lunedì 24 febbraio 2014

Sentimenti strani

Adesso che il festival è finito, sta sorgendo in me il desiderio trash di sentirmi tutte le canzoni di Sanremo. Mi sa che lo faccio.
Sarà la primavera alle porte.
 
btw la canzone di Arisa fa cagare. Immagino le altre...

venerdì 21 febbraio 2014

Sanromolo

A parte il titolo dedicato a Pif, che conduce l'unica parte di Sanremo che stia guardando in questo 2014, vorrei portare la vostra attenzione su una grave emergenza: la crescita esponenziale del mio grado di stravaccamento di coglioni nei confronti della gente che ovunque, su internet, si lamenta di Sanremo.
 
Signori miei (come direbbe Renzie) vi posso dire che ci avete serenamente rotto le palle?
 
Il festival è brutto, è obsoleto, presenta musica indecente, Fazio è noioso, la Litizzetto è vecchia e non fa ridere, c'ha l'atmosfera buonista, è una passarella per tanta brutta gente... oh, lo sappiamo! Abbiamo capito!
 
SONO VENT'ANNI CHE LO DICIAMO
 
Lo abbiamo detto pure quest'anno? Sì? Ok, fatta pure questa. Segnatevela sull'agenda: pure quest'anno ci siamo lamentati di Sanremo. Adesso possiamo andare avanti? Ci sono 12 milioni di persone che comunque lo guardano, glielo vogliamo far vedere in pace?
Porca puttana, vogliamo fare la rivoluzione su Sanremo? Facciamola pure, ma durante il resto dell'anno, quando trasmettono Maria de Filippi a ogni pie' sospinto, dove cazzo siete?

martedì 18 febbraio 2014

Essere supponenti in un mondo di rincoglioniti

Mi sono interrogato a lungo sul fare o meno questo post.
Si tratta di una di quelle cose che, in qualche modo, attengono alla mia sfera personale e che quindi, in genere, cerco di evitare.

Tranquilli, non vi parlerò della mia vita sentimentale o cose del genere. Lo vieta il comma n.3, paragrafo 4, articolo 2, del Codice Comportamentale Maschile della seconda media, a cui mi sono sempre attenuto e a cui sempre mi atterrò.

Tuttavia il tema mi riguarda comunque in modo diretto, perché tratta di gente che conosco e che francamente, a volte, assume atteggiamenti che mi fanno girare le palle. Al 90% non leggono questo blog, ma conoscono gente che lo legge e che quindi potrebbe andare a ridirglielo. Ergo potrebbe essere un ottimo modo di litigare con qualcuno.
Speriamo di non farlo, perché mi addolorerebbe nel profondo. Potrebbero addirittura togliermi l'amicizia da facebook, che è praticamente lo stadio ultimo dell'erosione dei rapporti umani.

Questa era la premessa alla premessa. Quindi questo è un tipico post da commentare con un tl;dr. Preparatevi.

Quello di cui volevo parlare oggi è lo "sdoganamento". Si tratta di un fenomeno ormai molto comune in Italia. Si parla di "sdoganamento" quando un qualcosa o un qualcuno, fino a quel momento rimasto ai margini del comune sentire perché ritenuto assurdo, illegittimo o illogico, diventa improvvisamente legit perché sponsorizzato da una personalità famosa o da un movimento sociale di moda. Un po' come Warwick top, se capite cosa intendo.
L'esempio classico di sdoganamento, nella storia politica italiana, è quello di Alleanza Nazionale a Fiuggi. Nel 1993, Massimo Fini prendeva le distanze dalla tradizione del Movimento Sociale Italiano e rompeva l'isolamento in cui gli ex-fascisti erano tenuti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Poco dopo Berlusconi li portava al governo.
A livello generale, Berlusconi è stato colpevole di alcuni dei più grossi sdoganamenti degli ultimi decenni. Dalla fine degli anni '90 è riuscito a far diventare "di moda", "legittimi", "giustificabili" in ordine:

a) l'evasione fiscale - perché è giusto frodare questo stato di comunisti che vogliono imporre limitazioni alla libertà personale di far soldi in barba alle leggi. Per non parlare dell'assurda pretesa che la gente debba pagare per la scuola o le spese mediche degli altri. Ma dove siamo? Nella Russia di Stalin?
b) mafia & affini - perché la vera mafia è lo stato che con le tasse ecc. ecc. e Mangano è un eroe perché non ha collaborato con la giustizia dello stato comunista ecc. ecc. e la mafia in fondo sono cittadini che cercano di arrangiarsi ecc. ecc. ma dove siamo? Nella Russia di Stalin?
c) i pregiudicati & criminali accertati - perché se vuoi fare qualcosa devi per forza infrangere un po' le leggi perché altrimenti questo stato comunista che sembra di essere nella Russia di Stalin ecc. ecc.
d) chi va a prostitute - perché comunque è uno sbocco professionale per le donne e dopotutto ognuno ha il diritto di spendere i propri soldi e se per risparmiare offre in cambio cariche politiche in Comune o in Regione beh? Supponete forse che una prostituta non possa essere una brava consigliera regionale? Razzisti!
Spero abbiate capito il concetto. Lo sdoganamento avviene quando un comportamento, generalmente ritenuto riprovevole, viene sostenuto con reiterati e continui e fastidiosi e ai limiti della decenza "EMBE?? COMUNISTA!" fino a quando gli oppositori si arrendono di fronte alla totale mancanza di logica nei propri avversari.

Capirete quindi anche perché Berlusconi era generalmente odiato da chiunque non fosse evasore, mafioso, pregiudicato o puttaniere. Poi c'erano anche i maleducati e gli arricchiti che lo trovavano divertente e interessante, ma quelle qualità sono patrimonio comune della nazione di cui non possiamo accusarlo.
Btw a questo punto avrete notato che sto parlando di Berlusconi al passato. Potrei sbagliarmi, ma non prevedo comeback pazzeschi da parte sua. Al massimo ci sarà un suo successore/prestanome.

Quello di cui volevo parlare adesso è uno sdoganamento più recente che va però a braccetto con quelli fatti da B. Io lo definirei "semplicismo".
Non si tratta di qualunquismo. E' una definizione scorretta che in genere la politica tradizionale usa come passepartout in modo da non dover discutere con gli oppositori. Qui non abbiamo a che fare con gente che accusa i politici di "essere tutti uguali" perché non hanno una idea politica precisa e quindi si limita a fare di tutta l'erba un fascio, si tratta invece di persone che hanno idee politiche molto chiare, sostenute e rafforzate dall'assenza quasi totale di un'analisi logica, nonché da un'ignoranza quasi assoluta. Non è la stessa cosa, sono due fenomeni molto diversi. Nel primo caso si tratta di gente che si oppone a tutto perché non ha un'idea alternativa di cosa volere. Nel secondo, persone che vogliono alcune cose (e può succedere tranquillamente che abbiamo aspirazioni e richieste legittime) partendo da presupposti totalmente errati.
Ne consegue che non centrano mai veramente il problema e che anche quando dicono cose giuste, le dicano per i motivi errati.
Alcuni esempi:

1) il caso bankitalia - i pentastellati hanno fatto un casino immane perché si oppongono agli aiuti di stato alle banche italiane (cosa giusta) partendo però da una bufala assoluta

LO STATO HA DATO 7 MILIARDI E MEZZO ALLE BANCHE

Cosa ripetuta ad libitum e con ogni mezzo su sette milioni di pagine facebook, duecento video su youtube, novantottomila blog. Per non parlare dei parlamentari cinque stelle. Di fatto, una grossa parte della popolazione italiana è attualmente convinta che lo stato abbia fatto un bonifico ad alcune banche italiane, versandogli cash 7 miliardi e mezzo di euro.
Il discorso è un tantino più complesso. Lo stato ha rivalutato le quote azionarie di possesso della Banca d'Italia, in base alle quali il capitale sociale sarebbe stato di ca. 300 milioni di lire, ovvero 156.000 euro, valutando la banca per 7 miliardi e mezzo. In altre parole, le quote che ieri valevano 1000 lire, oggi valgono 25.000 euro l'una tramite scrittura contabile.
E' un regalo alle banche? Sì. Nel senso che si ritrovano puliti un capitale che da "valore" ai rispettivi istituti. C'è un passaggio di soldi dallo Stato alle banche? Assolutamente no.
Si tratta di un caso di semplicismo. Il 90% dei commentatori internettiani pentastellati (o comunque cittadini indignati a vario titolo) non va oltre al "regalo alle banche". Titolo da cui deducono automaticamente che lo stato gli ha dato dei soldi. Il 10% dei commentatori residui cercano di salvare l'ingenuità del 90% restante, secondo il principio quanto mai leninista che le masse vadano protette dalla verità e mantenute nell'ignoranza finché sostengono, all'incirca, le tue tesi, riferendosi alle vendite delle quote eccedenti il 3% o al versamento del 6% del capitale negli anni successivi, ignorando per comodo che:
a) i soldi che passeranno di mano appartengono di fatto a alla Banca d'Italia che, per le quote possedute, appartiene alle banche stesse per il 93%;
b) la Banca d'Italia registra degli utili ogni anno, con bilanci che vanno dai 3 ai 5 miliardi di euro, cosa che mette in una posizione assai sicura le riserve monetarie dello stato.
Poi esiste anche uno 0,001% di complottisti allevatori di pecore e laureandi in storia che vede in tutto ciò evidenti trame per spartire le riserve auree dello stato fra entità capitaliste non meglio identificate, che però non rientra nel discorso del "semplicismo" a cui mi riferisco. Il complottista (dai più realisti ai folli che delirano sulle scie chimiche) di solito si trova alla parte opposta del tunnel. Di solito è "più informato" perché ha bisogno di informazioni dettagliate per complicare fenomeni semplici e si trova quindi dalla parte opposta di quelli che evitano le informazioni per semplificare fatti per loro troppo complessi.

Secondo esempio, da cui è nato il post odierno: Letta si dimette e Napolitano chiama Renzi al governo.

RENZI TERZO PREMIER NON ELETTO DAI CITTADINI. SIAMO IN DITTATURA!!!

Spesso è scritto proprio in questo modo. Perché da sempre il caps è essenziale per far intuire agli altri quanto sia effettivamente elevato il proprio livello di coglionaggine.
Ora, le persone non contagiate di semplicismo, solitamente hanno tre modalità di risposta:
a) guarda che in Italia il premier non viene eletto dai cittadini. I cittadini eleggono i parlamentari. Il PdR, sentiti i gruppi parlamentari, nomina un premier che deve poi avere la fiducia della maggioranza dei parlamentari. Quindi, di fatto, ogni governo, anche quelli tecnici, viene approvato dai cittadini, perché i cittadini delegano il proprio diritto di approvazione dei governi a dei rappresentanti. Se il governo ha la fiducia, il governo è legittimato dalla volontà popolare. Se i parlamentari non si mettono d'accordo per dare la maggioranza a un governo, si torna alle elezioni per eleggere nuovi parlamentari. Potrà non piacerti e puoi ritenerlo un meccanismo opaco (di fatto in parte è così), ma non è che negli USA, dove eleggono direttamente il Presidente, le cose vadano poi tanto meglio eh. Si chiama democrazia rappresentativa, funziona così. End of story.
b) sei un coglione e non capisci un cazzo di politica. Perché non ti limiti a [sport random o passione della persona X], che è più nelle tue corde?
c) ciao, mi fa piacere che tu sia appena tornato dalla tua vacanza quarantennale su Plutone. Spero tu abbia un momento libero, così ti spiego come funziona il sistema parlamentare italiano (segue presa per il culo abbastanza pesante).
Il semplicismo è sempre esistito, così come sono sempre esistite le tre risposte base. Quella che è cambiata, in seguito allo sdoganamento di Grillo&C. è la reazione del soggetto semplicista.
Fino a dieci anni fa, me lo ricordo benissimo, solo la risposta b) comportava una lite furibonda, perché ovviamente comprendeva delle offese personali e non metteva bene in luce "dove" il tizio x avesse sbagliato nella sua analisi politica. La a) e la c) erano invece seguite da un generale smarrimento, misto a vergogna, di chi si rendeva "effettivamente" conto di aver detto una stronzata. La propaganda politica negli anni pre-internet ha sempre avuto bisogno di una forte complessità. Le calunnie e le falsità dovevano quantomeno essere "credibili" perché non reggevano il confronto in una discussione con qualcuno di realmente informato. Di fronte all'incredibile anche il potere massivo delle televisioni ha dovuto cedere. Per fare un esempio, nessuno ha mai creduto veramente che Scajola avesse avuto una casa in regalo a sua insaputa, nonostante tutte le televisioni si fossero preoccupate di diffondere la voce del ministro.
Lo sdoganamento del semplicismo è un fenomeno simile a quello attuato da Berlusconi per deprezzare gli avversari politici. Chi diceva qualcosa su B., lo faceva "per invidia", "perché era comunista", "perché gli tornava comodo per..."

Oggi siamo allo stato successivo. Nel senso che non c'è più neppure bisogno di squalificare l'opinione altrui come proveniente da fonte avversa, si squalifica direttamente il dato di fatto.
Provateci pure voi. Contestate un grillino random su una qualsiasi cosa semplice, facilmente accertabile anche con una ricerca su wikipedia secondo le modalità a) e vi troverete di fronte alle seguenti risposte:
1. A me non importa niente di questi tecnicismi - in altre parole "non ho capito un cazzo di quello che stai dicendo perché a scuola non ho mai seguito l'insegnante nemmeno per sbaglio"
2. Allora per te va bene così. Continua a votare PD-PDL - che è un po' come rispondere "allora ti va bene che sia la Terra a girare intorno al Sole! Continua a votare PD-PDL". No non c'è bisogno di votare il Pd per sapere come funziona lo stato italiano, basta aver fatto educazione civica.
Per la modalità c) invece si attaccheranno al "come lo avete detto".
1) Il tono che hai usato non mi piace, perché mi attacchi? - ovvero "non so come risponderti, quindi ho deciso di sentirmi offeso perché mi hai preso per il culo ignorando il fatto che in effetti hai ragione".
2) Sei troppo supponente e fai il maestrino - "sembri pensare che io sia un ignorante. In effetti la mia complessa analisi della situazione politica di una riga e mezzo in cui dicevo che l'Italia era una dittatura poteva farlo pensare, quindi farò finta che il mio fosse solo un feroce post satirico (?) per provocare entità non meglio precisate e far cadere la pioggia sulle aree desertiche dell'Africa settentrionale. Sono furbo eh?"
In altre parole è sparita la vergogna del non sapere. Quel magico sentimento che ti spingeva a controllare, quanto meno con una ricerca su google, di non star dicendo troppe cazzate e che, una volta che te ne era scappata una (perché qualche volta scappa, c'è poco da fare), ti portava a dire "oh, gente scusate, questa era proprio fuori dal mondo".
Non parlo di complesse interpretazioni su cui ci possono essere dei dubbi, parlo proprio di roba del tipo "al Polo Nord vivono i canguri, ce li hanno messi quelli del Pd!"
Adesso no. Non sei tu lo stronzo che non sa le cose. Sono gli altri che le fanno troppo complesse. Perché vogliono fare i maestrini, perché ti vogliono far fare brutta figura, perché sono collusi con l'Imperatore Palpatine e presto porteranno la Morte Nera a distruggere il pianeta. Perché tutto è semplice, diretto, ovviamente comprensibile anche senza studiare, senza approfondire e chi afferma il contrario è al servizio delle multinazionali decise a reprimere il popolo.
Un tempo si diceva che ciò che separava il padrone e l'operaio era il numero delle parole. Il padrone ne conosceva mille e l'operaio cento e che, conoscendo mille parole, il padrone avrebbe sempre potuto fregare l'operaio. A meno che non si studiasse di più, in modo da essere al suo livello.
Oggi si ritiene esattamente il contrario. Sapere di più non serve. Studiare di più non serve, anzi è dannoso. Basta sapere poco e seguire quello che dicono sulla rete. Tanto la rete è onnisciente. La rete trova sempre la risposta. La rete sa tutto e ti guida.
Siamo di fronte al ribaltamento più assurdo. Il mezzo più potente e flessibile mai inventato dall'umanità per avere accesso alle informazioni, diventa una scusa all'ignoranza. Perché è talmente facile condividere lo stato facebook dell'idiota di turno, perché mai mi dovrei preoccupare di controllare se quello che dice è vero? Anche perché lo stanno facendo TUTTI!!! Quindi avranno ragione PER FORZA!!!

E se per caso qualcuno ti da torto, beh, dopotutto era per far capire no? Era, come si dice, una metafora. Quando un uomo indica la luna, lo stolto guarda il dito. Mai frase è stata più abusata.

Gente, seriamente, se si avvicina qualcuno e vi dice "guarda che stai indicando un muro di mattoni, coglione", forse dovreste controllarvi la vista.

Ok, fine dello sfogo. Ciao.


ps. mi ero dimenticato della risposta universale, la mia preferita, l'ultimate mortal weapon: "se non ti piace quello che scrivo sulla mia pagina facebook, non leggerlo e non commentare. Non sei obbligato".
Una risposta bellissima, perché ti fa passare immediatamente dalla parte del torto. Non è lui che scrive cazzate. Sei tu che sei un cagacazzi.
Beh, sai cosa? Hai perfettamente ragione. Sono un cagacazzi supponente a cui piace fare il maestrino. Sai cosa? Lo ero anche quando mi hai chiesto l'amicizia e lo sarò sicuramente per molto anni ancora. Quindi sai cosa? Se non ti piace leggere i miei commenti alle tue cagate, toglimi l'amicizia. Non sei obbligato a tenerla. 

giovedì 13 febbraio 2014

Que faites-vous ici?

Salut, je suis bien sûr que vous n'existez pas. Il n'est pas possible que mon site web a eu plus de deux-cent visites au cours des sept jours derniers.
Vous êtes probablement faux contacts de un site de spam français.
Mais voici le défi: si vous existez, s'il vous plaît, laissez un commentaire ci-dessous et essayer de deviner quelles parties de ce post sont été écrites par moi et quelles par le traducteur du google.
 
 
 
 
Per gli italiani non lo traduco. Tanto italiano e francese sono uguali.

martedì 4 febbraio 2014

Breve riassunto

Nel caso a qualcuno potesse interessare (spero vivamente di no) mi sono fatto un piccolo schema riassuntivo di tutte le polemiche e i rosikamenti vari degli ultimi giorni.


Riflessioni personali sul tema:
1) la Boldrini ha rotto il cazzo di considerare ogni attacco alla sua persona come un atto di lesa maestà nei confronti delle donne in generale. Oh, magari gli stai proprio sulle palle te, non il sesso femminile, stacci;
2) stessa cosa della Boldrini: signorina Lupo, con tutto il rispetto, se non ha il fisico per certe manifestazioni barricadere, lasci perdere. Se c'è un casino della Madonna e cerchi di saltare in piedi su un tavolo dietro al quale c'è altra gente, può anche succedere che a qualcuno lì accanto venga istintivo tirarti via. Non è una manifestazione di sessismo, è l'evidente manifestazione che stai facendo una cagata. Se invece sei convinta di fare la cosa giusta dando l'assalto fisico ai banchi del governo beh... come diceva giustamente Mao, la rivoluzione non è un pranzo di gala. Succede di rimediare uno schiaffone... o una manganellata se è per questo. Benvenuta nel mondo reale.
3) Grillo non ne indovina una nemmeno se gliela scrivono. Che cazzo di commento da mettere su un video... bah.
4) "Grillini tutti stupratori" non lo commento neanche. Boldrini-Grillo è veramente uno scontro tra menti sopraffine.
5) Sono d'accordo con Augias. Solo che il discorso "fascismo inconsapevole" è troppo complicato per loro. Un "sono cretini" bastava e avanzava. Come altro definire un tizio che per dimostrare di non essere fascista si mette a bruciare i libri?
6) Su tutto il resto, sembra di essere a scuola. Lo stupendo scambio tra grillino e deputate Pd mi riporta alle scritte sui bagni scolastici. Cose tipo: "Susanna fa i pompini" "Carlo ce l'ha piccolo" ecc. ecc. Oppure vogliamo parlare di Bignardi&C.? "Tuo padre era fascista!" "E tu sei sposata col figlio di un terrorista" Gne gne gne, specchio riflesso!
 
:ae: 

domenica 2 febbraio 2014

Nervi saldi

In tutto il casino dell'aula durante Imu-bankitalia-ghigliottina&C., fra la grillina che si è presa una manata, le commissioni bloccate, le urla, i cartelli e i video amatoriali, nessuno ha notato un evento secondo me di assoluto rilievo.


Ma il tizio che si è visto saltare la Lupo sul banco, come ha fatto a rimanere così impassibile? Cavolo, verrebbe spontaneo pensare che almeno potesse spostarsi un po' all'indietro. Invece no. Fermo e impassibile, non ha nemmeno disintrecciato le dita delle mani.

Che sia un robot?

domenica 26 gennaio 2014

Avvisi

In questi giorni ho avuto modo di ammirare la comparsa di questi cartelli nei parcheggi del comune dove lavoro.


Cosa spinge un'amministrazione comunale ad avvertire tutti, compresi eventuali ladri, che le telecamere che dovrebbero sorvegliare l'area in realtà non funzionano? Tre sono le ipotesi:

1) Semplicemente non si sono posti il problema -  probabilità: 30%

2) Si parano il culo tipo:
(A) senti, ma non è che se mettiamo il cartello, poi i ladri ne approfittano?
(B) possibile
(A) e allora che lo mettiamo a fare?
(B) se avviene un furto e poi ci vengono a chiedere le registrazioni? Poi come minimo danno la colpa a noi. Metti il cartello.
(A) ah ok
probabilità: 69,99%

3) In realtà il sistema funziona benissimo. È tutto un abile trucco per prendere sul fatto eventuali ladri che si aggirino in zona. Probabilità: 0,01%

martedì 7 gennaio 2014

Telecom vs players - round 1

Se non giocate online probabilmente non ve ne siete nemmeno accorti, ma in questi giorni Telecom Italia sta avendo un ping disastroso nei confronti di gran parte dei server dell'Europa Centrale. Cos'è il ping? In parole povere (se mi legge uno del settore mi spara) si tratta del segnale di ritorno del server. Tu, lato client, dici al server: "ehi stronzo, fammi leggere la tal cosa" e lui ti risponde "eccola qui e ricordati di andare affanculo, sfigato".
Il tempo che occorre ad avere la risposta viene definito "ping". In altre parole è il tempo necessario affinché la comunicazione arrivi e torni al tuo computer.
Ovviamente questa cosa non da nessun problema a chi naviga normalmente. Se state su facebook e il server ritarda di un decimo di secondo (ovvero 100ms -> millisecondi) a rispondervi, la cosa passa inosservata. Se invece siete su un gioco online dove dite al vostro pg "vai qui", 100ms comportano un effettivo ritardo perché notate da subito come il tizio esiti un po', prima di muoversi.
100 ms sono all'incirca il limite del sopportabile. Sotto i 100 non noti nessun ritardo di risposta (è semplicemente troppo veloce per essere captata dai sensi umani) sopra ti disturba. 160ms significa: ingiocabile.

Tutto questo per dire che, da ieri, un discreto numero di pc player italiani è impossibilitato a soddisfare il bisogno quotidiano di nerdismo.
Mi sembrava doveroso conservare, a futura gloria, i migliori commenti piovuti sulla pagina facebook di Telecom. Buona lettura.

NB: i commenti sono, al 90% di giocatori di League of Legends, Hearthstone, Starcraft e altra roba che non conosco.


















ps. ovviamente ogni elemento atto a riconoscere il commentatore è stato impietosamente cancellato. Qui temiamo tutti la vendetta di Telecom (e poi andarseli a ricercare su facebook è più divertente)

giovedì 2 gennaio 2014

Piangere e ridere allo stesso tempo

E' da un parecchio che non scrivo qua sopra. Un po' perché in questi giorni non ho molto di interessante da dire, un po' perché sono in uno di quei momenti della vita in cui tutto è in sospeso e si aspetta di capire bene dove sta andando a parare, prima di dare giudizi o di formarsi opinioni.
E beh, il 90% di questo blog sono giudizi e opinioni, quindi...

Due righe sul mio regalo di Natale di quest'anno, però, dovevo proprio scriverle. E non parlerò dell'utilissimo smartphone (prezzo scontato 99 euro) che renderà la mia dipendenza da internet ancora più tragica, permettendo di connettermi praticamente ovunque la TIM abbia rete, e rendendomi ancora più succube del Grande Fratello aka Telecom Italia (che tanto possono pure spiarmi, al massimo mi beccano al telefono con mi madre) a cui sono passato da Vodafone, bensì dell'opera d'arte e di genio che porta il titolo de "La profezia dell'armadillo".

Agrodolce, come tutto quello che scrive e che disegna (ndr.)
Ora, per chiunque non conoscesse Zerocalcare...
1) Vergognatevi;
2) Andate qui e fatevi una cultura...
3) Zerocalcare (Zero o Zc per gli amici) è il miglior fumettista sotto ai 40 anni attualmente vivente in Italia (è dell'83, tanto per essere precisi). Per quanto rifiuti per i suoi lavori la descrizione di "manifesto generazionale"sfido qualunque maschio nato fra il 1980 e il 1990 a non riconoscersi in quello che scrive e che disegna. Nella prefazione de "La profezia dell'armadillo" Makkox (e spero sappiate chi è Makkox) scrive:
"Le sue quattro storielle inviate in redazione erano Storie Geniali. Geniali nel segno, geniali nel racconto. Genuinamente geniali. Geniali da fottuto natural, non da ci ho lavorato vent'anni alla scuola di piloti acrobatici, ma geniali da: toh, so volare, che buffo, non mi costa nessuna cazzo di fatica e no, non voglio volare a El Paso"
E la sensazione è proprio quella. La storia, il disegno, sembra che esca fuori da solo, nella semplicità e nella quasi ingenuità più totale. Più che un fumetto sembra un pezzo di vita improvvisamente caduto su una pagina bianca. Toh... ecco dove era andato a finire.
La sua particolarità è costituita dalla rappresentazione dei flussi di coscienza tramite personaggi di fantasia (l'armadillo, prima di tutto) e da un continuo incrociarsi di riferimenti presi da videogiochi, film, fumetti, anime o internet in generale.

La profezia: 136 tavole divise in brevi storie che compongono una storia più grande che si snoda su due linee diverse, tragica e comica allo stesso tempo. Si vorrebbe ridere per le singole storie (su "Pattini" e su "Motivazioni/1" probabilmente mi hanno sentito dalla casa accanto) ma allo stesso tempo cresce la tensione per quello che sta succedendo nella Storia, che non è allegra per un cazzo.
Il finale è un pugno nello stomaco... per fortuna c'è l'amico armadillo a sdrammatizzare.

Visitate il suo sito, leggete le sue storie (ce ne sono decine totalmente free e ne pubblica in media un paio nuove al mese) e presto non potrete fare a meno di comprare i suoi libri. Per una volta, sono soldi ben spesi.

giovedì 28 novembre 2013

"Ah beh" aka come finiscono le storie

Certo che è strana eh, questa cosa di Berlusconi. Insomma, pensiamo alla nostra adolescenza. Quelli della mia generazione sono cresciuti nel ventennio berlusconiano. In realtà, io nel '96 avevo dieci anni, era la prima volta che mi facevo domande su concetti come "stato", "politica" e "governo" e a palazzo Chigi c'era Prodi. Da lì la prima grossa delusione della mia vita di giovane militante: mi ero convinto che l'Italia fosse un paese di sinistra, solo per poi accorgermi che avevo acquisito consapevolezza proprio durante l'unico governo di sinistra che l'Italia avesse mai avuto.
Da quel momento Berlusconi diventò "il nemico".
Oh, era facile. B. aveva chiaramente tutte le caratteristiche per esserlo. Ignorante, sguaiato, disonesto, bugiardo, megalomane e sempre al confine fra la comune arroganza da pulciaro arricchito e il delirio di onnipotenza del serial-killer professionista. Tipo Sauron, se a Sauron fosse interessato andare a letto con le minorenni.
Insomma, per vent'anni abbiamo sempre saputo perfettamente chi fosse il cattivo principale della storia. Sapevamo anche chi erano i servi e gli avversari, anche se alla fine ci siamo accorti che queste ultime categorie si confondevano spesso.
Poi arriva il giorno finale, quello della decadenza, e ci accorgiamo che non ce ne frega più nulla.

Ti ritrovi in discussioni del tipo:
- ma oggi quante ne abbiamo?
- 27
- ah, ma oggi c'era da fare qualcosa?
- boh, c'è l'olio nuovo alla coop
- nah, qualcos'altro
- ma che c'era quella cosa di Berlusconi?
- ah sì, è vero, ma è decaduto mi pare
- ah beh

Eh sì, la vita è questa qua. Non esistono i lieti fine, per la semplice ragione che non esistono i finali. Ci sono momenti che sono belli da vivere, ma alcuni tardano talmente tanto che alla fine nemmeno ti ricordi di festeggiarli.

Ciao Silvio. Sei stato un bel personaggio. Però scusa, fai quel che ti pare, ma non ci interessi più. Sei noioso, ormai.
vale

martedì 12 novembre 2013

La dicotomia di Gemmel e Druss

Ci ho messo una vita, ma finalmente ce l'ho fatta. E' stata probabilmente la recensione più difficile che abbia scritto fino a adesso. Perché, ve lo spiegherò tra poco. Nel frattempo, per introdurre l'argomento, vi rimando al vecchio post su "Le Spade del Giorno e della Notte", al termine del quale ci era rimasto un dubbio: chi cavolo sarebbe il tizio che rompe continuamente le palle agli altri su quello che un guerriero dovrebbe o non dovrebbe fare?
La risposta risiede all'interno dei due volumi raffigurati qua sotto. Fate quindi un generoso applauso alla Leggenda dei Drenai, Morte che Cammina, il Capitano dell'Ascia, Druss il Possente.

Mi chiamano "morte che cammina" Giusto per dire eh... (ndr.)
Tipo un assedio, ma continuiamo solo fino a quando il generale nemico non si scazza (ndr.)

Trama: chi diavolo è Druss?
Ci troviamo di fronte al classico corto circuito dei libri fantasy. Druss è un taglialegna che vive nei boschi del nord nell'Impero Drenai. Si tratta di un tipo fondamentalmente pacifico, anche se La Leggenda di Druss esordisce con lui che rompe il naso a un villico random che si era permesso di fare apprezzamenti spinti alla sua donna. Anche se, in effetti, fare apprezzamenti spinti alla donna di un tizio alto due metri per 180 chili e con un pessimo carattere, non depone certamente a favore dell'intelligenza del villico in questione.
Tuttavia Druss è un tipo pacifico. Un po' orso, certo, ma che al mondo chiede semplicemente due cose: che la gente non si metta sotto agli alberi che sta tagliando e che gli sia permesso vivere in pace con la donna di cui sopra (di nome Rowena).
Solo che questo è un libro fantasy. Quindi ovviamente di lì a poco passerà un gruppo di razziatori che gli rapirà la donna e tenterà di ucciderlo mentre taglia gli alberi. Ecco quindi che un comune boscaiolo che nessuno avrebbe mai visto né conosciuto, si mette sulla strada del "diventeròilpiùgrandeeroeevah". Seguono migliaia di morti, quest impossibili, tre guerre e la caduta di due imperi.
Solo perché non avete voluto lasciare in pace un fottuto taglialegna.
Fate voi.

La Leggenda dei Drenai è ambientato invece alcuni decenni dopo l'ultimo evento de La Leggenda di Druss. Il taglialegna, diventato il più famoso guerriero della storia, è ormai anziano quando la patria lo chiama di nuovo. L'imperatore dei Nadir, che sarebbero praticamente i mongoli, Ulric, che sarebbe praticamente Genghis Khan, ha tipo mezzo milione di soldati a cavallo che non sa come utilizzare. Quale soluzione migliore alla disoccupazione giovanile di una bella invasione ai danni del vicino stato Drenai, il cui re ha avuto la bella pensato di ridurre l'esercito ai minimi storici, avendo per vicino solo un re sanguinario con mezzo milione di cavalieri a disposizione?
A difendere la Grande Muraglia la fortezza di Dros Delnoch, porta dell'Impero Drenai, ci sono soltanto diecimila contadini strappati dai campi e armati di forconi. Riuscirà Druss a compiere la sua ultima impresa?
Al suo fianco un guerriero codardo, ma che a volte va in berserk tipo l'Eva di Shinji, dalla fortuna variabile. Nel senso che per puro caso si ritrova accoppiato con l'erede della più grande fortezza del nord (che culo!), scoprendo però subito dopo che adesso gli tocca difenderla dal mezzo milione di mongoli di cui sopra (doh!).
Personaggi secondari: un gruppo di monaci/guerrieri/stregoni bianchi apparsi dal nulla, Robin Hood e gli allegri compagni del bosco e un gruppo di altri tizi semibarbarici.

Perché è stato difficile scrivere questa recensione? Perché i libri mi sono piaciuti un casino pur trovandovi difetti a iosa. Come uscire da questa fastidiosa dicotomia? Ci ho pensato molto e ho concluso che è impossibile. Cercherò quindi di illustrarvi i punti deboli (-) della narrazione affiancati ai rispettivi punti di forza (+):

1) Il narratore  
(-) Probabilmente è la cosa più fastidiosa. Gemmel utilizza un narratore onnisciente con focalizzazione zero. In pratica veniamo a sapere sempre tutto di tutti, in qualsiasi momento. Quello che pensa Druss, quello che pensano i suoi avversari, sua moglie, suo padre, suo zio. I punti di vista di tutti sono descritti con costanza rendendo praticamente impossibile ogni vera identificazione con il protagonista. Seguiamo Druss e le sue imprese, ma non siamo mai veramente al suo fianco. Siamo un po' più in alto e vediamo lo svolgersi degli eventi come se fossimo sugli spalti di uno stadio. E' una tecnica narrativa vecchia e abbastanza fuori moda che non permette l'introduzione di dubbi, di colpi di scena, di improvvisi stravolgimenti della trama. Le sorprese, quando arrivano, si inseriscono sempre in un contesto in cui il lettore sa sempre perfettamente dove sono collocati i vari personaggi e ne può prevedere quasi sempre con esattezza il comportamento futuro.
(+) Il problema è che tutto ciò è chiaramente voluto. Il narratore onnisciente, sebbene estremamente fastidioso, è però adattissimo alla storia come la racconta Gemmel. Si tratta di un onestissimo fantasy epico vecchio stile, senza pretese di complessità o di modernità, senza antieroi e senza laceranti divisioni: al 90% sappiamo sempre chi ha torto e chi ha ragione, chi merita di essere salvato e chi si beccherà un colpo d'ascia di Druss.

2) L'impianto morale
(-) Anche qui l'assenza di complessità balza subito all'occhio. Il villaggio di Druss viene attaccato e all'inseguimento dei razziatori compare un vecchio con due spade che immediatamente si lancia nella predica rituale e enuncia il suo codice: il codice del guerriero.
Un cavaliere è votato al coraggio. Il suo cuore conosce solo la virtù. La sua spada difende gli inermi. Il suo potere sostiene i deboli. Le sue parole dicono solo la verità. La sua ira abbatte i malvagi
Ah no, aspettate, Questo è Dragonheart. Però ci andiamo vicino: 
"Non violare mai una donna, non fare del male ad un bambino, non mentire, imbrogliare o rubare, perché queste sono cose per uomini da poco. Proteggi i deboli quando il male è forte e non permettere mai a pensieri di guadagno di spingerti a perseguire il male"
Insomma, la crescita morale di Druss da taglialegna di umore turbolento a guerriero difensore degli inermi è prevedibile da pagina 10 e prosegue senza cedimenti. Sì, ogni tanto c'è l'ascia invasata di potere demoniaco a farlo vacillare un po', ma le incertezze sono temporanee e mai pericolose.
(+) Per la serie "a quanto pare Gemmel può farlo", tale mancanza di complessità non si traduce però in noia e disinteresse perché... beh, fondamentalmente perché c'è Druss. E nella caratterizzazione del protagonista l'autore fa un lavoro da maestro. Druss è eroe positivo proprio perché privo di complessità.

I tuoi nemici ti hanno rapito la donna? Cazzo, li insegui con un'ascia a due mani, gli entri nell'accampamento e li ammazzi tutti per riprenderla.
Sì, ma sono quaranta contro uno. Sticazzi.
Devi liberare un tizio in un accampamento di briganti, non ti puoi far notare, ma incroci quattro tizi che stanno per violentare una donna.
Pazienza ammazzi tutti e liberi la ragazza.
Ma così ti catturano e finisci in una segreta a morire di fame. Eh Sticazzi.
Infine, c'è un tizio con mezzo milione di guerrieri che assedia una città difesa solo da contadini. Sai benissimo che non puoi vincere e che ogni difesa è inutile.
Eh Sticazzi.

Ci si ritrova ad amare Druss perché fa dello sticazzi positivo una morale di vita. Le preoccupazioni sulle conseguenze, sui guadagni e le perdite accettabili sono cose per "uomini da poco", appunto. Il cazzo di codice dice che devi difendere i deboli, sì o no? Sì. E allora prendi un'ascia e mena. Fine della discussione.
E il bello è che quelli che gli stanno attorno l'ascia la prendono davvero. Perché vedono Druss e pensano "ecchecazzo, pure io", risultando alla fine ancora più eroici perché, al contrario di Druss, non sono alti due metri e non pesano 180 chili. Il tutto condito da frasi tipo "il vero eroe è il contadino che zappa la terra dalla sei di mattina alle otto di sera, mica il soldato" a cui si sottintende che se però, oltre a zappare, prendi pure la spada e ammazzi un po' di selvaggi a cavallo, tanto meglio. 

3) Caratterizzazioni meh
(-) I comprimari lasciano un po' a desiderare. Prendiamo Rek ad esempio, nella Leggenda dei Drenai. Dall'inizio ci viene descritto come un codardo che scappa dalla guerra. Lui stesso lo precisa in più punti e ci tiene a ripeterlo praticamente a chiunque incontri.
In realtà non scappa mai.
Cosa alquanto singolare per un codardo dichiarato.
E non è che di solito svolga il ruolo di scrivano in un qualche castello fortificato. Entra nell'esercito, si guadagna il titolo di ufficiale, viaggia costantemente in zone infestate da banditi (tanto da essere amico di alcuni di loro), salva damigelle in pericolo e in più accetta di seguire una di loro verso la più grande, nonché la più disperata, battaglia di tutti i tempi. Di fronte a tutto ciò, si dichiara codardo perché: "eh quando ero soldato, a un certo punto sai, ho visto che era morto l'80% di quelli che conoscevo, nonché 3 o 4 ufficiali che ricoprivano il ruolo prima di me, e mi è venuto da pensare: non è che a fare il messaggero per i ricchi ci guadagno di più e campo meglio?"
Se questa è codardia, allora è un vile dichiarato chiunque riesca a contare fino a 10 senza utilizzare le dita delle mani. Si chiama "avere un cervello", a casa mia.
Vogliamo parlare dell'ordine di monaci guerrieri? Cioè, ci sono questi trenta tizi, scelti fra gente dotata, che si allenano per raggiungere la perfezione e per morire nella più grande battaglia di ogni epoca. Sì ma, perché? E non voglio neppure sapere perché dei monaci che servono il flusso eterno e sacro della vita, passino il 90% del loro tempo esercitandosi per imparare a toglierla. Mica stiamo a questionare su queste banalità. No, dico, perché proprio loro? Chi glielo fa fare? Da dove arrivano? Chi li manda? Boh. Li ha chiamati la Fonte e se non ti sta bene cazzi tuoi.
(+) Stranamente, per tutta la durata del libro si riesce benissimo a far finta di niente. Sarà che siamo distratti dal continuo vorticare delle lame, sarà che in fondo i personaggi sono simpatici, sarà che comunque la lettura scorre. Mistero.

4) Numeri cosmici
(-) Gemmel non si è impegnato granché nella verosimiglianza, c'è poco da fare. L'assedio ne La Leggenda dei Drenai è esemplificativo di tutta la vicenda. Andiamo per punti:

  • Mezzo milione di nemici - chiunque abbia in mente di scrivere di un mondo dai connotati paramedievali sa che si tratta di un'assurdità. I Romani avevano circa 350.000 uomini sotto le armi. Alla fine delle lotte tra Ottaviano e Marco Antonio e in tutto l'impero. Erano talmente tanti che Augusto fu costretto a diminuire i numeri per evitare di andare in bancarotta e, soprattutto, a nessun generale nella storia, prima delle campagne napoleoniche, è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di muovere mezzo milione di persone in una volta sola. Semplicemente perché è un incubo a livello logistico. Prima dell'introduzione della ferrovia non esiste modo di rifornire un fronte di tale grandezza, né di farlo muovere. Basta pensare che gli stessi prefetti romani, che di logistica un po' se ne intendevano, ritenevano assolutamente inefficiente e tatticamente assurdo ogni esercito che superasse il numero massimo di 8 legioni (ca. 40.000 soldati e qualche migliaio di cavalieri). Possono sì sopravvivere grandi masse barbariche in movimento (i Cimbri ai tempi di Mario e Silla, per esempio), ma erano popolazione nomadi intere (quindi formate anche da donne e bambini) costrette a spostarsi continuamente solo per sopravvivere. Non si è mai visto un esercito di mezzo milione di uomini che si accampa sotto una fortezza. A farci cosa poi? O hai di fronte l'Himalaya e quello è proprio l'unico passo possibile (per la serie WTF?) oppure un generale abile come Ulric (così viene descritto) sicuramente potrebbe trovare qualcosa di meglio da far fare a mezzo milione di cavalieri che non mandarli tutti in un luogo dove non si possono usare i cavalli.
  • Il muro infinito - ok, la città difesa da Druss ha 6 muraglie difensive. La prima viene descritta come talmente ampia da richiedere tutti i 10.000 uomini schierati per essere difesa e comunque potrebbero non bastare. Ora, è una questione matematica. Se occorrono 10.000 uomini per difenderla e vogliamo essere generosi sullo spazio (almeno 1 metro di spazio a testa glielo vorremo dare no, altrimenti manco ce la fanno a muoversi) siamo di fronte a un muro da difendere di 10 chilometri. Potrebbero anche essere 20 o 30 perché ci dicono che i guerrieri bastano a malapena. Ma chi cavolo si mette a difendere un muro di 20 chilometri? E che razza di città ci sta dietro? Giusto per dire, Gerusalemme, ai tempi dell'assedio di Tito, aveva un perimetro di 6 chilometri e mezzo. L'intero perimetro, non uno dei muri esterni.
  • Assedianti sempre sulle mura - ora, io non so dove Druss abbia imparato a respingere un assalto, ma di solito il modo migliore non comprende l'aspettare con le armi in pugno che il nemico abbia raggiunto la sommità delle mura per poi tentare le ributtarlo giù. Di solito le mura servono appunto a non farsi scalare. Come cavolo è possibile che i nemici si arrampichino permanentemente su per le cavolo di scale? Dove stanno gli arcieri? Dormono? Bah.
  • Devo andare che mi scuoce la pasta - Ulric con la clessidra in mano che dice "o me la prendete entro tot, questa fortezza, oppure ce ne andiamo" è una delle scene più belle (e irrealistiche) mai descritte nell'universo fantasy. 1. Ma con mezzo milione di guerrieri, non ne potevi lasciare indietro qualche decina di migliaia a guardarti le spalle? Organizzi l'invasione del secolo e non ti preoccupi di lasciarti dietro eventuali figli ribelli? Ciccio, così l'imperatore lo sappiamo far tutti; 2. ma se proprio dovevi andare, non potevi lasciar lì un 100.000 soldati a finire l'assedio? 3. e a prescindere, ti sembra il caso di stare un mese di fronte a delle mura e poi andartene quando ormai restano a difenderla quattro gatti? Mah. Decisamente, Gemmel non sapeva come concludere il libro ma così è un po' una cagata.
(+) Rimane l'epicità. Eh beh, lì non ci puoi fare nulla. Druss che si oppone alla carica degli Immortali. I contadini che diventano guerrieri. Il coraggio, la serenità del guerriero e tutto il resto delle minchiate che spingono noi uomini a giocare con le spade finte dai tempi di Omero ai giorni nostri, sono tutte lì e si fanno sentire. Mescolate a buone dosi di comune buon senso che stemperano e ridimensionano sotto l'ottica dell'ironia.

Conclusione: non è la saga della vita ma Druss si salva e rimane nei nostri cuori.
6 per le trame un po' sconclusionate
8,5 a Druss.

7,5 voto finale di giustezza

venerdì 25 ottobre 2013

La reazione uguale e contraria

Direttamente agli antipodi del fenomeno, da cui siamo passati tutti, del "un ragazzino mi ha dato del lei sul bus" O.O, c'è il passaggio alle casse della Coop. Ove la commessa ti dice: "questo è un articolo alcolico, te sei maggiorenne?"

Beh in realtà avrei 27 anni ma grazie per il complimento.

E vaffanculo.

martedì 15 ottobre 2013

Andata e ritorno, 4 giorni nel mondo della scuola

C'era una volta un giovane laureato in lettere di belle speranze, moderatamente convinto di voler fare l'insegnante. C'era una volta una graduatoria di terza fascia a cui si era iscritto ma di cui non aveva più avuto notizie per quasi due anni.
Un giorno, giunsero mail da scuole vicine e lontane. Supplenti cercavano e al più presto. Lo sciagurato rispose.

Eccomi dunque, reduce di quattro giorni di insegnamento alle medie.
Sono vivo. E' già un buon risultato.
Mi rendo conto però che non è un commento adeguato all'occasione e cercherò quindi di essere più specifico. Il problema è che non ho ancora deciso cosa pensarne. Certamente non è stato come me lo aspettavo. Oddio un po' sì. E un po' no. Insomma. Decisamente i miei allievi di prima e terza mi hanno tolto gran parte del romanticismo che prima aleggiava intorno alla figura del prof. Dall'altra no.
Insomma. Ma andiamo per gradi.

1) Il primo stadio è quanto mai facile da riconoscere. Si tratta del terrore assoluto. Pensate di potervi anche solo lontanamente immaginare cosa significa entrare in una classe, chiudersi la porta alle spalle e trovarsi improvvisamente da soli con (in media) 25 ragazzini di cui non conoscete nemmeno il nome e dover fargli fare delle cose?
Ok no. Fidatevi. Perché io pensavo di potermelo immaginare e no, non è stato affatto come pensavo. Aggiungeteci un'insegnante di sostegno che vi accoglie dicendovi: "ok, io allora vado, se vuole può iniziare a spiegare il complemento predicativo dell'oggetto, sono arrivati lì".
"Certo, cominciamo subito. Peccato che mi hanno chiamato alle 9 di questa mattina per entrare alle 10 e l'ultima volta che ho sentito parlare di quel complemento o dell'analisi logica in generale è stato tipo, boh, 15 anni fa, quando ero alle medie pure io?"
Ovviamente la parte in corsivo è rimasta non detta.
Il secondo muro con cui ci si scontra è quello del numero. Le classi italiane sono in media di 25 persone. Spesso la media è precisa. Nel senso che non esistono paradisiaci istituti scolastici, benedetti da San Crispino, in cui ci sono classi da 15 studenti e altri simili a bolge infernali che ammassano 40 ragazzi nella stessa stanza. No, all'incirca le classe sono tutte intorno ai 25 studenti. Questo spiega perché la scuola italiana faccia praticamente tutta un po' schifo.
Seriamente, è impossibile lavorare in modo accurato con 25 persone a cui badare. Anche nella migliore delle ipotesi, quella in cui tutti sono attenti e seguono, se fai una domanda a un tizio in prima fila, per quel giorno con lui hai finito. Stop. Ci sono tutti gli altri a cui badare e prima che tu abbia terminato di fare il giro la lezione è finita. Inviterei caldamente tutti i fautori dell'insegnante unico a stare un'ora in una qualsiasi classe di 25 alunni. Vi assicuro che non solo cambieranno opinione ma saranno pronti ad autotassarsi per finanziare la scuola.
Questo quando ci sono le condizioni ottimali. Solo che sei un supplente. Quindi le condizioni ottimali non ci saranno a prescindere. Solo che in ogni classe ci sono almeno 2/3 alunni che dovrebbero essere seguiti da un'insegnante di sostegno perché hanno:
a. deficit di apprendimento;
b. iperattività a livelli patologici;
c. deficit di altro tipo che non so catalogare perché non è il mio mestiere ma... beh, quando fanno il verso della gallina o la sirena dell'ambulanza ogni 3 minuti e mezzo, secondo me qualche problemino di fondo c'è;
d. passato con vandalismo generico (alle medie eh);
e. problemi di comprensione linguistica;
f. tutte queste cose insieme;
E ovviamente di insegnanti di sostegno ce n'è una sola per TUTTA la scuola che, non possedendo il dono dell'ubiquità, può passare il suo tempo solo in una classe alla volta (se c'è una giustizia dopo la morte credo che le ultime due ministre dell'istruzione M&G verranno rinchiuse per l'eternità in una classe che abbia solo allievi "di un certo tipo").
Quindi? Quindi casino e depressione. Fine del primo giorno.

2) La seconda fase è quella della resistenza. Ok, sei entrato nella gabbia del leone e ne sei uscito. Ti ha un po' mordicchiato oppure, peggio ancora, ti ha ignorato del tutto, però cavolo, poteva andare peggio. Ti sei pagato l'università servendo la cena a burini in trasferta che mettevano il parmigiano sulla pizza, mica ti puoi arrendere di fronte a dei tredicenni.
Quindi torni preparato. Hai due bottigliette d'acqua da mezzo litro (come cavolo facevano i miei docenti a fare lezione senza mai bere un goccio?). Ti sei consultato con la prof in malattia, ti sei preparato sui loro programmi. Ti sei rivisto tutta l'analisi logica dalla A di "apposizione" alla Z di "zio cane quanto è inutile il complemento di materia" e sei pronto all'azione.
Urti contro il muro del disinteresse e della nullafacenza. Nel senso che potresti fargli anche una lezione su Rocco e Sasha e non ti cagherebbero comunque di striscio per partito preso.
E poi il CASINO COLOSSALE che riescono a fare. Quel casino infido in cui non si sente a un metro ma comunque non c'è nessuno che parli a voce così alta da potergli urlare contro di stare zitto. Quel casino che ti fa capire perché a volte i tuoi insegnanti avevano lo sguardo un po' folle di chi si sta chiedendo se la Convenzione di Ginevra si applichi o meno all'interno degli istituti scolastici.

3) Il terzo stadio è quello dell'accettazione. Sei un supplente, non ti considereranno comunque. Quindi di certo non incidi ma non puoi nemmeno fare grossi danni. Questo ti fa sentire un po' meglio. Cominci a divertirti un po' e a vedere i lati belli. Tipo che quelli di prima fanno a gara per leggere. Mica male. E poi una ragazza di terza si è fatta spiegare come funzionano i dazi e cos'è il protezionismo. C'è speranza per il genere umano.

Quindi si arriva alla fine. Te ne vai un po' insoddisfatto ma un po' più conscio di quello che sei e di quello che vorresti fare. E' un lavoro. Lati belli, lati brutti. Va studiato.
Insomma, si può riprovare. Prima però mi devo far passare la tosse.