martedì 7 gennaio 2014

Telecom vs players - round 1

Se non giocate online probabilmente non ve ne siete nemmeno accorti, ma in questi giorni Telecom Italia sta avendo un ping disastroso nei confronti di gran parte dei server dell'Europa Centrale. Cos'è il ping? In parole povere (se mi legge uno del settore mi spara) si tratta del segnale di ritorno del server. Tu, lato client, dici al server: "ehi stronzo, fammi leggere la tal cosa" e lui ti risponde "eccola qui e ricordati di andare affanculo, sfigato".
Il tempo che occorre ad avere la risposta viene definito "ping". In altre parole è il tempo necessario affinché la comunicazione arrivi e torni al tuo computer.
Ovviamente questa cosa non da nessun problema a chi naviga normalmente. Se state su facebook e il server ritarda di un decimo di secondo (ovvero 100ms -> millisecondi) a rispondervi, la cosa passa inosservata. Se invece siete su un gioco online dove dite al vostro pg "vai qui", 100ms comportano un effettivo ritardo perché notate da subito come il tizio esiti un po', prima di muoversi.
100 ms sono all'incirca il limite del sopportabile. Sotto i 100 non noti nessun ritardo di risposta (è semplicemente troppo veloce per essere captata dai sensi umani) sopra ti disturba. 160ms significa: ingiocabile.

Tutto questo per dire che, da ieri, un discreto numero di pc player italiani è impossibilitato a soddisfare il bisogno quotidiano di nerdismo.
Mi sembrava doveroso conservare, a futura gloria, i migliori commenti piovuti sulla pagina facebook di Telecom. Buona lettura.

NB: i commenti sono, al 90% di giocatori di League of Legends, Hearthstone, Starcraft e altra roba che non conosco.


















ps. ovviamente ogni elemento atto a riconoscere il commentatore è stato impietosamente cancellato. Qui temiamo tutti la vendetta di Telecom (e poi andarseli a ricercare su facebook è più divertente)

giovedì 2 gennaio 2014

Piangere e ridere allo stesso tempo

E' da un parecchio che non scrivo qua sopra. Un po' perché in questi giorni non ho molto di interessante da dire, un po' perché sono in uno di quei momenti della vita in cui tutto è in sospeso e si aspetta di capire bene dove sta andando a parare, prima di dare giudizi o di formarsi opinioni.
E beh, il 90% di questo blog sono giudizi e opinioni, quindi...

Due righe sul mio regalo di Natale di quest'anno, però, dovevo proprio scriverle. E non parlerò dell'utilissimo smartphone (prezzo scontato 99 euro) che renderà la mia dipendenza da internet ancora più tragica, permettendo di connettermi praticamente ovunque la TIM abbia rete, e rendendomi ancora più succube del Grande Fratello aka Telecom Italia (che tanto possono pure spiarmi, al massimo mi beccano al telefono con mi madre) a cui sono passato da Vodafone, bensì dell'opera d'arte e di genio che porta il titolo de "La profezia dell'armadillo".

Agrodolce, come tutto quello che scrive e che disegna (ndr.)
Ora, per chiunque non conoscesse Zerocalcare...
1) Vergognatevi;
2) Andate qui e fatevi una cultura...
3) Zerocalcare (Zero o Zc per gli amici) è il miglior fumettista sotto ai 40 anni attualmente vivente in Italia (è dell'83, tanto per essere precisi). Per quanto rifiuti per i suoi lavori la descrizione di "manifesto generazionale"sfido qualunque maschio nato fra il 1980 e il 1990 a non riconoscersi in quello che scrive e che disegna. Nella prefazione de "La profezia dell'armadillo" Makkox (e spero sappiate chi è Makkox) scrive:
"Le sue quattro storielle inviate in redazione erano Storie Geniali. Geniali nel segno, geniali nel racconto. Genuinamente geniali. Geniali da fottuto natural, non da ci ho lavorato vent'anni alla scuola di piloti acrobatici, ma geniali da: toh, so volare, che buffo, non mi costa nessuna cazzo di fatica e no, non voglio volare a El Paso"
E la sensazione è proprio quella. La storia, il disegno, sembra che esca fuori da solo, nella semplicità e nella quasi ingenuità più totale. Più che un fumetto sembra un pezzo di vita improvvisamente caduto su una pagina bianca. Toh... ecco dove era andato a finire.
La sua particolarità è costituita dalla rappresentazione dei flussi di coscienza tramite personaggi di fantasia (l'armadillo, prima di tutto) e da un continuo incrociarsi di riferimenti presi da videogiochi, film, fumetti, anime o internet in generale.

La profezia: 136 tavole divise in brevi storie che compongono una storia più grande che si snoda su due linee diverse, tragica e comica allo stesso tempo. Si vorrebbe ridere per le singole storie (su "Pattini" e su "Motivazioni/1" probabilmente mi hanno sentito dalla casa accanto) ma allo stesso tempo cresce la tensione per quello che sta succedendo nella Storia, che non è allegra per un cazzo.
Il finale è un pugno nello stomaco... per fortuna c'è l'amico armadillo a sdrammatizzare.

Visitate il suo sito, leggete le sue storie (ce ne sono decine totalmente free e ne pubblica in media un paio nuove al mese) e presto non potrete fare a meno di comprare i suoi libri. Per una volta, sono soldi ben spesi.

giovedì 28 novembre 2013

"Ah beh" aka come finiscono le storie

Certo che è strana eh, questa cosa di Berlusconi. Insomma, pensiamo alla nostra adolescenza. Quelli della mia generazione sono cresciuti nel ventennio berlusconiano. In realtà, io nel '96 avevo dieci anni, era la prima volta che mi facevo domande su concetti come "stato", "politica" e "governo" e a palazzo Chigi c'era Prodi. Da lì la prima grossa delusione della mia vita di giovane militante: mi ero convinto che l'Italia fosse un paese di sinistra, solo per poi accorgermi che avevo acquisito consapevolezza proprio durante l'unico governo di sinistra che l'Italia avesse mai avuto.
Da quel momento Berlusconi diventò "il nemico".
Oh, era facile. B. aveva chiaramente tutte le caratteristiche per esserlo. Ignorante, sguaiato, disonesto, bugiardo, megalomane e sempre al confine fra la comune arroganza da pulciaro arricchito e il delirio di onnipotenza del serial-killer professionista. Tipo Sauron, se a Sauron fosse interessato andare a letto con le minorenni.
Insomma, per vent'anni abbiamo sempre saputo perfettamente chi fosse il cattivo principale della storia. Sapevamo anche chi erano i servi e gli avversari, anche se alla fine ci siamo accorti che queste ultime categorie si confondevano spesso.
Poi arriva il giorno finale, quello della decadenza, e ci accorgiamo che non ce ne frega più nulla.

Ti ritrovi in discussioni del tipo:
- ma oggi quante ne abbiamo?
- 27
- ah, ma oggi c'era da fare qualcosa?
- boh, c'è l'olio nuovo alla coop
- nah, qualcos'altro
- ma che c'era quella cosa di Berlusconi?
- ah sì, è vero, ma è decaduto mi pare
- ah beh

Eh sì, la vita è questa qua. Non esistono i lieti fine, per la semplice ragione che non esistono i finali. Ci sono momenti che sono belli da vivere, ma alcuni tardano talmente tanto che alla fine nemmeno ti ricordi di festeggiarli.

Ciao Silvio. Sei stato un bel personaggio. Però scusa, fai quel che ti pare, ma non ci interessi più. Sei noioso, ormai.
vale

martedì 12 novembre 2013

La dicotomia di Gemmel e Druss

Ci ho messo una vita, ma finalmente ce l'ho fatta. E' stata probabilmente la recensione più difficile che abbia scritto fino a adesso. Perché, ve lo spiegherò tra poco. Nel frattempo, per introdurre l'argomento, vi rimando al vecchio post su "Le Spade del Giorno e della Notte", al termine del quale ci era rimasto un dubbio: chi cavolo sarebbe il tizio che rompe continuamente le palle agli altri su quello che un guerriero dovrebbe o non dovrebbe fare?
La risposta risiede all'interno dei due volumi raffigurati qua sotto. Fate quindi un generoso applauso alla Leggenda dei Drenai, Morte che Cammina, il Capitano dell'Ascia, Druss il Possente.

Mi chiamano "morte che cammina" Giusto per dire eh... (ndr.)
Tipo un assedio, ma continuiamo solo fino a quando il generale nemico non si scazza (ndr.)

Trama: chi diavolo è Druss?
Ci troviamo di fronte al classico corto circuito dei libri fantasy. Druss è un taglialegna che vive nei boschi del nord nell'Impero Drenai. Si tratta di un tipo fondamentalmente pacifico, anche se La Leggenda di Druss esordisce con lui che rompe il naso a un villico random che si era permesso di fare apprezzamenti spinti alla sua donna. Anche se, in effetti, fare apprezzamenti spinti alla donna di un tizio alto due metri per 180 chili e con un pessimo carattere, non depone certamente a favore dell'intelligenza del villico in questione.
Tuttavia Druss è un tipo pacifico. Un po' orso, certo, ma che al mondo chiede semplicemente due cose: che la gente non si metta sotto agli alberi che sta tagliando e che gli sia permesso vivere in pace con la donna di cui sopra (di nome Rowena).
Solo che questo è un libro fantasy. Quindi ovviamente di lì a poco passerà un gruppo di razziatori che gli rapirà la donna e tenterà di ucciderlo mentre taglia gli alberi. Ecco quindi che un comune boscaiolo che nessuno avrebbe mai visto né conosciuto, si mette sulla strada del "diventeròilpiùgrandeeroeevah". Seguono migliaia di morti, quest impossibili, tre guerre e la caduta di due imperi.
Solo perché non avete voluto lasciare in pace un fottuto taglialegna.
Fate voi.

La Leggenda dei Drenai è ambientato invece alcuni decenni dopo l'ultimo evento de La Leggenda di Druss. Il taglialegna, diventato il più famoso guerriero della storia, è ormai anziano quando la patria lo chiama di nuovo. L'imperatore dei Nadir, che sarebbero praticamente i mongoli, Ulric, che sarebbe praticamente Genghis Khan, ha tipo mezzo milione di soldati a cavallo che non sa come utilizzare. Quale soluzione migliore alla disoccupazione giovanile di una bella invasione ai danni del vicino stato Drenai, il cui re ha avuto la bella pensato di ridurre l'esercito ai minimi storici, avendo per vicino solo un re sanguinario con mezzo milione di cavalieri a disposizione?
A difendere la Grande Muraglia la fortezza di Dros Delnoch, porta dell'Impero Drenai, ci sono soltanto diecimila contadini strappati dai campi e armati di forconi. Riuscirà Druss a compiere la sua ultima impresa?
Al suo fianco un guerriero codardo, ma che a volte va in berserk tipo l'Eva di Shinji, dalla fortuna variabile. Nel senso che per puro caso si ritrova accoppiato con l'erede della più grande fortezza del nord (che culo!), scoprendo però subito dopo che adesso gli tocca difenderla dal mezzo milione di mongoli di cui sopra (doh!).
Personaggi secondari: un gruppo di monaci/guerrieri/stregoni bianchi apparsi dal nulla, Robin Hood e gli allegri compagni del bosco e un gruppo di altri tizi semibarbarici.

Perché è stato difficile scrivere questa recensione? Perché i libri mi sono piaciuti un casino pur trovandovi difetti a iosa. Come uscire da questa fastidiosa dicotomia? Ci ho pensato molto e ho concluso che è impossibile. Cercherò quindi di illustrarvi i punti deboli (-) della narrazione affiancati ai rispettivi punti di forza (+):

1) Il narratore  
(-) Probabilmente è la cosa più fastidiosa. Gemmel utilizza un narratore onnisciente con focalizzazione zero. In pratica veniamo a sapere sempre tutto di tutti, in qualsiasi momento. Quello che pensa Druss, quello che pensano i suoi avversari, sua moglie, suo padre, suo zio. I punti di vista di tutti sono descritti con costanza rendendo praticamente impossibile ogni vera identificazione con il protagonista. Seguiamo Druss e le sue imprese, ma non siamo mai veramente al suo fianco. Siamo un po' più in alto e vediamo lo svolgersi degli eventi come se fossimo sugli spalti di uno stadio. E' una tecnica narrativa vecchia e abbastanza fuori moda che non permette l'introduzione di dubbi, di colpi di scena, di improvvisi stravolgimenti della trama. Le sorprese, quando arrivano, si inseriscono sempre in un contesto in cui il lettore sa sempre perfettamente dove sono collocati i vari personaggi e ne può prevedere quasi sempre con esattezza il comportamento futuro.
(+) Il problema è che tutto ciò è chiaramente voluto. Il narratore onnisciente, sebbene estremamente fastidioso, è però adattissimo alla storia come la racconta Gemmel. Si tratta di un onestissimo fantasy epico vecchio stile, senza pretese di complessità o di modernità, senza antieroi e senza laceranti divisioni: al 90% sappiamo sempre chi ha torto e chi ha ragione, chi merita di essere salvato e chi si beccherà un colpo d'ascia di Druss.

2) L'impianto morale
(-) Anche qui l'assenza di complessità balza subito all'occhio. Il villaggio di Druss viene attaccato e all'inseguimento dei razziatori compare un vecchio con due spade che immediatamente si lancia nella predica rituale e enuncia il suo codice: il codice del guerriero.
Un cavaliere è votato al coraggio. Il suo cuore conosce solo la virtù. La sua spada difende gli inermi. Il suo potere sostiene i deboli. Le sue parole dicono solo la verità. La sua ira abbatte i malvagi
Ah no, aspettate, Questo è Dragonheart. Però ci andiamo vicino: 
"Non violare mai una donna, non fare del male ad un bambino, non mentire, imbrogliare o rubare, perché queste sono cose per uomini da poco. Proteggi i deboli quando il male è forte e non permettere mai a pensieri di guadagno di spingerti a perseguire il male"
Insomma, la crescita morale di Druss da taglialegna di umore turbolento a guerriero difensore degli inermi è prevedibile da pagina 10 e prosegue senza cedimenti. Sì, ogni tanto c'è l'ascia invasata di potere demoniaco a farlo vacillare un po', ma le incertezze sono temporanee e mai pericolose.
(+) Per la serie "a quanto pare Gemmel può farlo", tale mancanza di complessità non si traduce però in noia e disinteresse perché... beh, fondamentalmente perché c'è Druss. E nella caratterizzazione del protagonista l'autore fa un lavoro da maestro. Druss è eroe positivo proprio perché privo di complessità.

I tuoi nemici ti hanno rapito la donna? Cazzo, li insegui con un'ascia a due mani, gli entri nell'accampamento e li ammazzi tutti per riprenderla.
Sì, ma sono quaranta contro uno. Sticazzi.
Devi liberare un tizio in un accampamento di briganti, non ti puoi far notare, ma incroci quattro tizi che stanno per violentare una donna.
Pazienza ammazzi tutti e liberi la ragazza.
Ma così ti catturano e finisci in una segreta a morire di fame. Eh Sticazzi.
Infine, c'è un tizio con mezzo milione di guerrieri che assedia una città difesa solo da contadini. Sai benissimo che non puoi vincere e che ogni difesa è inutile.
Eh Sticazzi.

Ci si ritrova ad amare Druss perché fa dello sticazzi positivo una morale di vita. Le preoccupazioni sulle conseguenze, sui guadagni e le perdite accettabili sono cose per "uomini da poco", appunto. Il cazzo di codice dice che devi difendere i deboli, sì o no? Sì. E allora prendi un'ascia e mena. Fine della discussione.
E il bello è che quelli che gli stanno attorno l'ascia la prendono davvero. Perché vedono Druss e pensano "ecchecazzo, pure io", risultando alla fine ancora più eroici perché, al contrario di Druss, non sono alti due metri e non pesano 180 chili. Il tutto condito da frasi tipo "il vero eroe è il contadino che zappa la terra dalla sei di mattina alle otto di sera, mica il soldato" a cui si sottintende che se però, oltre a zappare, prendi pure la spada e ammazzi un po' di selvaggi a cavallo, tanto meglio. 

3) Caratterizzazioni meh
(-) I comprimari lasciano un po' a desiderare. Prendiamo Rek ad esempio, nella Leggenda dei Drenai. Dall'inizio ci viene descritto come un codardo che scappa dalla guerra. Lui stesso lo precisa in più punti e ci tiene a ripeterlo praticamente a chiunque incontri.
In realtà non scappa mai.
Cosa alquanto singolare per un codardo dichiarato.
E non è che di solito svolga il ruolo di scrivano in un qualche castello fortificato. Entra nell'esercito, si guadagna il titolo di ufficiale, viaggia costantemente in zone infestate da banditi (tanto da essere amico di alcuni di loro), salva damigelle in pericolo e in più accetta di seguire una di loro verso la più grande, nonché la più disperata, battaglia di tutti i tempi. Di fronte a tutto ciò, si dichiara codardo perché: "eh quando ero soldato, a un certo punto sai, ho visto che era morto l'80% di quelli che conoscevo, nonché 3 o 4 ufficiali che ricoprivano il ruolo prima di me, e mi è venuto da pensare: non è che a fare il messaggero per i ricchi ci guadagno di più e campo meglio?"
Se questa è codardia, allora è un vile dichiarato chiunque riesca a contare fino a 10 senza utilizzare le dita delle mani. Si chiama "avere un cervello", a casa mia.
Vogliamo parlare dell'ordine di monaci guerrieri? Cioè, ci sono questi trenta tizi, scelti fra gente dotata, che si allenano per raggiungere la perfezione e per morire nella più grande battaglia di ogni epoca. Sì ma, perché? E non voglio neppure sapere perché dei monaci che servono il flusso eterno e sacro della vita, passino il 90% del loro tempo esercitandosi per imparare a toglierla. Mica stiamo a questionare su queste banalità. No, dico, perché proprio loro? Chi glielo fa fare? Da dove arrivano? Chi li manda? Boh. Li ha chiamati la Fonte e se non ti sta bene cazzi tuoi.
(+) Stranamente, per tutta la durata del libro si riesce benissimo a far finta di niente. Sarà che siamo distratti dal continuo vorticare delle lame, sarà che in fondo i personaggi sono simpatici, sarà che comunque la lettura scorre. Mistero.

4) Numeri cosmici
(-) Gemmel non si è impegnato granché nella verosimiglianza, c'è poco da fare. L'assedio ne La Leggenda dei Drenai è esemplificativo di tutta la vicenda. Andiamo per punti:

  • Mezzo milione di nemici - chiunque abbia in mente di scrivere di un mondo dai connotati paramedievali sa che si tratta di un'assurdità. I Romani avevano circa 350.000 uomini sotto le armi. Alla fine delle lotte tra Ottaviano e Marco Antonio e in tutto l'impero. Erano talmente tanti che Augusto fu costretto a diminuire i numeri per evitare di andare in bancarotta e, soprattutto, a nessun generale nella storia, prima delle campagne napoleoniche, è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di muovere mezzo milione di persone in una volta sola. Semplicemente perché è un incubo a livello logistico. Prima dell'introduzione della ferrovia non esiste modo di rifornire un fronte di tale grandezza, né di farlo muovere. Basta pensare che gli stessi prefetti romani, che di logistica un po' se ne intendevano, ritenevano assolutamente inefficiente e tatticamente assurdo ogni esercito che superasse il numero massimo di 8 legioni (ca. 40.000 soldati e qualche migliaio di cavalieri). Possono sì sopravvivere grandi masse barbariche in movimento (i Cimbri ai tempi di Mario e Silla, per esempio), ma erano popolazione nomadi intere (quindi formate anche da donne e bambini) costrette a spostarsi continuamente solo per sopravvivere. Non si è mai visto un esercito di mezzo milione di uomini che si accampa sotto una fortezza. A farci cosa poi? O hai di fronte l'Himalaya e quello è proprio l'unico passo possibile (per la serie WTF?) oppure un generale abile come Ulric (così viene descritto) sicuramente potrebbe trovare qualcosa di meglio da far fare a mezzo milione di cavalieri che non mandarli tutti in un luogo dove non si possono usare i cavalli.
  • Il muro infinito - ok, la città difesa da Druss ha 6 muraglie difensive. La prima viene descritta come talmente ampia da richiedere tutti i 10.000 uomini schierati per essere difesa e comunque potrebbero non bastare. Ora, è una questione matematica. Se occorrono 10.000 uomini per difenderla e vogliamo essere generosi sullo spazio (almeno 1 metro di spazio a testa glielo vorremo dare no, altrimenti manco ce la fanno a muoversi) siamo di fronte a un muro da difendere di 10 chilometri. Potrebbero anche essere 20 o 30 perché ci dicono che i guerrieri bastano a malapena. Ma chi cavolo si mette a difendere un muro di 20 chilometri? E che razza di città ci sta dietro? Giusto per dire, Gerusalemme, ai tempi dell'assedio di Tito, aveva un perimetro di 6 chilometri e mezzo. L'intero perimetro, non uno dei muri esterni.
  • Assedianti sempre sulle mura - ora, io non so dove Druss abbia imparato a respingere un assalto, ma di solito il modo migliore non comprende l'aspettare con le armi in pugno che il nemico abbia raggiunto la sommità delle mura per poi tentare le ributtarlo giù. Di solito le mura servono appunto a non farsi scalare. Come cavolo è possibile che i nemici si arrampichino permanentemente su per le cavolo di scale? Dove stanno gli arcieri? Dormono? Bah.
  • Devo andare che mi scuoce la pasta - Ulric con la clessidra in mano che dice "o me la prendete entro tot, questa fortezza, oppure ce ne andiamo" è una delle scene più belle (e irrealistiche) mai descritte nell'universo fantasy. 1. Ma con mezzo milione di guerrieri, non ne potevi lasciare indietro qualche decina di migliaia a guardarti le spalle? Organizzi l'invasione del secolo e non ti preoccupi di lasciarti dietro eventuali figli ribelli? Ciccio, così l'imperatore lo sappiamo far tutti; 2. ma se proprio dovevi andare, non potevi lasciar lì un 100.000 soldati a finire l'assedio? 3. e a prescindere, ti sembra il caso di stare un mese di fronte a delle mura e poi andartene quando ormai restano a difenderla quattro gatti? Mah. Decisamente, Gemmel non sapeva come concludere il libro ma così è un po' una cagata.
(+) Rimane l'epicità. Eh beh, lì non ci puoi fare nulla. Druss che si oppone alla carica degli Immortali. I contadini che diventano guerrieri. Il coraggio, la serenità del guerriero e tutto il resto delle minchiate che spingono noi uomini a giocare con le spade finte dai tempi di Omero ai giorni nostri, sono tutte lì e si fanno sentire. Mescolate a buone dosi di comune buon senso che stemperano e ridimensionano sotto l'ottica dell'ironia.

Conclusione: non è la saga della vita ma Druss si salva e rimane nei nostri cuori.
6 per le trame un po' sconclusionate
8,5 a Druss.

7,5 voto finale di giustezza

venerdì 25 ottobre 2013

La reazione uguale e contraria

Direttamente agli antipodi del fenomeno, da cui siamo passati tutti, del "un ragazzino mi ha dato del lei sul bus" O.O, c'è il passaggio alle casse della Coop. Ove la commessa ti dice: "questo è un articolo alcolico, te sei maggiorenne?"

Beh in realtà avrei 27 anni ma grazie per il complimento.

E vaffanculo.

martedì 15 ottobre 2013

Andata e ritorno, 4 giorni nel mondo della scuola

C'era una volta un giovane laureato in lettere di belle speranze, moderatamente convinto di voler fare l'insegnante. C'era una volta una graduatoria di terza fascia a cui si era iscritto ma di cui non aveva più avuto notizie per quasi due anni.
Un giorno, giunsero mail da scuole vicine e lontane. Supplenti cercavano e al più presto. Lo sciagurato rispose.

Eccomi dunque, reduce di quattro giorni di insegnamento alle medie.
Sono vivo. E' già un buon risultato.
Mi rendo conto però che non è un commento adeguato all'occasione e cercherò quindi di essere più specifico. Il problema è che non ho ancora deciso cosa pensarne. Certamente non è stato come me lo aspettavo. Oddio un po' sì. E un po' no. Insomma. Decisamente i miei allievi di prima e terza mi hanno tolto gran parte del romanticismo che prima aleggiava intorno alla figura del prof. Dall'altra no.
Insomma. Ma andiamo per gradi.

1) Il primo stadio è quanto mai facile da riconoscere. Si tratta del terrore assoluto. Pensate di potervi anche solo lontanamente immaginare cosa significa entrare in una classe, chiudersi la porta alle spalle e trovarsi improvvisamente da soli con (in media) 25 ragazzini di cui non conoscete nemmeno il nome e dover fargli fare delle cose?
Ok no. Fidatevi. Perché io pensavo di potermelo immaginare e no, non è stato affatto come pensavo. Aggiungeteci un'insegnante di sostegno che vi accoglie dicendovi: "ok, io allora vado, se vuole può iniziare a spiegare il complemento predicativo dell'oggetto, sono arrivati lì".
"Certo, cominciamo subito. Peccato che mi hanno chiamato alle 9 di questa mattina per entrare alle 10 e l'ultima volta che ho sentito parlare di quel complemento o dell'analisi logica in generale è stato tipo, boh, 15 anni fa, quando ero alle medie pure io?"
Ovviamente la parte in corsivo è rimasta non detta.
Il secondo muro con cui ci si scontra è quello del numero. Le classi italiane sono in media di 25 persone. Spesso la media è precisa. Nel senso che non esistono paradisiaci istituti scolastici, benedetti da San Crispino, in cui ci sono classi da 15 studenti e altri simili a bolge infernali che ammassano 40 ragazzi nella stessa stanza. No, all'incirca le classe sono tutte intorno ai 25 studenti. Questo spiega perché la scuola italiana faccia praticamente tutta un po' schifo.
Seriamente, è impossibile lavorare in modo accurato con 25 persone a cui badare. Anche nella migliore delle ipotesi, quella in cui tutti sono attenti e seguono, se fai una domanda a un tizio in prima fila, per quel giorno con lui hai finito. Stop. Ci sono tutti gli altri a cui badare e prima che tu abbia terminato di fare il giro la lezione è finita. Inviterei caldamente tutti i fautori dell'insegnante unico a stare un'ora in una qualsiasi classe di 25 alunni. Vi assicuro che non solo cambieranno opinione ma saranno pronti ad autotassarsi per finanziare la scuola.
Questo quando ci sono le condizioni ottimali. Solo che sei un supplente. Quindi le condizioni ottimali non ci saranno a prescindere. Solo che in ogni classe ci sono almeno 2/3 alunni che dovrebbero essere seguiti da un'insegnante di sostegno perché hanno:
a. deficit di apprendimento;
b. iperattività a livelli patologici;
c. deficit di altro tipo che non so catalogare perché non è il mio mestiere ma... beh, quando fanno il verso della gallina o la sirena dell'ambulanza ogni 3 minuti e mezzo, secondo me qualche problemino di fondo c'è;
d. passato con vandalismo generico (alle medie eh);
e. problemi di comprensione linguistica;
f. tutte queste cose insieme;
E ovviamente di insegnanti di sostegno ce n'è una sola per TUTTA la scuola che, non possedendo il dono dell'ubiquità, può passare il suo tempo solo in una classe alla volta (se c'è una giustizia dopo la morte credo che le ultime due ministre dell'istruzione M&G verranno rinchiuse per l'eternità in una classe che abbia solo allievi "di un certo tipo").
Quindi? Quindi casino e depressione. Fine del primo giorno.

2) La seconda fase è quella della resistenza. Ok, sei entrato nella gabbia del leone e ne sei uscito. Ti ha un po' mordicchiato oppure, peggio ancora, ti ha ignorato del tutto, però cavolo, poteva andare peggio. Ti sei pagato l'università servendo la cena a burini in trasferta che mettevano il parmigiano sulla pizza, mica ti puoi arrendere di fronte a dei tredicenni.
Quindi torni preparato. Hai due bottigliette d'acqua da mezzo litro (come cavolo facevano i miei docenti a fare lezione senza mai bere un goccio?). Ti sei consultato con la prof in malattia, ti sei preparato sui loro programmi. Ti sei rivisto tutta l'analisi logica dalla A di "apposizione" alla Z di "zio cane quanto è inutile il complemento di materia" e sei pronto all'azione.
Urti contro il muro del disinteresse e della nullafacenza. Nel senso che potresti fargli anche una lezione su Rocco e Sasha e non ti cagherebbero comunque di striscio per partito preso.
E poi il CASINO COLOSSALE che riescono a fare. Quel casino infido in cui non si sente a un metro ma comunque non c'è nessuno che parli a voce così alta da potergli urlare contro di stare zitto. Quel casino che ti fa capire perché a volte i tuoi insegnanti avevano lo sguardo un po' folle di chi si sta chiedendo se la Convenzione di Ginevra si applichi o meno all'interno degli istituti scolastici.

3) Il terzo stadio è quello dell'accettazione. Sei un supplente, non ti considereranno comunque. Quindi di certo non incidi ma non puoi nemmeno fare grossi danni. Questo ti fa sentire un po' meglio. Cominci a divertirti un po' e a vedere i lati belli. Tipo che quelli di prima fanno a gara per leggere. Mica male. E poi una ragazza di terza si è fatta spiegare come funzionano i dazi e cos'è il protezionismo. C'è speranza per il genere umano.

Quindi si arriva alla fine. Te ne vai un po' insoddisfatto ma un po' più conscio di quello che sei e di quello che vorresti fare. E' un lavoro. Lati belli, lati brutti. Va studiato.
Insomma, si può riprovare. Prima però mi devo far passare la tosse.

venerdì 27 settembre 2013

The Black Donnellys - Serie completa

Era il piovoso autunno del 2008. In uno strano soprassalto di orgoglio, complice anche l'estrema economicità del prodotto, miracolosamente Italia 1 mandava in onda qualcosa di decente. Ovviamente dalle 12 all'1 di notte.
Fu così che incontrai i Donnellys: una versione moderna de Il Padrino con gli irlandesi al posto degli italiani e un giovane studente d'arte al posto di Al Pacino.
Un piccolo capolavoro del mondo dei telefilm, la cui chiusura al termine della prima stagione non fa altro che confermare l'assoluta mancanza di gusto degli americani.
Firefly.
Ho detto tutto.

Punti di forza della serie:
1) la presenza di tutti gli stereotipi del genere - la perdita dell'innocenza (quella rimasta comunque), il conflitto morale, il venire a patti con il male - affrontati in modo fresco mai scontato;
2) violenza e sangue come se piovesse ma mai gratuita;
3) un gruppo di attori incredibilmente affiatati nel ruolo dei fratelli e dei comprimari assolutamente all'altezza (abbiamo anche l'unica voce narrante sopportabile dal 1940 ad oggi);
4) comedy mista a drama mista a riferimenti e citazioni, il tutto con un ritmo sconvolgente per la rapidità;
5) Olivia Wilde prima che diventasse famosa come "Tredici"

Introvabile per lungo tempo dopo la dipartita del buon vecchio Megavideo (non che io lo utilizzassi eh, me lo ha detto mio cugino) la serie completa è stata finalmente hostata su youtube da un'anima buona che risponde al nome di Guiltyhc.
Buona visione

1x01 - Pilot"
1x02 - "A Stone of the Heart"
1x03 - "God Is a Comedian"
1x04 - "The World Will Break Your Heart"
1x05 - "Lies"
1x06 - "Run Like Hell"
1x07 - "The Only Thing Sure"
1x08 - "In Each One a Savior"
1x09 - "All of Us Are in the Gutter"
1x10 - "When The Door Opens"
1x11 - "Wasn't That Enough?"
1x12 - "The Black Drop"
1x13 - "Easy Is the Way"

Ps. i video sono in inglese con sottotitoli italiani. Esiste anche la versione doppiata in italiano, basta cercarla su youtube, ma la qualità è nettamente inferiore e spesso l'audio va fuori sincro (e sappiamo che esiste un girone speciale dell'inferno per chi mette in rete i film con l'audio fuori sincro). Insomma secondo me è meglio in lingua originale. Poi fate un po' voi...

mercoledì 18 settembre 2013

Originalità

Non tutti sanno che quest'anno si festeggia il settimo centenario dalla nascita di Giovanni Boccaccio (1313-2013). Provano a ricordarcelo quelli del centro culturale "I Macelli" di Certaldo che, sotto l'Alto Patronato della Regione Toscana, hanno  preparato tre edizioni a stampa basate sui "presupposti di creatività giovanile e arte urbana applicati alla rivisitazione artistica contemporanea dell'opera del Boccaccio" (cit.)

Rivisitazione riassumibile con: piazza delle ragazze nude in copertina!


Originali proprio. Si vede che sono artisti creativi. Ci deve essere voluto uno sforzo notevole per decidere di rappresentare in questo modo il ninfale fiesolano.
Le ninfe sono giovani donne che scelgono una vita casta, schiva ed accondiscendente, scelgono di vivere un “fuori” del mondo e lo fanno sotto la protezione e all’interno dei dogmi di Diana. Sono altresì una comunità indipendente e feroce, cacciano fiere selvatiche e non vengono meno all’utilizzo di armi per autodifesa
L'arte...

martedì 10 settembre 2013

Epifania

Ieri stavo sostenendo una specie di esame in inglese e improvvisamente ho capito. E' strano come succedano queste cose. Un minuto prima la pensi in un modo e poi è come se la visione si spostasse un po' di lato. La mente sussulta e per la prima volta guarda le cose in maniera leggermente diversa.
Ho sempre pensato, fin dalla scuola media, di odiare le lingue straniere e l'inglese in particolare. Non erano per me, questo pensavo. Non le capivo, erano difficili, non avevo orecchio, non mi venivano le parole e poi avevano suoni veramente brutti.
Solo che non era vero.
Non odiavo l'inglese, odiavo il modo in cui parlare inglese mi faceva sentire. In altre parole: un coglione.

E ieri improvvisamente l'ho capito. Il fatto è che, nella vita di tutti i giorni, vado alquanto fiero della mia capacità di espressione. In modo particolare, odio l'idea di non riuscire a farmi capire, di non essere chiaro, di poter essere frainteso, e ovviamente in una lingua straniera le possibilità di non dire le parole giuste aumentano in modo esponenziale. Questo mi faceva sentire un coglione e questo era quello che odiavo.
Quindi avevo chiuso la cosa in un cassetto. Non accettavo l'idea di non poter far capire agli altri il 100% del mio pensiero per colpa del linguaggio, quindi preferivo stare zitto.

Cosa è cambiato ieri?
Forse il problema "così faccio la figura del coglione" non mi interessa più tanto. Forse ormai ho messo nel conto che "sembrerò un po' coglione" è una conseguenza inevitabile del parlare una lingua che non è la tua.
Boh, non lo so, per la prima volta però ho parlato inglese senza preoccuparmi troppo del "come si dice" del "ma avrò sbagliato" del "ma forse dovrei dire così e non così", tutte riflessioni giustissime ma che mi portavano a cortocircuiti mentali e a costruire frasi talmente corte e banali che allora sì che sembravo un coglione.

Insomma, sono migliorato.
Ci ho messo solo quindici anni.

domenica 1 settembre 2013

Essere d'accordo con Will Smith

Miley Cyrus, Mtv Video Music Awards 2013



Tra l'altro, sguaiatezza generale a parte, la cosa che ha impressionato me sono le linguacce. Sono tipo la cosa meno sexy mai vista in vita mia. Secondo me c'ha proprio la lingua brutta: un po' troppo bianchiccia, no?

venerdì 30 agosto 2013

Still a better love story than Twilight

Ciao, sono tornato. L'estate sta finendo e il caldo se ne va. Giunge quindi il momento di una nuova recensione.
Non si tratta ancora dello strigo (ci sto lavorando) ma di uno dei peggiori libri fantasy su cui i miei occhi abbiano mai avuto il dispiacere di posarsi (e io ho letto la Troisi). Stiamo parlando di:

Ove camminano greci di 9.000 anni fa... (ndr.)
Premessa: Le colpe della notte è l'ottavo volume della serie degli Shadowhunters della Kenyon. Non avendo letto gli altri sette, non posso dare un giudizio complessivo sulla serie. Magari si tratta della migliore saga fantasy mai uscita nella storia dell'editoria. Ne dubito, ma mai dire mai (tra l'altro per dire che non si deve mai dire mai, si dice "mai" due volte di seguito. Strano eh?)

Background: il mondo della Kenyon è dominato dagli dèi greci. I due più citati sono Artemide e una certa Apollymi, detta anche "La distruttrice", che sembrano in guerra fra loro per motivi non ben chiari, anche se presumibilmente ha qualcosa a che fare con la scomparsa del figlio di quest'ultima e con il conseguente affondamento di Atlantide come ritorsione. Esattamente nel mezzo si trovano i figli di Apollo. Maledetti dal padre per una qualche stupida ragione1, sono condannati vivere solo di notte e a morire all'età di 27 anni, a meno che non si impadroniscano dell'anima di un uomo, trasformandosi così in una sottospecie di vampiri.
Questo vi dovrebbe già dare qualche idea sul grado di intelligenza degli dèi greci. Prendi dei tizi in tutto simili agli umani e gli dici: "ah, siete stati tanto cattivi! Quindi vi punirò! Morirete all'età di 27 anni, a meno che non beviate sangue umano. In quel caso diventerete fortissimi, immortali e dotati di poteri magici"
Ah beh.
Immagino le feste in piazza dopo l'annuncio.
In questo contesto si colloca Acheron che è boh, all'incirca un dio, che è all'incirca in un qualche rapporto passivo-aggressivo sadomaso con Afrodite (che possiede la sua anima ma non il suo corpo) e che per dovere/passione/piacere/senso di responsabilità combatte i demoni.
Per aiutarlo e per averlo in pugno tramite sensi di colpa alquanto ingiustificati, Afrodite ha creato la stirpe dei Cacciatori Oscuri. In pratica funziona così: vieni ammazzato in seguito al tradimento del marito/moglie/amante/impiegato della posta? Giuri fedeltà ad Afrodite e quella ti vendica. In cambio dovrai combattere contro i demoni forever and ever.

Trama: Stryker è un demone/dio malvagio e vuole la morte di tutti i cacciatori oscuri, un po' perché disturbano i suoi compagni demoni, un po' perché ce l'ha con Acheron. Si mette perciò in contatto con un cacciatore di nome Kyros, famoso per essere uno dei più anziani e più fedeli ad Acheron, e gli racconta che il suo capo è in realtà un demone scacciato dai demoni, che loro in realtà vorrebbero nutrirsi solo di esseri umani malvagi2 ma che la loro continua guerra li costringe, per sopravvivere, a far strage di donne, vecchi e bambini. Dovrebbe quindi fargli il grandissimo piacere di ribellarsi al tizio che ha servito per 9.000 anni e non è che nel frattempo gradisce anche bere un po' di sangue umano? Se lo provi una volta poi te ne innamori.
La trama è questa eh. Seriamente. Non la sto distorcendo a fini umoristici. Il cattivo subdolo e machiavellico del libro e il tizio che presenta la sua storia nei termini "ehi, cacciatore di demoni, il tuo capo è un demone. E se te lo dico io che sono un demone puoi crederci. Fidati!" sono la stessa persona.
La cosa bella è che Kyros ci crede - WTF?
Acheron sa un po' tutto di tutti perché vede nel futuro, però non può impedire la ribellione perché c'è il libero arbitro. Quindi manda sulla terra un suo sottoposto di nome Alexion per far tornare tutti all'obbedienza oppure per sterminare gli insorti. Faccia un po' lui.
Alexion prende residenza presso una cacciatrice oscura di nome Dangerouse, di cui ovviamente si innamorerà perdutamente ecc. ecc.

Commento: francamente, non so da dove cominciare per esprimere la mia disapprovazione. Provo ad andare per punti, per essere più chiaro.

1) Ambientazione - Alexion ha 9.000 anni e si ricorda ancora di quando andavano a cacciare le antilopi nel neolitico. Però è greco. Secondo la Kenyon 9.000 anni fa esistevano già i greci e parlavano esattamente la stessa lingua dell'Iliade, tanto da risentirsi se, nel film Troy, i personaggi parlano con accento britannico. Spiegazione?
La Kenyon è statunitense. Dovrebbe bastare.

2) La scrittura - imbarazzante. La storia si compone di tre elementi: spiegoni fastidiosi, flussi di coscienza assurdi e, soprattutto, dialoghi che sono ovunque, al limite del surreale, anche dove non dovrebbero essere. Esempio: a un certo punto i protagonisti sono attaccati da un demone infernale che quasi ammazza Alexion. Mentre sta per soccombere lui dice qualcosa tipo: "se non ci lasci in pace lo dico alla maestra" e il demone si blocca. Segue dialogo in cui Lei vuole assolutamente che Lui gli spieghi cos'è quel demone, perché è lì, come ha fatto a fermalo, quanto tempo si fermerà nel suo appartamento, chi ripagherà i mobili distrutti nel combattimento ecc. ecc. Questo mentre Lui la incita a scappare dicendogli che non sa per quanto tempo il demone se ne resterà lì bloccato perché Lui non ha veramente il potere di ordinargli di fermarsi. E lo dice a portata di orecchio del demone, ma non stiamo a sottilizzare.
Menzione d'onore per lo scambio in cui Danger sottintende che i greci erano tutti gay per la relazione Achille-Patroclo e lui pensa "wow quanto è intelligente questa". Per non parlare di Stryker che espone i suoi piani diabolici agli altri demoni: una roba che, al confronto, i cattivi dei Power Rangers sembrano Shakespeare.
Nota a margine: inutile cercare le scene d'azione. Non esistono. L'autrice ha di meglio da fare che descrivere dei combattimenti in un libro in cui, a quanto dice il risvolto di copertina, dovrebbe esserci una lotta in corso contro i demoni. Ad esempio deve spiegarci quanto sia bello il tizio x, quanto siano potenti i suoi muscoli, graziosi i suoi movimenti, fluttuanti i suoi capelli, mentre combatte con il demone y. Chissenefrega se poi tutto si riduce a "si girò e lo fece esplodere" o a "lo colpì al petto", è molto più interessante mezza pagina di descrizione su come Lei si ecciti nel guardare i capelli biondi e i profondi occhi verdi di Lui.
Se volevo leggermi un harmony prendevo un harmony, porca puttana.

3) La caratterizzazione dei personaggi è... avete presente Twilight? Siamo lì.
Alexion giunge sulla Terra con due scopi principali: uccidere tutti i cacciatori oscuri ribelli e trovare una donna per scopare. Non sono volgare io eh, lo dice lui apertamente non appena incontra Danger (che sarebbe incidentalmente una donna, quindi beh, per la serie "partire con il piede giusto"), precisando che sono almeno duecento anni che non fa sesso e che quindi gli va bene qualsiasi essere umano, purché respiri e sia di sesso femminile.
I presupposti ideali per lo sbocciare di un amore che ovviamente sboccia, senza alcuna giustificazione o motivo preciso se non che "OMG qnt è fiko qst!" da parte di lei e "OMG è una donna e fa battute sui greci tutti gay quindi deve essere intelligente e arguta" da parte di lui.
La sagra dei bimbiminkia in libertà.
Solo sul finale riesce a classificarsi come still a better love story than Twilight perché almeno fanno sesso subito senza stare troppo a pensarci su. Anche se non subito subito eh. Perché una donna mica può andare subito a letto con uno che gli piace, sennò è una troia. Deve prima combattere con i suoi sentimenti per almeno due giorni!!! prima di dargliela.
La morale è salva.
Dall'altra parte c'è Stryker. Un cattivo talmente goffo che si spiega solo ponendo come postulato che nel mondo della Kenyon la gente abbia normalmente un QI a una sola cifra.
I tentativi di uccidere Alexion:
a. gli manda un demone fortissimo che si ferma non appena gli dici "se ci uccidi gli dei ti puniranno"
b.gli manda una demone fortissima che però è incidentalmente sorella della demone compagna di Acheron aka "il mondo è piccolo" e "l'importanza di scegliere bene i collaboratori, parte seconda".
c. Alexion non può morire a meno di non suicidarsi. Quindi Striker lo colpisce con un pugnale e mentre il suo corpo si scompone in una massa di polvere per poi ricomporsi gli infila dentro a tradimento un'anima in pena.
Stryker: «Muahahahahah. Se non ti uccidi l'anima non potrà raggiungere il paradiso e sprofonderà nel nulla. Ti ho battuto. Muahahahahah!»
Alexion: «Omg. Hai ragione. Ho perso, adesso mi suicido»
Danger: «No aspetta. Basta che ti pugnali io. Così ti scomponi di nuovo e l'anima se ne va per i cazzi suoi»
Stryker&Alexion: «Azz, non ci avevamo pensato»
Danger: «Noob"

4) La trama: inesistente. Tutto va avanti senza una motivazione precisa. Cacciatori di demoni che si convertono in massa e senza ragione davanti al primo stronzo che gli dice "ehi, il tuo capo che ti ha reso praticamente immortale, incredibilmente forte e veloce per proteggere gli esseri umani e che ti fa vivere nel lusso, è un malvagio demone! E per provartelo adesso uccidiamo un po' di umani innocenti davanti ai tuoi occhi!", piani malvagi dalla complessità tipica della terza elementare e tizi random che vagano in una città random innamorandosi e facendo sesso mentre in teoria dovrebbero decidere dei destini e delle condanne a morte di decine di loro simili.
Poteri magici senza spiegazioni, limiti e confini, nemici ridicoli, colpi di scena con deus ex machina di cui si vedono i fili da 10 km e l'immancabile cliffhanger finale in cui Danger muore al solo scopo di andare a fare da concubina ad Alexion per l'eternità perché "almeno non si sentirà più solo".

Ah, ma questo era uno spoiler. Beh pazienza. Tanto il libro fa cagare. Se avevate intenzione di leggerlo vi meritavate lo spoiler.
Ciao.

Voto: 3


1Vi ricordo che Apollo era il tipo che si offendeva se un tizio mezzo morto di fame gli ammazzava una vacca, di cui ovviamente non aveva bisogno essendo un Dio, per mangiarsela.
2 Vampiri che vogliono nutrirsi solo di criminali. Originale. Immagino che la Rice stia già facendo causa.

giovedì 8 agosto 2013

Buone maniere

Ieri sera sono andato all'Opera. Una Cavalleria Rusticana alla buona eh... Compagnia da 15 spettacoli al mese nella piazza principale del paese, palco provvisorio, costumi raffazzonati ecc. ecc.
Eppure non ho potuto fare a meno di notare un fenomeno alquanto fastidioso:

LA GENTE APPLAUDE AD OGNI CAZZO DI NOTA DELL'ORCHESTRA

Hanno applaudito il preludio, l'entrata in scena di Turiddu, quella di Alfio, Santuzza che parla a Lucia, l'inno alla Pasqua, entrambe le pause del duetto tra Santuzza e Turiddo ecc. ecc. ecc. Hanno applaudito perfino il Coro, maledetti loro, e avevo accanto una ex-pescivendola che ogni tanto lanciava un BRAVOOOO!!! BRAVAAA! BRAVIIIII!

Ok, avviso ai naviganti: nel caso vi capitasse di andare all'opera, per favore, state zitti.
Non siete a un concerto dei Pooh. Non è obbligatorio applaudire ad ogni pausa. Anzi, è una mancanza di rispetto: verso l'orchestra, verso gli attori e verso il resto del pubblico.
Il motivo si chiama "quarta parete" e "sospensione dell'incredulità". Il melodramma racconta una storia. Una storia che, si suppone, dovreste capire e seguire. Se interrompete la rappresentazione con i vostri applausi, significa che della storia non vi importa un'emerita minchia o che non state capendo niente o che i cantanti sul palco sono talmente cani che invece di ascoltarli preferite applaudire il maestro.
Il problema è che veramente i tizi che vanno all'opera non capiscono niente di quello che ascoltano. Ieri sera il dato era ancora più evidente, visto che metà del pubblico era costituita da americani, ma anche nelle annata in cui abbondano gli italiani non è che facciamo figure migliori. E poiché non capiscono niente di quello che ascoltano, fanno quello che farebbero a un semplice concerto: battono le mani tutte le volte che la musica finisce.
Beh, fate un favore a voi stessi: state a casa. Vi annoiate meno e non disturbate i vostri vicini.

Durante l'Opera si può applaudire, non fraintendetemi. Se la prestazione del cantante è qualcosa di superlativo, Se l'orchestra suona un pezzo che manco la filarmonica di Vienna o Se una scena viene resa in modo particolarmente innovativo e interessante, ma solo in questi casi. Altrimenti applaudite alla fine. Quello è il momento per spellarsi le mani e ricompensare i protagonisti. E gli applausi finali più durano meglio è.

Se siete in dubbio su quando applaudire, adottate un semplice metodo. Fate finta che ogni applauso, durante la rappresentazione, sia una richiesta di bis. Ogni volta che vi viene in mente di applaudire chiedetevi: "davvero vorrei riascoltare questo pezzo?". Non il giorno dopo o l'anno prossimo: in quel momento.
Ecco, se la risposta è sì, potete applaudire. Le richieste di bis sono le uniche ammissibili.

giovedì 1 agosto 2013

La giustizia trionfa

Poi succede che vai su un sito internet e prendi per il culo l'autore.
Di brutto.
Quello crede di fare il figo e nel giro di tre scambi prende talmente tanti calci in culo retorici che manco Ghedini lo può salvare dall'epic fail in cui si è cacciato.
E incredibilmente il giorno dopo il post incriminato scompare.
Così, nel nulla.

Sono un supereroe.


Cosa che comunque poteva evitare semplicemente moderando i commenti e tagliandomi fuori. Io ci penserei per il futuro.

OT/ oggi è il giorno della sentenza. Si accettano scommesse: do 3 a 1 il rinvio, alla pari la condanna con riduzione dell'interdizione a 3 anni e 5 a 1 la conferma della condanna con interdizione a 5 anni.
7 a 1 il rinvio alla corte di appello.
10 a 1 l'annullamento della condanna.
/OT