni del direttore Macaluso meritano di essere commentate.

 "Il giornale chiude per colpa dei tanti finti giornali che percepiscono gli aiuti destinati ad altri, e perché non ha sponde politiche", ha spiegato il direttore editoriale Emanuele Macaluso secondo quanto riportato da Italia Oggi.
Ora, facciamo un piccolo riassunto dell'attività de Il Riformista. Secondo quelli di Articolo 21 ha una diffusione di 3.000 copie vendute in edicola e 7.000 in abbonamento. Secondo la Treccani ne dichiaravano 12.000 nel 2006.
Sono tante o poche? Considerate che Libero vende 105.000 copie al giorno. Ora chiedetevi: "quante persone conosco che leggono Libero?" Ora dividete il numero per 10 e otterrete il numero di lettori de Il Riformista. Se state andando in tilt, forse è perché è impossibile dividere lo 0.
Quindi, signor Macaluso, non le viene in mente che forse, dico forse, se chiudete non è colpa di una qualche congiura massonica volta a togliervi i finanziamenti statali? Non sarà che il vostro giornale fa un po' schifo?
No perché, avete mai sentito di un bar costretto a chiudere perché altri bar gli sottraggono i finanziamenti pubblici? Avete mai sentito di un pescivendolo fallito perché privo di appoggi politici?
Io ho sentito di bar chiusi perché sembravano il garage di mio nonno e di pescivendoli falliti per colpa del supermercato vicino che vendeva le orate alla metà del prezzo.
Ma al direttore Macaluso nemmeno viene in mente che forse, per sopravvivere sul mercato, bisognerebbe conquistare il pubblico. Perché, io cittadino che de Il Riformista mi frega quanto dell'urbanistica assira, dovrei finanziare con le mie tasse un giornale che leggono 12.000 persone scarse? Se lo finanzino da soli.
Se non vendi quello che scrivi, ci sono due possibilità: o sei un Dostoevskij del giornalismo politico italiano e il pubblico non è abbastanza maturo per capirti (e in quel caso ti ritiri a vita privata e offri i tuoi servigi ai pochi illuminati disposti a seguirti ad altissimo prezzo) oppure semplicemente quello che scrivi non interessa a nessuno.
E perché dovrei pagarti per scrivere cose che non interessano a nessuno?
Ma l'editoria è in crisi. I giornali cartacei non vendono più. Senza il sostegno dello Stato non stai sul mercato ecc. ecc. ecc.
No.
Il Fatto Quotidiano sta sul mercato benissimo senza farsi finanziare da nessuno. Scrive stronzate? Bene, non lo compri. Ma non è che pur non comprandolo lo devi pagare lo stesso perché ti prendono i soldi dalle tasse.

giovedì 15 marzo 2012

Andare in banca

Ieri sono andato alla mia banca, che decisamente non è tutta intorno a me.
Sono entrato convinto di tre cose:
a) dirgliene quattro su questa storia dell'antiriciclaggio;
b) minacciarli di cambiare banca se non mi abbassavano le spese di tenuta del conto, che non è possibile pagare 6 euro e mezzo al mese. Cioè, devo pagare per avere il privilegio di darti i soldi?
c) hanno rotto con queste promozioni. E' troppo chiedere che ti tengano i soldi, li usino come cavolo pare a loro, ci facciano gli investimenti sui derivati, ma che almeno non ti scassino la minchia in modo continuativo?

Ne sono uscito con un bancomat nuovo.
Ero pure contento.

Mai mettersi contro i banchieri.


ps. comunque mi hanno anche fatto firmare un nuovo contratto in cui si specifica che non pagherò le tasse di tenuta conto fino a ottobre. Ho come l'impressione che si rivelerà una fregatura comunque. 

mercoledì 14 marzo 2012

Paccata

Questa notte ho dormito bene, è una bella mattinata di quasi primavera e mi sento molto svagato. Non ho quindi nessuna voglia di dire che il governo segue una politica ricattatoria con i sindacati, che non si è mai visto un ministro che prima vuole fare una riforma e poi trovare le risorse per mandarla avanti ecc. ecc. Anche perché non sarebbe vero. Abbiamo avuto decine di ministri che volevano fare le riforme senza avere i soldi e ricattando le parti sociali.
Vorrei invece porre l'attenzione su un altro punto:

La Fornero è (cit. wikipedia):
Professore ordinario di Economia politica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Torino, insegna Macroeconomia ed Economia del risparmio, della previdenza e dei fondi pensione (in inglese). Le sue ricerche scientifiche riguardano i sistemi previdenziali, pubblici e privati, le riforme previdenziali, l’invecchiamento della popolazione, le scelte di pensionamento, il risparmio delle famiglie e le assicurazioni sulla vita.
È Coordinatore Scientifico del CeRP (Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, Collegio Carlo Alberto).
È Honorary Fellow del Collegio Carlo Alberto, Membro del Collegio Docenti del Dottorato in Scienze Economiche dell’Università di Torino e del dottorato in Social Protection Policy presso la Maastricht Graduate School of Governance (Università di Maastricht), di cui è anche docente, membro del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, costituito presso il Ministero del Welfare, membro del Comitato Scientifico dell'Observatoire de l'Epargne Européenne (Parigi), membro del comitato editoriale della Rivista Italiana degli Economisti, editorialista del quotidiano economico e finanziario il Sole 24 ore.
Dal 1993 al 1998 è stata consigliere comunale al Comune di Torino, eletta con la lista "Alleanza per Torino".
È stata Vice Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo (2010-2011)[2][3][4], Vice Presidente della Compagnia di Sanpaolo (2008-2010)[5], membro del Consiglio direttivo della Società Italiana degli Economisti (2005-2007), membro del Comitato Scientifico di Confindustria (2005-2006), membro della commissione di esperti valutatori presso la World Bank (2003-2004), con l'incarico di valutare il ruolo di assistenza svolto dalla Banca nell'attuazione delle riforme previdenziali di paesi con economie di transizione, membro della commissione di esperti della Task Force su "Portability of Pension Rights and Taxation of Pension Schemes in the EU" costituita presso il CEPS (Center for European Policy Studies), Bruxelles (2001-2003), membro della Commissione Ministeriale di esperti indipendenti per la verifica previdenziale (2001), componente del Comitato Scientifico del Mefop (2000-2003).

E l'egr.a ing.a prof.a cav.a Tita Carmine di Buonainsegna della Salcazzo usa il termine paccata in una dichiarazione pubblica? Aoh, Mimmì, e portami 'na paccata d'aringhe da'
Ma dove siamo al mercato? E meno male che questi sono i tecnici superspecializzati. Meno male che hanno uno stile comunicativo tutto diverso rispetto a quello della vecchia politica becera.
A' Fornero, aripijate!

martedì 13 marzo 2012

Almeno Nosferatu ce lo risparmiamo

Secondo l'ultime notizie, pare che il temuto ritorno del principe della notte non avverrà. Sembra infatti che il giudice abbia stabilito, in modo inconsueto e del tutto illogico, che restituire i soldi rubati presi in prestito senza dire niente, per non scomodare troppo l'ufficio contabilità, per trovare notizie a Dubai o a Marrakech nei finesettimana assolati, alla propria azienda non costituisce motivo di assoluzione.

Nosferatu accoglie la notizia con sdegno (ndr.)
http://www.repubblica.it/politica/2012/03/12/news/no_reintegro_minzolini-31386746/
I giudici comunisti hanno deciso che se rubate in un negozio non basta restituire la merce. Né basta chiedere scusa se mettete sotto qualcuno per strada. Quindi regolatevi gente.

(e non dite che era già così per la gente comune, sennò siete antipolitici!)

lunedì 12 marzo 2012

Esbat: storia su un demone coglione

Non so per quale miracolo, ma nella città dove lavoro esiste una biblioteca comunale con un settore fantasy molto fornito. O forse dovrei dire incredibilmente fornito visto che, in media, nelle biblioteche italiane il settore fantasy occupa due mensole dell'ultima libreria in fondo alla saletta buia accanto al bagno.
Grazie a questa circostanza posso spesso avvicinarmi a opere che non mi convincono molto e che in libreria esiterei ad acquistare per la mia perenne assenza di denaro liquido (per non parlare di quello solido).
Oggi parlerò quindi di:
Il sangue c'è. Poteva andare peggio... (ndr)

Esbat è un raro caso di romanzo nato su internet. Inizialmente si trattava di una fanfiction sul noto anime Inuyasha (o almeno noto per chi seguiva la serata anime di Mtv quando Mtv faceva ancora finta di essere una rete ggiovane). Finito in seguito a una serie di segnalazioni sui tavoli della Feltrinelli, veniva quindi pubblicato in sottotono nell'ormai lontano 2007.
Sebbene non sia stato un fenomeno di culto, probabilmente anche per la copertina abbastanza essenziale e per l'assenza di un certo numero di buoni sentimenti comunque necessari nelle storie per adolescenti, deve aver comunque riscosso un certo successo, visto che l'autrice (di cui trovate una simpatica intervista qui ) si è potuta permettere di trasformare il romanzo in una trilogia.
La trama, in breve, è questa:
Una fumettara giapponese di cui non ricordo il nome ma che i fan chiamano Sensei, sta per concludere una serie manga durata anni. Per farla breve, diciamo che tratta di questo. La Sensei è una donna di cinquant'anni, single, assolutamente controllata e per di più astemia (il peggio del peggio insomma), con un ego da far invidia a Lady Gaga e che si considera l'equivalente di un Dio per i lettori delle sue storie. In una notte di luna piena, succede però il fattaccio. Sesshomaru (per comodità userò i nomi dell'anime) arriva incazzato come una belva e le racconta che ha dei poteri speciali e che quello che disegna si trasforma in realtà nel suo mondo. Quindi le ingiunge di riscrivere la storia, che lui non ha nessuna intenzione di passare la vita con l'umana a cui è stato accompagnato.
Lei gli risponde picche.
Seguono rituali in stile wikka, automutilazioni e sacrifici umani. Il tutto complicato da una side-story in cui Sesshomaru scopre per caso una studentessa un po' bruttina, reduce da un tentativo di stupro rituale, con gli stessi poteri della sensei.

Ora, fino al "picche" della sensei la storia filava alla perfezione (ovvero fino a pagina 10 del libro). Poi si capisce che è una fanfiction. Perché? Semplice.
a) Sesshomaru si rivela un coglione
b) Sesshomaru fa sesso praticamente nella scena seguente
Invece di prendere la fumettara e minacciarla di morte se non rivede immediatamente il suo lavoro, il demone le rivela tranquillamente che qualunque cosa accada lui non potrà comunque ucciderla. Che se lei morisse il suo operato diventerebbe irreversibile e lui finirebbe per doversi comportare, per non si sa quanto, come un pacioccone eroe salvaumani, invece del terribile assassino sovraumano che preferirebbe essere.
E glielo dice perché? Boh. Fondamentalmente perché lei fa la faccetta furba e gli dice "perché non mi hai ucciso subito se sei così incazzato? Hai bisogno di me vero?"
Maledette donne. Ci fregano sempre.
Ovviamente prendere la tizia, attaccarla a un muro, e cominciare strappandole una ad una le unghie dei piedi o un paio di denti per vedere se si convince a prendere in mano la matita da disegno non viene considerata un'opzione praticabile. L'autrice trova molto più ragionevole che un demone a cui fa schifo anche solo l'odore degli umani, uno spietato semidio per il quale uccidere una bambina equivale a liberarsi di una mosca,  decida di sedurla e di portarsela a letto (più volte, per diversi mesi) per convincerla ad agire. E non è che usa il sesso come ultima possibilità, quando ogni altra strada è stata eliminata. Macché. Ci va diretto come Rocco sui set in cui lo pagano meno.
Un'ottima idea, che funziona talmente bene che la sensei decide che lo ama e che deve fare di tutto per non perderlo.
Bel lavoro Sesshomaru! Si vede che sei un machievellico principe dei demoni eh!
E anche alla Manni la cosa deve essere sembrata un po' troppo cretina, tanto che per tutto il libro ripete a ogni piè sospinto che la visione del demone è limitata, che non capisce i sentimenti umani perché appartiene a un'altra specie, più un'altra serie di discorsi e giustificazioni che non spiegano però come mai se il demone non capisce i sentimenti umani non faccia altro che tentare di sfruttarli e non ricorra invece a un qualcosa che tutte specie del mondo comprendono: il dolore e il "fai quello che voglio sennò ti ritrovi con un paio di scarpe di cemento a camminare sul fondo dell'Hudson".
Ovviamente la spiegazione è semplice: non può farlo perché altrimenti la storia andrebbe a ramengo. Che va benissimo per quanto mi riguarda. Solo che qui è talmente evidente che c'è bisogno di una sospensione di incredulità francamente eccessiva.
Quello che separa un romanzo serio da un racconto tanto per, è il grado di coerenza interno alla storia. Se presenti un personaggio come un Hannibal Lecter (letteralmente: Sesshomaru si mangia proprio delle persone durante la storia), privo di compassione e incapace di comprendere gli umani poi non lo puoi fare agire come un personaggio random di Beautiful in preda a problemi ormonali.
In altre parole, la trama così com'è non sta in piedi. Spiacente, ma era da rivedere.

Altri punti negativi:
1) ma la descrizione continua a ridondante della bellezza e perfezione di Sesshomaru era davvero necessaria? Seriamente, a tratti avevo l'impressione di avere fra le mani un libro della Meyer...
2) ma la side-story della ragazzina aveva altre funzioni oltre a quella di fornire una scusa per il cliffhanger alla fine?
3) Wikka/satanismo/BestiediSatana/Amicoonline WTF?

Questo significa che il libro è brutto?
No, non direi. Anzi è perfino abbastanza carino. Ci sono scene di grande impatto. In modo particolare: tutte quelle che contengono tagli, sangue che sprizza, atti di cannibalismo ecc. Nota di merito per la caratterizzazione della sensei. Bella anche la descrizione di Yobai (Naraku), anche se qui si sente l'influenza del personaggio originario del manga. Interessante l'ambientazione in Giappone.

Opinione conclusiva: molto carente a livello di plot, ma in fondo siamo una generazione cresciuta a Nutella e Dragonball Z. Quindi where's problem? Se il seguito è sanguinario quanto il primo, lo leggo volentieri.
(in biblioteca)


edit. 05/09/12 --> Sopdet, il seguito

venerdì 9 marzo 2012

CVD




Non lo trovate divertente?

Forse perché non lo è.

Non crederci ma prepara lo spumante

Ogni tanto capita di scordarsi di avere cose in sospeso.Tipo quel giorno che arrivi tranquillo al bar e l'amico ti ricorda che gli devi ancora offrire il caffé da quattro mesi e pretende un cappuccino con pasta per far pari degli interessi. Oppure succede che saluti la donna con un sorriso smagliante e lei ti dice "sapevo che ti saresti scordato della mimosa" facendoti ricordare improvvisamente che l'8 marzo non è soltanto il giorno che segue il 7 e precede il 9.
(e può essere che l'ostilità alla mimosa sia in parte filtrata nel post di ieri, ma lasciamo stare)
In ogni caso, capita, come dicevo, di avere dei conti in sospeso e di non ricordarsene fino all'ultimo momento. Per questo devo ringraziare il Fatto Quotidiano, che pur non essendo il mio giornale preferito, ha un po' la stessa funzione di facebook quando devi ricordarti dei compleanni delle persone.
In altre parole, mi stavo scordando di questo:

Da una ventina d'anni gli italiani hanno un conto in sospeso con questo signore. E invece di finire in prescrizione come tutti i processi alla classe politica degli ultimi venti anni, questo processo potrebbe anche portare a una sentenza definitiva. Forse. Magari. Se non ci mette lo zampino l'amicone del giudice ammazzasentenze.
Io non ci credo, ma una bottiglia di spumante ce l'ho.

giovedì 8 marzo 2012

Quando Capitan Ovvio si porta a casa la giornata


http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/03/08/677902-otto-marzo-festa-donna-quote-rosa-statue-rosa.shtml
"Per essere competitive -ha aggiunto- le donne non hanno bisogno di quote rosa ma di asili nido, di aiuti per la famiglia e per sostenere il doppio peso che rende difficile la loro vita professionale"
Anna Maria Cencellieri, 8 marzo 2012
Mentre il Parlamento si affretta a dare il contentino annuale al fronte femminile varando la solita carta straccia in favore delle quote rosa, giunge inaspettata il ministro dell'interno con un annuncio talmente banale da essere rivoluzionario...

"fottenasega del Parlamento, se sono costretta a stare a casa perché nessuno può tenermi il figliolo"

E se le donne italiane si preoccupassero meno di ricevere le mimose e di organizzare cene uguali a tutte le cene del resto dell'anno, forse qualche risultato in più si otterrebbe.
“Era una festa una volta, ora va a beneficio dei fiorai. E’ un giorno in cui le donne non lavano i piatti la sera e vanno fuori a mangiare la pizza, è una festa che non mi riguarda, non mi interessa, verso la quale ho un certo qual disprezzo e indifferenza”
Grazie anche a Franca Rame.

Buon otto marzo a tutte,


mercoledì 7 marzo 2012

L'emendamento

Beh dai, stavolta ci avevamo quasi creduto...

http://www.repubblica.it/scuola/2012/03/07/news/scuola_saltano_le_assunzioni_il_pd_protesta_con_il_governo-31102776/


Cercasi Calamandrei urgentemente

Pronta la nuova legge elettorale in seguito a un accordo Pdl-Pd.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/legge-elettorale-accordo-pdl-pd-terzo-polo-bonus-sopra-penalizzati-partiti-minori/195801/
In pratica:
- entrano in parlamento solo i partiti che superano il 5%
- i partiti che superano l'11% prendono un bonus di seggi

Proporzionale alla tedesca una sega. Non facevano prima a mettere fuorilegge tutti i partiti che non sono attualmente in parlamento? O magari potevano scriverci che il 90% dei seggi vanno a prescindere a Pd e Pdl e che le elezioni si fanno per il 10% residuo.
Ma io non ce l'ho con i berlusconiani, vorrei che fosse chiaro. Chiedere a uno del Pdl di rispettare le minoranze è un po' come dire a tua zia che (forse) mica tutti quelli con i capelli rasta sono drogati. Io ce l'ho con questi fascisti travestiti da liberali (ma anche con i fascisti travestiti da ex-comunisti) che abitano nel principale partito avverso a quello di Berlusconi.
A pensare che sono gli eredi di gente che si oppose alla "legge truffa" del '53 viene da vomitare. Ma la legge truffa in confronto a questa proposta era un esempio di democrazia ateniese.
E stavolta non c'è Calamandrei a salvarci.

Per questa notizia inauguro una nuova categoria. Complimenti gente del Pd. Siete finiti direttamente in "fiji d'una m..."


martedì 6 marzo 2012

Darsi malati

Da...
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/05/cancellieri-fara-prove-forza-convengono-cota-pronte-compensazioni/195600/

"Non posso aderire a incontri in cui si discutano decisioni come quelle relative alla linea Torino-Lione: decisioni che non mi competono, che sono state via via assunte dalle istanze di governo responsabili e che hanno già formato oggetto, nel corso di parecchi anni, di molte discussioni e mediazioni"
Solo a me suona come un "scusa amore, ma oggi ho un mal di testa terribile"?
Comunque lo capisco. Sai che palle stare ad ascoltare un'oretta gente incazzata per i disastri ambientali? Molto meglio il pranzo in occasione dell'anniversario dell'ascesa al trono di Elisabetta II no?
Ecco quali sono i compiti di importanza vitale del nostro Presidente della Repubblica. Partecipare ai debutti in società.
E non state a scocciarlo su.

venerdì 2 marzo 2012

The Asimov's dark side

Che spesso si vive di pregiudizi è una verità riconosciuta. Pregiudizi come: "non andrò mai a mangiare il cinese! Non mi fido di quella roba che fanno!" Poi un giorno sei costretto ad andarci e scopri che i ravioli al vapore sono una delle cose più buone dell'universo conosciuto e che non smetteresti mai di mangiarli. Oppure come "non leggerò mai Jane Austen! Sono libri da donne" Poi un giorno prendi in mano Orgoglio e pregiudizio e ti riscopri a leggerlo fino a consumarne la copertina e a doverlo ricomprare.
Mi è successa (quasi) la stessa cosa con il libro che recensisco oggi:

Puoi anche essere figo, ma cameriere rimani (ndr)
Non so con precisione perché non avessi mai preso in considerazione il ciclo dei racconti dei vedovi neri di Asimov. Non posso dire che fosse sfiducia nei confronti di Asimov come giallista. I libri di Elijah Bailey, che ho letto con passione, ruotano tutti attorno a una indagine, però non sono ovviamente dei gialli canonici. Nel senso che l'aspetto fantascientico (o il love interest se prendiamo in considerazione The Naked Sun) rimaneva comunque predominante. La trama di questi racconti - mai fidarsi del retro dei libri, fra l'altro - presentava invece un impianto tradizionale: mistero/ricerca/soluzione. E io in genere odio i libri gialli, anche se forse questa definizione non è esatta.
Per essere più precisi odio i polizieschi e ogni altra storia gialla che si avvicina a quel genere. In particolare trovo assai fastidiose:
a) le scene del delitto, con l'eterna descrizione di particolari insignificanti e ripetitivi al solo scopo di nascondere l'indizio decisivo alla risoluzione del crimine. Lo faceva nonna Agata all'inizio del secolo scorso e continuano a farlo ai giorni nostri. La ... noia.
b) gli inseguimenti. Anche perché 9 volte su 10 la persona seguita non è colpevole, ma è introdotta dallo scrittore nel posto e nel momento sbagliato al solo scopo di depistare l'indagine.
c) le testimonianze shock e i lampi di genio che arrivano casualmente al momento giusto per la risoluzione dell'indagine;
d) l'approfondimento delle psicologie e dei fatti privati totalmente inutili ai fini della storia ma necessari ad allungare il brodo prima della fine.
Se ho molto apprezzato questi primi racconti dei vedovi neri è proprio perché tutti questi elementi non compaiono mai.
Trama: Asimov prende spunto da un club di New York realmente esistito, il Trap Doors Spiders (i Vedovi Neri, per l'appunto), per ambientare i suoi racconti gialli in un ristorante. I membri fissi del club sono sei: Geoffrey Avalon, Emmanuel Rubin, James Drake, Thomas Trumbull, Mario Gonzalo, Roger Halsted, diversi per carattere e attitudini. Ogni mese si riuniscono a cena nello stesso locale, serviti dall'ineffabile cameriere Henry Jackson, anch'esso considerato un membro ad honorem del club. A turno uno dei sei svolge il ruolo di anfitrione, con l'onere di pagare il conto e l'onore di guidare la seduta e scegliere l'ospite. Il settimo commensale, che varia di volta in volta, rappresenta l'elemento centrale della serata, essendo interessato direttamente o indirettamente al mistero del mese. In genere i Vedovi Neri si accapigliano sul caso, esaminandolo da ogni prospettiva e immaginando ogni possibile soluzione. A rivelarsi chiarificatore è però l'intervento finale di Henry, che giunge sempre per ultimo facendo notare un particolare decisivo ma talmente ovvio da risultare del tutto trascurato sia dai soci sia dal diretto interessato.  I casi proposti possono essere considerati come sciarade mentali, alla fine delle quali la sorpresa è il sentimento dominante.
In questo semplice meccanismo risiede gran parte del piacere della lettura.

La struttura del libro presenta però alcuni punti di minore efficacia.
Il primo, inevitabile, riguarda la mancanza di una trama orizzontale. I racconti sono stati concepiti essenzialmente come indipendenti e sono stati pubblicati su riviste diverse a distanza di anni l'uno dagli altri. Benché rivisti e rimaneggiati in vista di una pubblicazione collettiva, tale impostazione si sente.
In secondo luogo, la stessa semplicità a cui punta il finale, rappresenta un punto debole se il lettore riesce a cogliere l'elemento mancante della vicenda. A trame assolutamente impeccabili come Out of Sight (Nascosto alla vista) o The Obvious Factor (Il fattore ovvio), in cui il finale lascia veramente a bocca aperta, si contrappongono storie di minore impatto come Truth to Tell (A dire il vero) o Early Sunday Morning (Domenica mattina presto) in cui fin da subito si riesce ad intuire l'evoluzione della storia.
Terzo e ultimo fattore di debolezza, di cui però non si può incolpare l'autore, è il problema della traduzione. Alcuni racconti presentano giochi di parole non perfettamente riproducibili in italiano come Go, Little Book! (Vai librettino!), che tolgono parte del piacere alla lettura.
Il risultato è tuttavia più che gradevole.
Una piccola nota: c'è un particolare di questi racconti che non mi è piaciuto affatto e che lascia un gusto dolceamaro. Henry Jackson è indubbiamente il protagonista. Appare evidente come Asimov si diverta a raccogliere la crème de la crème degli intellettuali newyorkesi per far poi risolvere il mistero dall'apparentemente meno qualificato cameriere. Questa sensazione di incongruità tra il ruolo ricoperto e l'effettiva centralità nel racconto si presenta in praticamente tutti gli episodi. Gli ospiti chiedono invariabilmente spiegazioni sull'identità di Jackson e si stupiscono che venga considerato membro (anche se esterno) del club. Lo stesso Jackson si fa spesso carico di "scusarsi" dei suoi interventi e in qualche modo rivendica la sua estraneità di fondo alle attività del club. Tale tendenza raggiunge l'apice nell'ultimo racconto (Out of Sight ) in cui H.J. lancia un epitaffio ironico sulla categoria dei camerieri, ovvero che "il cameriere si nota solo se commette degli errori, mentre se è bravo risulta invisibile".
E questa qualità di invisibile permane nel procedere dei racconti. J. è fondamentalmente più sveglio degli altri membri del club e le sue qualità vengono riconosciute a più riprese. Tuttavia lui rimane comunque quello che serve la cena mentre gli altri mangiano e che porta via i bicchieri e sparecchia la tavola quando gli altri sono andati via.
E a questo punto tutto il rovesciamento di prospettive che Asimov prova a esprimere nell'affidare al cameriere il ruolo di solutore degli enigmi va a farsi benedire. Perché anche se lui è il più sveglio, continua comunque a spazzare la sala mentre quelli si mangiano gli arrosti.
Ovviamente tutto ciò è inevitabile. Jackson non potrà mai mettersi a tavola insieme agli altri (a meno che non avvenga negli altri racconti che non ho letto, ma ne dubito), altrimenti si perderebbe il senso dell'ambientazione e tutta la struttura narrativa svanirebbe. E forse a J. non andrebbe nemmeno. Magari vive benissimo con la moglie e i figli e la sera si fa quattro risate sorseggiando un succo di frutta mentre racconta alla bimba di come sono stupidi i tizi a cui serve da mangiare. Oppure è sinceramente affezionato ai membri del club e si diverte immensamente a fare solo "l'ospite esterno". Oppure non gliene frega niente di niente.
Però cavolo, che a nessuno venga in mente che forse un tipo del genere sia un tantino sprecato a servire ai tavoli fa un po' incazzare. E dategli un agente cazzo!

giovedì 1 marzo 2012

La politica fatta su facebook

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/29/cosa-aspettate-dalla-germania-futuro-merkel-chiede-cittadini-internet/194673/

Ho letto questa notizia e mi sono magicamente apparsi gli autori dei commenti...

"La salute prima di tutto!"
300

... a colloquio con la Merkel per parlare del futuro della Germania.
Ho capito che non sono ancora pronto per la democrazia di internet.