sabato 20 giugno 2026

I miei due spicci sulla questione Zerocalcare

Perché sì, anche io volevo essere originale fin dal titolo. E comunque no, non parlerò della questione degli animatori pagati 6 euro l'ora perché non gli passavano gli straordinari o cos'altro. E non perché penso che non ci sia niente di vero ma semplicemente perché:
a) non mi stupirebbe;
b) cazzo ne sa Zero;
c) secondo voi vogliamo il salario minimo a 10 euro l'ora per cosa? Per sport?

Quindi no, non parlerò dell'interrogazione parlamentare di Gasparri ma proprio della serie.

Mi sembra di vedere un po' di stanchezza (ndr.)
Torniamo alle vecchie abitudini e dividiamo tutto in sezioni, ovvero:

Cosa mi è piaciuto:
1) colonna sonora - la cosa interessante è che quasi nessuno dei pezzi musicali presenti nella serie me li ascolterei davvero per conto mio in macchina, ma nel contesto della narrazione sono tutti perfettamente centrati. Non mi piacciono ma permeano il corso degli eventi ricostruendo un'atmosfera che risulta sempre coinvolgente. Voto: 9/10
2) l'autorialità - la collocazione su Netflix è un punto di vantaggio perché le serie di ZC spiccano per contrasto. In un catalogo in cui tanta roba viene fatta con lo stampino, Due Spicci ha una voce assolutamente indistinguibile e non replicabile. Il tratto, il modo di raccontare, l'atmosfera che evoca sono palpabilmente peculiari. Può piacere o non piacere ma non è confondibile con nient'altro. A me piace, ma non è questo il punto. Il fatto che un autore sia riconoscibile in quello che fa è di per sé un punto positivo.
3) l'approfondimento psicologico - che è senza dubbio la parte più pregevole. Il viaggio attraverso gli stati emotivi del protagonista e dei personaggi comprimari restituisce costruzioni psicologiche complesse e soprattutto reali. Puoi non essere incasinato come quelli che stanno nella serie ma i loro casini sono sempre estremamente ben trattati. Lo stesso vale per come tratta i temi principali, sempre leggerissimi, come la violenza domestica, il bullismo e l'emarginazione sociale.
4) l'animazione - sempre molto fluida, ha qualche momento di sperimentazione (come la corsa di Secco) veramente notevole. Niente per cui mi strapperei le vesti ma comunque di livello altissimo per il contesto italiano. Vedi che se li paghi poco danno il meglio? (scherzo eh)

Cosa è meh:
1) il monodoppiaggio - con Calcare che fa tutte le voci. Lo so che è il segno distintivo delle serie di ZC, lo so che è metanarrazione per evidenziare come tutto sia filtrato attraverso la mente e le percezioni del protagonista, lo so che fa il contrasto con l'armadillo di Mastrandrea e poi prepara il colpo di scena con la voce non doppiata sul finale, so tutto. Però, complice anche la lunghezza maggiorata di alcuni episodi e un'altra questione di cui vorrei parlare dopo, stavolta mi ha un po' rotto il cazzo.
2) l'umorismo - secondo me, stavolta ha un po' cannato il tono della serie. Nel senso che, visti i temi serissimi, i tentativi di sdrammatizzare non sempre sono centratissimi. A volte si sorride ma altre volte si manca proprio il bersaglio. Tipo: la gag del bagno dei maschi sudicio in casa dove gli ospiti non devono andare oh, a me sembra una cagata (per rimanere in tema). E ci sono altri momenti simili un po' cringini.

Cosa non mi è piaciuto:
In linea di massima una cosa sola ma mi ha quasi rovinato la serie. Diciamo che per gli episodi 1-3 ero veramente entusiasta, dal 4 al 6 ero sempre più perplesso, il 7 e l'8 mi hanno salvato la serie. Il problema è uno solo: il protagonista. Il fatto che il personaggio principale della serie sia Michele Rech, in arte Zerocalcare, semplicemente annienta la sospensione di incredulità, patto fondante dell'opera artistica.
Qual è il problema? Al centro della trama c'è il debito che l'amico Cinghiale contrae con una delle famiglie malavitose di Roma (in codice i tartallegre), la quale gestisce una parte notevole del traffico di cocaina e sostanze nella capitale. Avendo il debito assunto dimensioni impossibili (si parla di cifre superiori ai 200k) Zero interviene per fare da garante finendo in situazioni che lo mettono spesso e volentieri a rischio di rimanerci secco. E sarebbe una storia assolutamente valida, proprio se il protagonista non fosse lui. Perché Michè, abbi pazienza, ma non puoi dire che i tartallegre abbandonano Paturnia al loro destino perché sta facendo troppo casino nel quartiere e questo richiama la polizia e fa male agli affari e allo stesso tempo sostenere che i mafiosi vengano a minacciare col coltello in pugno un tizio che basta alzi il telefono per avere la prima pagina di un qualunque grande giornale italiano, da Repubblica al Corriere. Ti potevi inventare qualunque altro tipo di relazione possibile ma veramente non quella. Tutta quella parte della storia, compreso il rifugio segreto nel ristorante cinese, è talmente non credibile da essere quasi ridicola. E non puoi far finta che Michele Rech che entra in una stazione di polizia e denuncia della gente abbia lo stessa reazione da "adesso batto tutto sulla mia macchina da scrivere invisibile" che probabilmente avrebbe un poveraccio qualsiasi.
Sta roba non sta in piedi. E sinceramente, era anche abbastanza superflua. La serie aveva già una serie di tematiche molto serie e trattate fra l'altro benissimo, che stavano ampiamente in piedi anche senza tirare in mezzo una versione serie c di Suburra. Poteva rifare episodi da 25 minuti l'uno tagliando sta roba e sarebbero stati molto più godibili. Anche perché la parte veramente interessante sono i rapporti suoi con Esmeralda, di Esmeralda con Paturnia e di Sara con Stella.
Dall'altra parte, se proprio la vicenda del debito con la mafia doveva essere raccontata (e non dubito che fra le conoscenze di Zero qualcuno che abbia vissuto esattamente quella medesima situazione ci sia), poteva essere fatto abbandonando per una volta lo stile autobiografico. ZC scrive sempre in prima persona ma, per come la vedo io, se un tipo di storia non si adatta al protagonista, occorre cambiare il protagonista.
Da questo punto di vista, Due Spicci mi sembra un prodotto in bilico. Si ripropone uno schema autobiografico che, proprio per le tematiche trattata, mi sembra ampiamente esaurito senza avere il coraggio di spiccare il volo verso qualcosa di radicalmente diverso. Per dirlo in altre parole: Zero, prendi il coraggio a due mani, scrivi una storia in terza persona e chiama dei cazzo di doppiatori veri a fare le voci. Anche perché, se non lo fai adesso che se vuoi ti pubblicano anche la lista della spesa, quando?

In conclusione, per il perfetto connubio di dolcezza, umorismo e rimpianto, Strappare lungo i bordi resta ancora la sua serie migliore. Questa la metterei sotto "Questo mondo non mi renderà cattivo".

Poi oh, parliamo del contesto dell'animazione italiana 2026. Se ne fa uscire altre dieci così va comunque bene eh.


Nessun commento:

Posta un commento