sabato 1 agosto 2026

Hobb e gli assassini incapaci

 La dicotomia che sto per illustrare è molto comune al genere fantasy. Si tratta di quel fenomeno che ti porta a leggere dei libri, apprezzandoli, appassionandoti alle vicende e contemporaneamente a pensare che l'unico modo di sospendere l'incredulità per gli eventi narrati sia postulare la totale deficenza di ogni singolo personaggio. Parliamo oggi dei primi due libri della saga degli assassini di Robin Hobb.

Tutto addestramento sprecato (ndr.)
Che finale del cazzo (ndr.)



















L'autrice: Margaret Astrid Lindholm Ogden (classe 1952) ha scritto libri principalmente fantasy ma anche di fantascienza prima sotto lo pseudonimo di Megan Lindholm e poi di Robin Hobb. Probabilmente ha avuto i suoi motivi ma non ci interessano. Andiamo avanti.

Il mondo: la storia è ambientata in un regno chiamato "I sei Ducati", composto da effettivamente sei Ducati. Quattro dei Ducati vengono detti della Costa perché si affacciano sul mare mentre due sono detti dell'Interno perché stanno all'interno. Inoltre confina con un Regno delle Montagne che, strano a dirsi, sta sulle Montagne e da anni subisce ormai gli atti di pirateria di un popolo delle Isole detto "degli Isolani" che attaccano i villaggi costieri a bordo di "navi rosse" imprevedibilmente dipinte di rosso. Questa notevole coincidenza di nomi e descrizioni continua nelle persone. Abbiamo infatti un re molto saggio che si chiama Sagace, un assassino sconosciuto a tutti che si chiama Umbra, un principe molto sincero di nome Veritas e il nostro protagonista si chiamerà Fitz che vuol dire bastardo perché è il figlio bastardo di un altro principe molto cavalleresco di nome Chevalier. La lore del mondo sembrerebbe suggerire che ci sia una ragione in questa follia ma almeno nei primi due libri non viene spiegata. Il fatto che comunque sia riuscito a farmelo andar bene senza sfanculare tutto dopo venti pagine testimonia la qualità della scrittura.

La trama: Fitz è il figlio bastardo del principe erede al trono dei Sei Ducati che viene abbandonato all'età di sei anni al castello del nonno, causando anche l'immediata rovina politica del padre. Nei successivi dieci anni viene allevato nell'intersezione fra gli insiemi "sei tecnicamente parte della famiglia reale quindi potremmo utilizzarti per alleanze politiche, matrimoniali o renderti un funzionario importante del regno" e "però sei lo stesso un figlio di troia e potresti essere messo a morte ogni momento ma tu vivi la tua vita eh, senza pressioni". Si addestra come stalliere, spadaccino, assassino di corte e mago telepate. Inoltre ha lo "spirito", ovvero la capacità di comunicare mentalmente con gli animali, che però deve nascondere perché, qualcosa qualcosa lupi mannari qualcosa animali uomini qualcosa, è un'abilità mal vista dal popolo. Seguono due libri in cui cerca di barcamenarsi fra le vicende della corte e del regno ma soprattutto di uscirne vivo.

Cosa funziona: scrittura molto semplice ma diretta e chiara. La psicologia del protagonista e di gran parte dei personaggi è resa molto bene. Lo stesso vale per la descrizione degli ambienti. È una narrazione molto "dal basso" che si concentra sulle piccole vicende e sui rapporti interpersonali in spazi tutto sommato ristretti. Lento in alcune parti ma mai noioso.

Cosa non funziona: quasi tutto il resto e il risultato è una perenne e continua frustrazione del lettore che potremmo esplicare in due aspetti.
1) Protagonista incompetente: questo è un grande classico dei libri fantasy. I protagonisti mai molto bravi a fare quello che dovrebbero fare ma che se la cavano per un misto di culo, plot armor e determinazione/coraggio/tenacia/ qualunquealtraqualitàchetiritrovipercasoesucuinondeviveramentelavorarenéesercitareattivamente. Spesso e volentieri perché il "personaggio grigio" è un ottimo modo per far identificare il lettore col protagonista. Altrettanto spesso perché lo scrittore non è in grado di elaborare delle soluzioni di trama interessanti e verosimili. C'è però un problema: Fitz viene addestrato come assassino e spia. In pratica il suo lavoro dovrebbe proprio essere più scaltro degli altri. Dovrebbe vincere proprio grazie alla propria intelligenza e alla sua capacità. Invece no. In libri che si fregiano della parola "assassino" sul titolo in copertina, il protagonista, oltre a non assassinare praticamente nessuno, non utilizza quasi mai il suo addestramento, combatte come un comune soldato e se la cava sempre e soltanto perché decisioni altrui, su cui non esercita alcun controllo, gli salvano randomicamente il culo.
Non il migliore dei plot, diciamo.
2) Oh so tutti scemi: dopo lunga riflessione e l'esame accurato di tutte le scusanti possibili fornite nei romanzi, non posso che arrivare a questa conclusione. Le classi dirigenti dei Sei Ducati sono completamente cretine. C'è sto tizio di nome Regal. È il terzo figlio del re ed è una testa di cazzo. Corrompe, tenta di sedurre tutti, pure la moglie del fratello, vuole il trono, organizza bande di assassini, combutta con i telepati reali, sabota il regno favorendo i pirati, vuole separare i ducati dell'interno da quelli della costa, droga il re, lo spia, mina il terreno sotto i piedi del fratello e complotta con praticamente chiunque ovunque e potrei continuare per un'altra mezza pagina. Tutti lo sanno anche perché ha la discrezione del proverbiale elefante in cristalleria e nessuno fa un cazzo. Mai. Vengono fornite ragioni. Un sacco di ragioni. Tuttavia sembra che assolutamente non esista una via di mezzo fra "condanna a morte per impiccagione e/o esilio in Siberia" e "fagli fare il cazzo che vuole, quando vuole, come vuole e mettigli pure in mano la chiavi del regno". Conclusione: il re Sagace è un idiota, anche il principe Veritas e l'assassino reale Umbra e la regina Kettricken (che per metà dei libri cavalca con sto Regal che per inciso gli ha solo ucciso il fratello) e praticamente chiunque altro. Sono tutti talmente scemi che quasi non ci si crede.

Non c'è molto altro da dire se non che appartiene chiaramente a quell'elenco di libri che vengono ritenuti dei capolavori semplicemente perché la gente non ha letto un cazzo e perché ha il gusto letterario di un gibbone ubriaco. Consigliabili ai quindicenni e a chi deve andare al mare per leggersi qualcosa di leggero sulla spiaggia. Prima o poi leggerò il terzo, se non soccombo sotto la rilettura del Conte di Montecristo.
Voto: 6,5

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