Opinioni non richieste né desiderate sull'Italia, il mondo e lo scibile universale
domenica 7 aprile 2024
Gente Arcana
venerdì 23 febbraio 2024
Realismo letterario
Un po' di tempo fa ho scritto riguardo al gruppo di lettura che sto frequentando. Ne sono tutto sommato soddisfatto perché mi aiuta ad uscire un po' dalla comfort zone dei miei generi preferiti (fantasy, fantascienza e storico). Su questo filone, ultimamente ho letto tre libri che in qualche modo ho visto legati da un unico filo conduttore e questi sono i miei appunti in merito.
1) John Fante - La Confraternita dell'uva
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| Ho notato adesso la prefazione di Capossela |
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| Un'efficace brevità |
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| Sorseggiare pastis in un bar di Marsiglia |
domenica 11 febbraio 2024
Il voto popolare
Probabilmente farò il solito ascolto/classifica di Sanremo perché ormai è tradizione, però volevo partecipare al dibattito nazionale su Angelina Mango che scippa il titolo a quello che piaceva al popolo. E lo farò facendovi notare un piccolo dettaglio che non so perché sembra sfuggire ai più:
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| Classifica Sanremo 1982 |
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| Classifica Sanremo 1983 |
domenica 28 gennaio 2024
Un film stupendo che non so se mi è piaciuto
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| Quei... cazzo... di... violini... (ndr.) |
- fotografia, regia e costumi sono da 9,5/10. Visivamente è un'esperienza stupenda e i panorami sono tanto belli quanto surreali. Bellissimo anche il modo in cui viene resa l'evoluzione dal bianco e nero ai colori. Il mezzo punto che manca per arrivare al 10 è dovuto ad alcune scelte registiche che, nel senso, raga, bellissima l'inquadratura di un minuto e mezzo sui piedi della Stone che scopre la masturbazione però tipo, capisco il feticismo, ma anche meno?
- grandissime le prove attoriali. Emma Stone è fantastica per tutto il film. Seguono da vicino Defoe e Ruffalo (forse in alcuni punti leggermente esagerato ma ci sta);
- tutto il percorso di sviluppo fisico della protagonista (movimento + linguaggio) è reso in modo accurato;
- il tono da dark comedy del film, dopo un inizio un po' straniante, è molto piacevole. Sebbene non sia esattamente necessario piegarsi in due dal ridere sul pollo-maiale e, ve lo si dice con affetto, se lo fate avete seriamente dei problemi, ci sono dei momenti comunque abbastanza divertenti. Da questo punto di vista il film non annoia mai.
- il film è abbastanza lungo. Troppo lungo. Specialmente considerando che non è che abbia da presentare chissà quali incredibili tematiche. La scoperta della sessualità e la ribellione contro il controllo maschile sul corpo delle donne vengono affrontati largamente nella prima ora. A quel punto personalmente ero già sul ok, ho capito, tutto chiaro, possiamo andare avanti adesso? E invece no. Ci insistiamo anche per l'ora e mezza successiva. Per me il film avrebbe potuto concludersi serenamente alla scena del matrimonio. La mezz'ora seguente è abbastanza inutile.
- a questo proposito, diosanto il finale. Posso dire che lobotomizzazione, installazione di cervello caprino e riduzione dell'ex marito ad animale da giardino mi sembrano un tantino too much? Specie in un film in cui si celebra l'empatia e la libertà personale. Nel senso, ho capito che era uno stronzo assassino. E voglio dire, faccio il DM su D&D. Parte del mio lavoro è creare cattivi abbastanza cattivi da poter essere ammazzati a cuor leggero dai miei giocatori. Ma se i miei giocatori mi dicessero all'improvviso questo però non lo ammazziamo, lo priviamo della volontà e ce lo trasciniamo al guinzaglio per il resto della campagna ridendogli in faccia ogni tanto for fun minimo minimo inizierei a sentirmi a disagio giocando con loro e gli farei cambiare l'allineamento in Neutrali malvagi. Raga, ci sono dei limiti. Sparate un colpo in testa a quel povero stronzo e facciamola finita. E fra l'altro, cazzo vi aveva fatto di male la capra per prendergli il cervello e trapiantarla in un corpo in cui è condannata a morire di fame, visto che non può digerire l'erba?
- infine, secondo me, l'evoluzione psicologica della protagonista non è resa altrettanto bene rispetto alle capacità fisiche e mentali. Nel senso che questo film si distacca profondamente dalla storia del mostro di Frankeinstein (e anche dalle sue varianti parodistiche, per info citofonare a Mel Brooks), in quanto la personalità del mostro veniva sempre profondamente impattata e deformata dal contatto con il mondo e con la società esterna. Quella storia era una critica sociale perché faceva vedere come un essere originariamente puro, veniva reso malvagio dal contatto con l'ingiustizia e i pregiudizi. Qui... io non sono in realtà riuscito a vedere nessun impatto su Bella. Il personaggio attraversa una serie lunghissima di esperienze senza però esserne apparentemente toccato. Tutto viene esaminato, catalogato, sezionato e messo da parte accrescendo la conoscenza di Bella ma, di fatto, quale impronta psicologica lascia sul suo carattere? A occhio nessuno. Ogni esperienza, positiva o negativa, è catalogata come "interessante" e si prosegue così. Voglio dire, a un certo punto dona tutti i soldi di Ruffalo ai poveri. Solo che non arrivano ai poveri. Vengono rubati da due marinai che la truffano platealmente. Possibile che questo non provochi in lei nessuna reazione? No, lo stronzo è l'amico Harry che non crede nel prossimo. Solo che a lui non hanno rubato i soldi. Io capisco che magari a Lanthimos questo aspetto non interessava e/o che comunque il peculiare sviluppo cerebrale di Bella la renda "speciale" e quindi non valgano per lei le regole che varrebbero per qualunque altro essere umano che si ritrovasse ad affrontare gli stessi avvenimenti. Però questo ma la fa sentire anche come molto meno interessante. Mi disp.
Quindi boh. Su tante cose mi sembra che il film sia un tantino superficiale. Poi sicuramente sono io che non capisco un cazzo. Ci sta.
- La colonna sonora è bellissima. Però alla quattordicesima volta che senti lo stesso accordo di archi e pianoforte sparato a tutto volume ti rompi un po' il cazzo.
- Posso dire che "Emma Stone che fa la pazza" sia tipo la cosa meno erotica nell'emisfero occidentale senza perdere la tessera di maschio etero bianco base cis? Nel senso, trovo vagamente disturbante che il film sia pieno di gente che non veda l'ora di accoppiarsi con una tizia, evidentemente, mentalmente disabile ma immagino sia voluto, quindi ok.
mercoledì 10 gennaio 2024
Un airone veramente brutto
Questo post è in parte una richiesta di aiuto. Cercasi gente che mi spieghi perché questo film è un incredibile capolavoro. Perché quando l'intero mondo dell'internet e la commissione dei golden globe lo sostengono, inizi a sentirti leggermente sbagliato tu, se invece ti ha fatto un po' cagare. Ma parliamo di...
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| L'ultimo capolavoro di Miyazaki ecc. ecc. (ndr.) |
domenica 17 dicembre 2023
Castlevania Nocturne: tutto quello che non mi è piaciuto
Disclaimer: non è un post per dire che mi ha fatto schifo. Semplicemente avevo adorato la prima serie (anche le stagioni che alla massa non erano piaciute) e avevo grandi aspettative per questo ritorno. Invece mi sono trovato in molti punti a storcere il naso e ad annoiarmi. Non è una brutta serie ma ci tenevo a mettere tutti i puntini sulle i.
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| Salvata in calcio d'angolo... (ndr.) |
1) Richter e i suoi scontati traumi infantili. Ho trovato l'intera backstory del personaggio banale al limite del ridicolo con l'unico evidente vantaggio di essere corta (dopo torniamo su questa cosa). Nell'istante stesso in cui la madre gli dice "corri al porto" prima di combattere contro il vampiro evidentemente fighissimo, sai già che col cazzo scapperà e che questo le costerà la vita. La cosa è talmente telefonata che puoi tranquillamente andare in bagno e tornare con calma. C'è di buono che il combattimento è effettivamente bello da vedere (un livello qualitativo che purtroppo cala sensibilmente nel corso della serie) e che il personaggio di Olrox è interessante e ben scritto.
4) Tutti magici. Uno dei punti di forza della prima serie su Castlevania era il modo in cui ogni personaggio aveva capacità molto distinte e poteri caratteristici. I fight in cui Trevor, Sypha e Alucard combattevano insieme erano una gioia per gli occhi perché tutto quello che facevano era perfettamente identificabile e nella diversità componeva un quadro armonico. In questa serie i poteri dei personaggi sono molto appiattiti in quello che sembra un bisogno spasmodico di far usare la magia a tutti quanti. Ne risulta che sono tutti meno interessanti. Fra l'altro non si è capito bene cosa sia successo alla frusta dei Belmont. Oltre a cambiare skin, in Castlevania faceva semplicemente esplodere i mostri e i vampiri più deboli. Qua è molto meno micidiale e lo stesso vale per tutte le armi usate. Cosa fra l'altro molto strana, visto che nel videogioco Richter era quello dotato di una mossa suprema per ogni arma (la frusta che invece si incendia c'è ma anche qui viene ricollegata al fatto che il personaggio è un mago). Non si capisce perché abbiano voluto annacquare il concept di "guerriero addestrato che fa strage di creature della notte grazie alle sue armi sacre" per aggiungerci "però meno male che la sua ava gli ha lasciato i poteri magici sennò sarebbe una pippa al sugo". Non solo indebolisce la sua caratterizzazione ma indebolisce anche l'unicità degli altri personaggi. Vanno un po' meglio Maria e Annette che almeno hanno dei tratti distintivi (l'evocazione degli animali e il controllo del metallo), ma non si arriva mai a quelle scene stupende di combattimenti corali della prima serie. Semplicemente tutto si mischia un po' in un pastone unico in cui spiccano per contrasto i vampiri, sui cui poteri invece si è lavorato in modo secondo me più efficace.
5) La deriva Rey. Sempre legato al problema della magia, una cosa che NON mi è piaciuta PER NIENTE è l'aver legato l'uso dei poteri alla psicologia del personaggio. Una delle cose più belle della prima serie di Castlevania è che i personaggi sembravano sempre assolutamente competenti in quello che facevano. Sypha era una maga con i controcazzi perché le sue tecniche crescevano di complessità e accuratezza mano a mano che si scontrava con gente sempre più forte. Nelle ultime puntate dell'ultima stagione era sbalorditivo il modo in cui i combattimenti venissero scritti per far vedere quanto porca troia fosse brava nel gestire la magia. Qua siamo in totale controtendenza con roba che personalmente metto nella sezione "cose che avrebbe potuto fare Rey in Star Wars". Ovvero: non ho nessun problema se Richter viene traumatizzato dalla morte della madre e smette di usare la magia per quello. Posso non avere problemi sul fatto che in un momento estremamente drammatico e con le spalle al muro, un'esplosione incontrollata di magia repressa gli procuri una via di fuga. Ho però ENORMI problemi sul fatto che immediatamente dopo inizi a usarla come se non avesse mai fatto altro negli ultimi quindici anni di vita. Nel giro di cinque ore Richter inizia a fare robe estremamente complesse, su cui mai si è addestrato e che mai ha praticato nella vita. Letteralmente Rey nell'ultima trilogia di Star Wars. Non c'è nessun motivo per cui dovrebbe saper fare quelle cose. Le fa perché la trama lo richiede e perché la magia funziona alla cazzo. Il problema di sta roba è che è pigra e favorisce soluzioni di sceneggiatura pigre. Il momento in cui il BBEG sarà troppo forte e Richter risolverà tutto appellandosi al potere dell'amicizia è già da ora prevedibile e noioso.
venerdì 3 novembre 2023
Calvino dopo vent'anni
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| Le edizioni Einaudi erano belle (ndr.) |
Quando Quinto saliva alla sua villa, un tempo dominante la distesa dei tetti della città nuova e i bassi quartieri della marina e il porto,più in qua il mucchio di case muffite e lichenose della città vecchia, tra il versante della collina a ponente dove sopra gli orti s'infittiva l'oliveto, e, a levante, un reame di ville e alberghi verdi come un bosco, sotto il dosso brullo dei campi di garofani scintillanti di serre fino al Capo: ora più nulla, non vedeva che un sovrapporsi geometrico di parallelepipidi e poliedri, spigoli e lati di case, di qua e di là, tetti, finestre, muri ciechi per servitù contigue con solo i finestrini smerigliati dei gabinetti uno sopra l'altro.
Ok, questo qua sopra è un periodo unico. Ed è fluido. Mentre lo leggi non ti rendi conto neanche che non stai trovando interruzioni. A un certo punto diventa quasi una musica che ti accompagna alla fine del paragrafo. Qui siamo alla seconda pagina del libro. Letto questo mi sono bloccato e mi sono chiesto: "ma cosa cazzo ho letto fino ad ora? Per quale cazzo di motivo non ho letto prima questo libro? Cos'altro avevo di più importante da fare?". Ma questo non è ancora nulla. Leggete questa descrizione del protagonista che deve affrontare i debiti sui terreni posseduti:
A Quinto la preoccupazione di non aver al mondo neanche la decima parte dei quattrini necessari a pagarle e l'avito rancore contro il fisco degli agricoltori liguri parsimoniosi e antistatali, e poi l'ineliminabile rovello degli onesti d'essere loro soli massacrati dalle imposte «mentre i grossi, si sa, riescono sempre a scapolarsela», e ancora il sospetto che vi sia in quel labirinto di cifre un trabocchetto evitabile ma solo a noi sconosciuto, tutte queste turbe di sentimenti che le pallide bollette delle esattorie suscitano nei cuori dei più verginali contribuenti, si mischiavano con la coscienza d'essere un cattivo proprietario, che non sa far fruttare i propri averi e che in un'epoca di continui avventurosi movimenti di capitali, millantati crediti e giri di cambiali se ne sta mani in mano lasciando svalutare i suoi terreni.
Perché insieme al contratto (tutto con cifre posticce, come s'usa, per via del fisco), bisognava firmare una «scrittura privata» in cui figuravano le cifre vere ed era precisato il carattere della società con Caisotti per la costruzione della casa, che nel contratto appariva tutta in testa a lui. Invece, arrivati alla «scrittura privata» Caisotti si dimostrò pronto a favorire gli Anfossi in tutto e per tutto: propose anzi lui stesso degli accorgimenti perché la finanza non potesse trovarci nulla da ridire. E tutto questo faceva con risatine furbesche e strizzatine d'occhio, sollevando intorno a sé un pantano di complicità, tanto che la madre, che in queste cose non ci si ritrovava, s'azzardò a dire: - Ma non sarebbe meglio dichiarare le cose come stanno senza far tanti pasticci, anche se si paga qualche tassa in più? - Tutti le diedero sulla voce, gentilmente i legali, seccatamente il Caisotti e i figli, ma Quinto già s'era fatto l'idea che a complicare quella storia della «scrittura privata» il Caisotti avesse il suo tornaconto: forse pensava d'averli poi in sua mano, di vincolarli alla sua omertà.
Era una folta Italia in tailleur, in doppiopetto, l'Italia ben vestita e ben carrozzata, la meglio vestita popolazione d'Europa, quale contrato per le vie di *** con le comitive goffe e antiestetiche dei tedeschi inglesi svizzeri olandesi o belgi in vacanza collettiva, donne e uomini di variegata bruttezza, con certe brache al ginocchio, coi calzini nei sandali o con le scarpe sui piedi nudi, certe vesti stampate a fiori, certa biancheria che sporge, certa carne bianca e rossa, sorda al buon gusto e all'armonia anche nel cambiar colore. Queste falangi straniere che, avide dei bagni fuori stagione, prenotavano alberghi interi succedendosi in turni serrati da aprile a ottobre (ma meno in luglio e agosto, quando gli albergatori non concedono sconti alle comitive) erano viste dagli indigeni con una sfumatura di compatimento, al contrario di come una volta si guardava il forestiere, messaggero di mondi più ricchi e civilmente provveduti. Eppure, a incrinare la facile alterigia dell'italiano ben messo, disinvolto, lustro, esteriormente aggiornato sull'America, affiorava il senso severo delle democrazie del Nord, il sospetto che in quelle ineleganti vacanze si muovesse qualcosa di più solido, di meno provvisorio, civiltà abituate a concludere di più, il sospetto che ogni nostra ostentazione di prosperità non fosse che una facile vernice sull'Italia dei tuguri montani e suburbani, dei treni d'emigranti, delle pullulanti piazze di paesi nerovestiti: sospetti fugacissimi, che conviene scacciare in meno d'un secondo.
Questo libro è stato pubblicato nel 1963. Quanto siamo cambiati da allora? Quanto di questo complesso di superiorità e inferiorità misto a sindrome dell'impostore abbiamo superato? A me sembra ben poco. Siamo sempre quelli.
Serve rileggere Calvino.
domenica 6 agosto 2023
Secret Invasion: un brutto cattivo
Sapete cosa c'è di peggio di un cattivo cartonato, senza forti motivazioni che possano impattare empaticamente sullo spettatore? Un cattivo con forti motivazioni prive di senso logico. Ed è di questo di cui parliamo in Secret Invasion.
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| Fury che va in giro con un cappello in testa (ndr.) |
venerdì 14 luglio 2023
Indy e la pensione
E arriviamo buoni ultimi sull'argomento ma tanto facciamo velocissimi. Eccovi il commento su Indiana Jones e il Coso del Destino.
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| Una locandina orribile btw (ndr.) |
Cosa mi è piaciuto:
- Mads Mikkelsen e i nazisti. Sembra strano a dirlo considerando che il ritorno dei nazisti è una delle cose più criticate da quelli che ne sanno, ma a me sono piaciuti. Al di là del fatto che Mikkelsen è nato con un'estetica che implora una divisa delle SS, è indubitabile che i nazisti siano i migliori cattivi che si siano mai visti nel mondo della narrativa. È un po' come se a un certo punto, nel 1934, Hitler avesse convocato attorno a un tavolo tutti i principali gerarchi mettendo all'ordine del giorno "elenco in 10 punti per essere visti per sempre come i cattivi più cattivi della storia". E dio santo se ha funzionato. Metti un nazista in scena e il film assume subito un tono epico con cui i sovietici de Il teschio di Cristallo non potranno mai rivaleggiare. Spiace per i russi, but nazi wins. Partita, gioco e incontro.
- Le scene d'azione sono carine. Forse alcune troppo lunghe e troppo frequenti (l'intero film avrebbe molto giovato di 20 minuti di tagli), ma comunque molto ben girate. L'inseguimento fra le vie di Tangeri è probabilmente il migliore fra tutti i film di IJ.
- Riferimenti alla trilogia classica. Presenti ma non soffocanti. Se c'è una cosa che questo film fra bene è evitare quasi sempre di premere sull'effetto nostalgia. Ci sono delle strizzate d'occhio al pubblico ma sono sempre molto sobrie e non urlate. Ho apprezzato.
- Il Quadrante di Stocazzo. Io sinceramente non so perché si siano andati a incartare su questa storia del coso di Archimede che nessuno ha mai visto né sentito. La cosa buffa è che il film si apre (bello l'uso del deepfake per Indy giovane btw: c'è dibattito in merito ma io ho apprezzato) con un'ottima scena introduttiva legata alla Lancia di Longino che i nazisti credevano di aver recuperato e invece si scopre che è un falso. E io ho passato la prima mezz'ora sentendomi truffato perché avrei voluto sapere che fine aveva fatto la lancia vera e invece ero costretto a sorbirmi sta storia del cazzo su un oggetto appena inventato attribuito ad Archimede che a me invece dello scienziato siracusano fa venire in mente solo l'amico di Paperino che vive con la lampadina. Una delle cose che ha sempre funzionato nei film di IJ è il sovrannaturale religioso. Da questo punto di vista una storia sulla Lancia di Longino sarebbe stata perfetta e invece no, ci becchiamo il quadrante. Grosso errore secondo me. Probabilmente legato al fatto che volevano in tutti i modi avere i viaggi nel tempo per giustificare i nazisti e soprattuto Mikkelsen in divisa nazista but still. Il film perde di mordente, mi disp.
- I personaggi secondari. Partiamo da Phoebe Waller-Bridge che io adoro dopo Fleabag, a cui hanno scritto un personaggio ABBASTANZA ODIOSO. Nel senso che è veramente difficile empatizzare con sta tizia che tratta male Indy dal minuto 1. Le hanno dato anche uno straccio di motivazioni per comportarsi così, ma diciamo che non funzionano benissimo. Il resto è un vasto gruppo di cartelli semoventi con scritto "gregario cattivo perché sì" (Boyd Holbrook), "la nera che muore per prima" (Shaunette Renée Wilson), "vi ricordavate di Sallah?" (John Rhys-Davies), "Banderas che fa il pirata" (Renaldo), "quello grosso grosso" (Olivier Richters) e "un ragazzino a caso" (Ethan Isidorre). Tutti quasi sempre inutili e privi di spessore.
- Harrison Ford non ce la fa più. Spiace dirlo, ma uno dei punti deboli del film è proprio il protagonista. Che intendiamoci, si ama tantissimo ed è dolcissimo e quando vuole si mangia ancora tutti gli altri. Ma i film di IJ vivevano anche e soprattutto della fisicità del protagonista che faceva a botte con la gente. E che Ford non abbia più la fisicità necessaria per fare quella cosa è evidente e il film ne risente. Spiace.
- La sceneggiatura un po' del cazzo. Gente che si perde e si ritrova per colpi di fortuna randomici. Puzzle del cazzo. Storie di vita con l'unica giustificazione di "volevamo il dramma". Diciamo che non si sono esattamente impegnati nel creare una narrazione convincente. Che andrebbe anche bene se l'unico punto fosse "vogliamo che Indi vada in giro a fare cose fighe" ma poi le cose fighe non può farle benissimo perché giustamente c'ha settant'anni e quindi almeno sulla trama potevate impegnarvi di più.
mercoledì 17 maggio 2023
Un po' troppo: Barbero e la Grecia
E questo è il commento del libro del mese, che domani c'è il gruppo di lettura e stavolta è stata durissima. Parliamo de Le Ateniesi di Alessadro Barbero.
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| Aristofane diceva le parolacce (ndr.) |
domenica 7 maggio 2023
Il saluto di Gunn, Guardiani della Galassia 3
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| Scrivere un finale: come farlo bene (ndr) |
C'è una spettacolare sicurezza in questo Guardiani. Un'unitarietà di visione di sceneggiatura, regia e colonna sonora che ti permette di tranquillizzarti, spegnere il cervello, adagiarti sulla poltrona e dimenticarti di essere al cinema e vivere l'esperienza, sicuro che non dovrai mai svegliarti perché il tizio che ha messo su lo spettacolo sa decisamente cosa sta facendo. Seriamente, io non ho visto sbavature e la cosa bella è che non è importante anche se ci fossero state. Il trucco c'è sempre: il punto del bravo prestigiatore è non farvelo vedere. E Gunn è al momento il miglior prestigiatore di cinecomics in circolazione. Bella per la DC.
3) L'umorismo: per favore qualcuno prenda appunti. Le battute vanno bene. A tutti piace ridere e Guardiani è il gruppo di outsider perfetto per creare situazioni comiche. Ma devono essere appunto situazioni comiche, non sketch di Zelig. E soprattutto, se fai una battuta che funziona, BASTA FARLA UNA VOLTA. Non c'è bisogno di ripeterla in 14 situazioni diverse fino a che vorresti solo strapparti le orecchie, VERO THOR LOVE AND THUNDER?
Si ride durante sto film e lo si fa in modo sincero e non tirato. Grazie.
4) Il Drama: sono riusciti a farmi piangere per un cazzo di procione spaziale fatto in CGI. Ma che cazzo.
Voto: 42/10 con lode
domenica 30 aprile 2023
La Russia contemporanea di Luk'janenko
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| Foto direttamente dalla pagina di wikipedia (ndr.) |
martedì 25 aprile 2023
SWJ:FO - a simple Star Wars Story
Non so scrivere recensioni di videogiochi. Soprattutto perché sono vent'anni che gioco solo a roba multiplayer e senza una trama e quindi non ho il background adatto per farlo. Però ho un pc nuovo, sto recuperando cose e su questa devo assolutamente dire due parole. Eccoci quindi alla non recensione di Star Wars Jedi: Fallen Order (2019).
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| Tutto quello di cui la Disney non ha capito un cazzo (ndr.) |
sabato 15 aprile 2023
L'appuntamento mensile con la mestizia: L'Evento
Un mese è passato ed è di nuovo il momento del gruppo di lettura. Stavolta abbiamo letto L'Evento di Annie Ernaux.
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| Splatter senza acrimonia (ndr.) |
martedì 4 aprile 2023
Film in pillole: Shazam, JW4 e D&D
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| Meglio i video di gattini su youtube (ndr.) |
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| Denunciate chi ha fatto il trailer (ndr.) |
Nota di merito per Regé-Jean Page meglio conosciuto come ma sì, dai, quello che faceva il duca in Bridgerton nel ruolo de il paladino. Dio se gli hanno ritagliato il personaggio addosso. Sulla scena in cui scavalca la roccia stavo cadendo dalla sedia.
- in sto film si parla pochissimo cosa che, considerando che Keanu Reeves non ha mai saputo recitare (e a questo proposito complimenti a Luca Ward che ha doppiato altrettanto male), è una manna dal cielo;
- c'è Donnie Yen che fa Donnie Yen ma cieco;
- rip Lance Reddick;
- ambientazioni, regia e fotografia sono da paura




















