lunedì 6 luglio 2015

Dieci anni pesano

Ho finalmente trovato il tempo di scrivere qualcosa dopo due settimane. Alleluja. Mi sembra quindi doveroso parlare di un argomento di estrema attualità. Esatto: Dragonball S.
Vi aspettavate la Grecia? Ops.


Dopo alcune settimane di hype, ieri è finalmente uscito il primo episodio della nuova serie. Immediatamente si sono formate due schiere contrapposte: chi ha detto "bellobellobello" e chi ha detto "buuuuuuu", con le varie sfumature intermedie di "in effetti non è granché ma è solo il primo episodio" e "mah, mi aspettavo meglio ma lo guardo lo stesso perché è DB".
Nessuno si è però fermato a spiegare "perché" l'episodio gli è piaciuto oppure no. Vi dico la mia, ok?

Bene, la mia opinione è che l'episodio non è giudicabile in base ai parametri di bello o brutto. Direi piuttosto che è un tipico episodio di Dragonball. E qui risiede tutta la sua debolezza.
Per spiegare quello che voglio dire, devo fare un piccolo quadro della situazione. Dragonball è probabilmente l'anime che ci ha accompagnato più a lungo nelle nostre vite, fino a diventare praticamente uno dei simboli della tv commerciale italiana. Dal 1989 a oggi, non c'è stato anno in cui Italia 1 non si sia premurata di trasmetterne gli episodi, di questa o quella serie. Si tratta quindi di un tratto caratterizzante della nostra adolescenza. Per quanto mi ricordi, i pomeriggi dopo scuola iniziavano con Db prima, dopo o durante il pranzo. Sicuramente si tratta di un anime che ho amato alla follia e che, ora come ora, odio profondamente. Perché? Cosa è cambiato? La risposta è: niente. Ed è esattamente questo il punto.

Le origini del male risalgono a Dragonball Z e, in modo particolare, alla fine della saga di Freezer. L'inizio della serie mi era piaciuto moltissimo per una ragione molto semplice: i personaggi erano cresciuti. Oltre a diventare tutti adulti, erano anche maturati. Goku in particolare era padre, cosa che stupiva gli stessi personaggi e Crilin in particolare. L'idea che il protagonista avesse finalmente scoperto l'esistenza del sesso, anche se probabilmente Chichi era stata costretta a spiegargli tutto con tavole illustrative prima di procedere, per l'epoca e per l'anime era rivoluzionaria. Passata la spensieratezza un po' naif della serie classica, Dragonball Z si presentava come la versione riveduta e corretta per adulti: il momento in cui le cose diventavano serie. I nemici erano finalmente veramente malvagi oltre che nettamente superiori come capacità ai buoni. Le brame di ricchezza e di dominio cedevano il passo alla volontà di pura distruzione, mista a un po' di razzismo stile hitleriano che in questo tipo di cose sta sempre bene (tipo i sayan che vogliono sterminare il genere umano perché inferiore, ma pure Freezer che stermina i sayan perché popolo di scimmioni). La gente finiva uccisa (grazieaddio!) per non parlare del climax iniziale, con la morte di Goku nell'episodio cinque. L'andamento del nuovo Dragonball, molto drama e molto poco comedy si confermava negli episodi seguenti fino alla drammatica morte di Crilin contro Freezer che, benché nessuno al tempo se ne accorse, è stata la vera chiave di volta della serie.
Con la morte di Crilin, Akira Toriyama si era messo di fronte a una scelta. Da una parte c'era la via della maturità, dall'altra quella della comodità e della morte della storia. Ovviamente sapete come è andata a finire. Il drago di Namecc può resuscitare la gente per tutte le volte che vuole lol. Ah e poi lo ricreiamo e visto che ci siamo adesso può resuscitare tutti quelli che vuole tutte le volte che lo vuole. Contenti?

La verità, che nessuno ha mai voluto affrontare in questi anni e che forse è finalmente il caso di dire a voce alta, è che Crilin doveva restare morto. Doveva essere una cosa definitiva. Doveva essere chiaro che non tutto si poteva riparare, non su tutto poteva essere passato un colpo di spugna alla fine dei combattimenti e arrivederci alla prossima settimana.
Perché da quel preciso momento la fine della serie è stata chiara. Se niente è effettivamente irreparabile, allora l'unica preoccupazione è di rendere i personaggi sempre più forti, sempre più incredibili, sempre più spettacolari. Tanto chissenefrega se con un movimento della mano fanno esplodere i pianeti? Basta che alla fine ci siano le sfere del drago a riportare tutto come prima.
Solo che così la serie perde di credibilità e pure di interesse. Se nessuno può morire fino a quando rimane una persona in piedi a fare tana libera tutti, a che serve la storia? Tanto lo sappiamo che alla fine i buoni vincono.

Tutto questo walltext per giungere al punto conclusivo. Il primo episodio di DBS. Perché ha deluso? Per quanto mi riguarda perché c'era la speranza, anche se molto remota, che riprendere la storia dopo dieci anni, cancellare GT dalla continuity (cosa buona e giusta fra l'altro) potesse essere la premessa di una ripresa matura. La reintroduzione di un qualche canone di serietà. Invece cosa si è visto? Goku che è ancora un coglione (e francamente questa cosa che diventa un fine stratega in combattimento ma nella vita reale non sa fare 2+2 incomincia un po' a rompere le palle), Satan che fa il cameriere a Majin Buu, Chichi che se ne frega se il marito sta lontano da casa tanto gli portano una valigetta di soldi, Trunks e Goten che si comportano da idioti nonostante sei mesi prima abbiano combattuto per la salvezza della Terra. Insomma niente. Niente è cambiato. Semplicemente è finita un'altra serie ed è tornato la status quo che verrà infranto dal cattivo di turno, che darà un po' di botte a tutti, che farà allenare i sayan per diventare ancora più forti, che farà nuovamente il culo a Vegeta, che verrà di nuovo sconfitto con l'energia sferica o chissà cos'altro per poi far tornare tutto alla normalità con le sfere del drago.
Di nuovo.
Che palle.

Sì, ma Dragonball è quella roba lì, a me piace... 
Ovvio. C'è tanta roba che è fatta alla cazzo e comunque può piacere. Mica siamo a questionare sui gusti.

...e comunque ci sono i combattimenti.
Ok, affrontiamo l'altro elefante nella stanza. Quello che nessuno vuole vedere. Esattamente dalla fine della saga di Cell le scene di combattimento fanno cagare. Seriamente. Ed è perfettamente normale perché risponde alla regola fondamentale di ogni mago che recita "a che serve tirare pugni se puoi cancellare il nemico con una palla di fuoco?" In altre parole, i combattimenti di DB erano belli quando le onde energetiche erano l'eccezione. Quando tiravi il colpo, lo sbagliavi e poi non avevi energia per farne un altro. Adesso che tutti quanti, pure il lattaio sotto casa, possono distruggere un pianeta con un'onda energetica, a che cavolo serve prendersi a pugni? Ogni singolo combattimento si risolverà sempre e comunque con una gara a chi farà l'onda energetica più grossa o giù di lì.
Inoltre diciamo anche questo, negli ultimi dieci anni DB è rimasto uguale ma sono usciti fior fior di anime con scene di combattimento che non sono neanche comparabili. Shingeki no Kyojin; Akame ga kiru!, ve ne cito giusto un paio per farvi capire cosa si può fare adesso.

Insomma sgomberato il campo da tutto l'hype perché torna Dragonball!!!!, beh torna Dragonball. Wow. E quindi? Sono passati dieci anni e siamo ancora lì. Solo che noi spettatori abbiamo dieci anni in più. Mica pochi.

Magari mi sbaglio. Magari ci saranno svolte incredibili e imprevedibili della trama che rivoluzioneranno la storia. Può succedere.
Fatemi un fischio in caso.

venerdì 19 giugno 2015

Mi fa così poca voglia che manco un titolo decente mi viene...

Qualche tempo fa mi hanno fatto notare che non parlo più di politica sul blog.
Vero.
Ti sei disinteressato alla politica?
In realtà no. Ma seriamente, a voi fa voglia di parlare di politica? Boh. Di cosa vogliamo parlare? Cosa c'è di veramente serio da discutere?
No davvero, mi dovrebbero spiegare di cosa discutono nei dibattiti pubblici. No perché, per parlare di qualcosa, bisogna almeno che ci siano dei punti su cui discordare. Tesi che si contrappongano. Solo a me sembra che in televisione il livello sia oscillante tra la seconda elementare e la prima media? Giusto un paio di esempi:

- Salvini che va in televisione a dire che per i campi rom bisogna usare la ruspa.
Wow. Che incredibile approfondimento. Davvero non ci aveva mai pensato nessuno. Io mi chiedo però perché limitarsi a questo. Non facciamo prima ad arrestare tutti quelli di altra etnia, a metterli in vagoni piombati e a spedirli in dei campi di lavoro finché non muoiono? Facile e ci guadagniamo pure qualcosa. Sentiamo se la Germania ci presta i campi di concentramento. Sono pure già pronti.
Capite vero che quando in una discussione si infrange la legge di Godwin già alla prima risposta, forse le premesse non erano di livello eccelso?

- De Luca eletto governatore della Campania che deve essere sospeso dall'incarico prima ancora di prendere servizio.
Cosa c'è da discutere? Cioè, io capisco scandalizzarsi dello schifo. Ma quando letteralmente vedi una regione italiana nuotare nella merda, puoi davvero scandalizzarti quando inizia pure a piovere merda dal cielo? Ok, piove merda dal cielo, e quindi? In cosa peggiora la situazione rispetto a prima? Il governo è pieno di mafiosi, corrotti e delinquenti. Ah sì? Ok, aspetta che mi scandalizzo perché in effetti non ero ancora abituato all'idea.

- Job act, riforma della scuola, leggi che favoriscono la corruzione e il falso in bilancio & tutto il resto.
Beh? Veramente, io rimango basito di fronte a quelli (soprattutto gente del Pd) che mi guardano con occhi pieni di smarrimento e mi dicono "ma vedi che sta facendo Renzi?". Un po' come stare alla stazione e vedere un tizio in mezzo ai binari che ti dice "ma oh, te dici che il treno arriva davvero?". No, coglione. In realtà sei in una spiaggia cubana, il frecciarossa che vedi arrivare è un'illusione ottica. Ma santiddio, se un governo ti toglie l'articolo 18 e contemporaneamente riesce a peggiorare la legge sul falso in bilancio fatta da Berlusconi (da Berlusconi, cazzo, ci deve essere voluto un cazzo di genio per peggiorarla), tu ancora ti stai chiedendo se la tua tradizione di militante di sinistra è ben collocata nello scenario politico? Di cosa possiamo discutere io e te? Di politica? Mah.

Quindi no, non ho molta voglia di parlare di politica ultimamente. Il dibattito non esiste. Tutti fanno schifo e quelli che fanno meno schifo sono comunque trascurabili. Non ho niente da dire. Ciao.

venerdì 29 maggio 2015

Announo: come rendere evidente la crescita delle branchie

Per tutti quelli che se la fossero persa, ieri sera c'era la puntata di Announo dedicata ai problemi della rete aka "Moige2.0vsRestodelmondo". Nel caso foste estremamente masochisti, potete anche riguardarvela in streaming

Quello di cui vorrei parlare in questo spazio non è la trasmissione in sé. Del resto se, vantandoti di fare informazione, inviti a parlare Belen Rodriguez, Alba Parietti e Antonio Di Pietro (sì, Di Pietro esiste ancora), mi sembra abbastanza chiaro che esplorare le dinamiche del web non sia esattamente una tua priorità. Quindi è abbastanza ridicolo scandalizzarsi perché tocca assistere a una discussione che in confronto "io e mia madre che si lamenta perché rispondo su whatsapp mentre le parlo" sembra una disamina della filosofia hegeliana, invece che a una pacata riflessione sulle problematiche della comunicazione e sui cambiamenti sociali in corso.
Quindi di cosa voglio parlare, se l'obiettivo del post non è mettere in evidenza (che già è evidente da sola) la drammatica incompetenza e la volontà di tirar su un trash-talk che tanto se si parla male di qualcosa fai comunque tanti click perché tutti i bimbiminkia del mondo vengono a insultarti?
Vorrei parlare del cambiamento antropologico in atto, visto che qualcuno lo deve pur fare e visto che mi sento leggermente più qualificato di Alba Parietti per parlarne. E non perché io lo sia, ma perché chiunque sarebbe più qualificato di Alba Parietti, per non parlare di Di Pietro.

Quindi, il punto fondamentale della discussione di ieri sera, e di cui vorrei parlare, riguarda a mio avviso la dipendenza. "Dipendenza da internet" è una definizione abbastanza interessante perché tratta un punto che non è ancora stato esplorato a sufficienza, soprattutto perché nessuno ha mai avuto voglia di farlo. Quando si è dipendenti da Internet o dagli smartphone o dal pc?

Se prendiamo lo psicologo della trasmissione come pietra di paragone del "pensiero ufficiale" delle vecchie generazioni, la risposta viene data in termini prettamente quantitativi. Se passi su internet x ore al giorno, se apri lo smartphone o controlli i messaggi x volte al giorno, sei chiaramente dipendente. Ovviamente x viene determinato in base a la "giusta quantità di x" dove "giusta" equivale a "lo decido io perché sono psicologo". Se esaminiamo invece la situazione guardandola con gli occhi del tipo in possesso dello smartphone, che ha pure consentito a farsi installare una app sul telefono che conta il numero di accessi, il problema non appare evidente. Il tizio ha smesso di nutrirsi per stare di più su internet? Ha smesso di frequentare i coetanei? Ha smesso di andare a fare la spesa? Scopa di meno? Non si sa. In assenza di dichiarazioni in tema, credo si debba presumere che nessuna delle sue attività "ordinarie" sia stata negativamente influenzata dall'uso di whatsapp. Uno strano tipo di dipendenza.
Questo non significa che di per sé la dipendenza non esista. Significa che si sta cercando di ridurre un intero cambiamento di paradigma a "questi ggiovani stanno sempre con la testa sul telefono e non hanno più relazioni vere".

Real Life

Scolpitevi in mente queste due parole perché sono alla base dell'equivoco che viviamo. La mia fortuna, la fortuna di essere nati negli anni '80-'90 è quella di poter comprendere il cambiamento. La mia generazione non è nata con internet, non siamo "nativi digitali", noi siamo quelli che hanno visto il cambiamento. Che hanno vissuto il cambiamento e ci sono balzati sopra mentre avveniva. Noi siamo la generazione che ha visto nascere e che probabilmente vedrà morire la Real Life.
Di cosa sto parlando? Cerco di spiegarmi meglio, anche se a un certo punto probabilmente vi sembrerò Casaleggio che parla dei rettiliani.
Pensate a una città in riva al mare. Succede, un giorno, che nasce la singolarità. Un singolo individuo impara a respirare sott'acqua e si mette ad esplorare l'oceano. Nel giro di pochi anni insegna ad altri fino a formare piccole comunità. All'inizio nessuno si accorge di loro. Sono strani, sono diversi, eccentrici. Solo che con il passare del tempo il numero cresce. Sono tutti giovanissimi e a tutti piace stare tanto tempo sott'acqua. I loro anziani cercano di stargli dietro. Si addentrano un po' in mare, magari qualcuno impara anche a farsi crescere le branchie. Però non si sentono a casa. E' difficile per loro vivere in mare, quindi inventano la Real Life. La vita reale. Sì, certo, il mare è una bella cosa. Può essere utile e ci si sta anche bene, ma è solo una cosa finta. Non ci si fa quello che si fa qui. Non è così importante. E' una second life al massimo, ma non è vera. La vita vera è quella che viviamo qui, sulla terraferma.
Così si definisce l'inadeguatezza di una generazione. Quando non si riesce a star dietro al cambiamento, quello che cambia viene sminuito, reso ininfluente. Dal punto di vista di chi nasce con le branchie, la posizione di quegli strani esseri che vivono solo sulla terra è incomprensibile. Vita vera? Vita falsa? Se respiri benissimo sia in acqua che fuori, perché quello che sta in acqua dovrebbe essere "meno vero"? Rispetto a cosa? Si tratta semplicemente di un'altro posto.

Cosa voglio dire? Quello che sto cercando di spiegare, in modo sicuramente inadeguato, è che stiamo vedendo una nuova specie di esseri umani dotati di branchie e stiamo considerando il loro stare sott'acqua come un qualcosa di patologico.
Pensateci un attimo, fondamentalmente, cos'è Internet? Cos'è uno smartphone? Di Pietro lo considera un mezzo di comunicazione. Ovvio, per uno che considera ancora la mail come "una lettera, solo che ora non viene mandata con il cavallo mentre nel far west sì". Quello a cui proprio non arrivano Alba Parietti&C. è che in realtà Internet è una vera e propria espansione delle capacità umane. Immaginatevi degli esseri in grado di comunicare istantaneamente a migliaia di chilometri di distanza, indipendentemente dal luogo in cui si trovano. Capaci di avere accesso immediato e senza alcuno sforzo a milioni di informazioni. Come lo chiamate questo? Dipendenza? Io lo chiamo upgrade. Miglioramento.
Chiedere a un nativo digitale di stare senza il telefono perché ne è dipendente, è esattamente come chiedere a voi di fare a meno della mano sinistra. Beh? Non la usate tutto il giorno? Tantissime ore al giorno e per fare qualsiasi cosa. Non vi sembra di essere dipendenti dalla vostra mano sinistra? Non potete forse farne a meno? Ci sono tantissimi monchi in giro che se la cavano benissimo senza la mano sinistra. State due mesi senza usarla. Legatevela dietro la schiena. Tornate sani!

Per questo non ci capiamo quando parliamo di web. Loro parlano delle branchie senza averle. Per loro sono un tumore, un'escrescenza maligna. Per noi sono parte del nostro essere.
E già il fatto che stia parlando di Noi e Loro vi dovrebbe dare l'idea di quanto sia schifato da questa situazione. Non sta cambiando niente. Siamo ancora uomini e tutti i nostri problemi, compresi i ragazzini che si suicidano perché vengono insultati su Ask, dipendono dal nostro essere uomini. In altre parole: siamo degli stronzi. E mi spiace per tutte le mamme italiane ma è necessario chiarirlo: una notevole percentuale dei vostri figli, durante l'adolescenza, è composta da selvaggi che le SS in confronto farebbero un figurone. E la vostra incompetenza nell'uso del web non fa altro che lasciargli uno spazio di libertà immenso in cui essere quello che sono: degli stronzi. Ma questo non dipende dal web, dipende dall'uomo.
Contemporaneamente sta cambiando tutto. Quello che so, è che il cambiamento non può mai essere fermato, solo indirizzato, guidato. Si può renderlo accettabile e sicuro per tutti, oppure esserne distrutti. Si tratta di evoluzione. E dal punto di vista dell'evoluzione, chi può accedere a Google maps ha un vantaggio notevole su chi non può.

Abituatevi all'idea. 

mercoledì 13 maggio 2015

I puffi

Per chi se lo fosse perso, Repubblica ha messo online il pdf scaricabile de "La città del decoro" di Zerocalcare.


Vale la pena di leggerlo? Sì. Servirà a qualcosa? No.
Perché? Perché ovviamente tutti lo hanno letto ma quasi nessuno ne ha capito il senso. Cosa logica dato che, in genere, a nessuno interessa capire niente. L'interesse sta solo nel trovare sempre nuove conferme per la propria visione personale del mondo da cui deriva la guerra contro chiunque la pensi diversamente.

La dimostrazione la forniscono quelli del blog di romafaschifo (di cui non metto il link perché mi rompe il cazzo mandargli anche quei 2-3 lettori scarsi che passano di qui, se proprio ci tenete cercateli su google) che, in preda a un eccesso di coda di paglia quasi commuovente, si fanno carico dell'intero fumetto sostenendo che è un attacco diretto nei loro confronti.
Come dire: excusatio non petita, accusatio manifesta.
Per capire meglio quello di cui parlo vi rimando a un riassunto dell'argomento che riporta tutto tranne il punto di vista di Zc che, giustamente, immagino se ne stia sbattendo abbastanza la ciolla.

Segue ovviamente il dibattito (vedi mai che ci facciamo mancare il dibattito), fra quelli che sostengono che Zc difende la violenza contro l'arredo urbano e chi accusa quelli di rfs di essere una banda di fascisti/nazisti/whatever. L'idea che forse, si voleva parlare di altro o che il punto di vista fosse leggermente più alto rispetto alle magagne dei marciapiedi romani rimane non pervenuta.

Il commento più bello resta quello del lettore Enrico, che mi sembra centri perfettamente il punto della discussione.

sabato 9 maggio 2015

Restyling

Sto rinnovando un po' la grafica del blog. Quasi sicuramente farà più schifo di prima. Enjoy.

martedì 5 maggio 2015

Bilanciamenti

Oggi ho cambiato una ruota alla macchina per la seconda volta da quando ho la patente. E a sentire il gommaio è probabile che mi ricapiti a breve (limortaccisua). La cosa positiva è che ci ho messo un quarto d'ora, che per me è tipo pit stop di Formula 1.

Per compensare questa botta di testosterone mi sono messo ad ascoltare questa a ciclo ricorrente.


Altrimenti divento troppo macho.

lunedì 27 aprile 2015

Il tempo di Ultron è un po' cortino

Dopo una settimana di incredibili acrobazie mentali per evitare tutti gli spoiler che circolavano per l'internet, l'impresa è compiuta: sono finalmente andato a vedere "Avengers: Age of Ultron" e sono finalmente pronto a spoilerare a mia volta al mondo intero. Preparatevi...

Almeno altri 20 minuti ci stavano tutti ihmo (ndr.)
Ok, diciamolo subito. Questo secondo Avengers mi ha lasciato parzialmente insoddisfatto. Perché? Prima di passare a spiegarvelo, facciamo alcune precisazioni per calmare tutti gli amici nerds che già stanno accendendo le torce e preparando i forconi:
1) chiariamo che, per quanto mi riguarda, il film aveva vinto con il duello fra Ironman e Hulk, già dal trailer. Quando vedi una roba così sei già oltre al "chissà se sarà un bel film?", sei già a un passo da "best film evah gimmemorenowpls"
2) sì, tranquilli, Whedon è ancora il mio Dio. Lode al suo nome, venga il suo regno, sia fatta la sua volontà in ogni casa cinematografica.
3) tutti nel film sono fighi in maniera allucinante. Cioè, perfino Occhio di Falco riesce a essere epico, quindi figurati.
4) oltre ogni dubbio, l'ascensore è degno.

Detto questo e precisato quindi che si tratta dell'ennesimo filmone bellissimo e incredibile targato Whedon, cosa non va? In una parola sola: Ultron.

Poiché percepisco di nuovo il montare della folla armata, faccio ancora una precisazione: Ultron è sicuramente uno dei personaggi più belli e affascinanti mai messi su pellicola dalla Marvel. E nel film è reso in maniera stupenda. La follia, l'ironia, il furore e la poesia, tutti mescolati in un solo amalgama da far invidia a Shakespeare. Una figura di taglio ottocentesco, quasi. Antica e nuova, da tragedia greca.
Quindi se Ultron è fatto così bene, perché ti lamenti?
Semplicemente perché si vede poco. Seriamente, il 90% del film è dedicato ai problemi interni degli Avengers. In successione abbiamo: Stark che trama con Banner, Thor che litiga con Stark, Cap che litiga con Stark, l'ammore fra Banner e Vedova, la famiglia di Occhio di Falco, ancora Stark che litiga con Cap, ancora Stark che litiga con... boh, sto perdendo il filo ma con qualcuno litigherà sicuramente, i patemi d'animo dei due gemelli, i problemi di Cap, la storia triste di Nat ecc. ecc. ecc. Un enorme lavoro di approfondimento su tutti i personaggi che andrebbe benissimo se il film non si chiamasse "Age of Ultron" e Ultron non fosse invece relegato a siparietti di 3 minuti e mezzo l'uno1.
E intendiamoci sono siparietti bellissimi. E nessuno che non fosse un genio come Whedon sarebbe stato in grado di presentare un personaggio in quel modo superbo all'interno di quei siparietti... ma restano comunque delle comparsate.

Il poco tempo dedicato al cattivo è il vero problema di questo secondo Avengers. Tutto il resto c'è ed è ok. Anzi, diciamo pure che tutto il resto rasenta la perfezione. Ma il problema di Ultron resta e si annuncia già con la seconda scena in cui si confronta con gli Avengers.
Parlo di quel dialogo da paura in cui Stark chiede: "a cosa ti serve il Vibranio?" e Ultron distrugge tutte le regole del genere con la frase:
"Sono contento che me l'abbia chiesto, coglierò l'occasione per spiegare il mio piano malvagio"
Seguono esplosioni.
Di per sé è una delle scene più belle e dissacranti mai scritte. Il problema è che non c'è mai un momento in cui Ultron spiega di preciso che cavolo vuole fare e perché.
Intendiamoci, si intuisce. Prendere vibranio, costruire un nuovo umano/macchina e trasferircisi dentro. Nel frattempo distruggere l'umanità con una guerra nucleare o, in mancanza dei codici, portando nello spazio un'intera città e facendola precipitare tipo asteroide con i dinosauri. Il problema è appunto che si intuisce. Non viene mai detto. Ultron non è mai abbastanza sulla scena per spiegare in modo efficace se stesso e i suoi moventi. Ok, portare la pace tramite l'estinzione. Ok, l'odio verso Stark, ma perché?
Si intuisce ma non è mai chiarissimo.
D'altra parte non si riesce mai, in tutto il film, a sentire la tensione del "ommioddio un androide pazzo vuole distruggere il mondo". Non c'è proprio perché le azioni malvagie di Ultron sono sempre raccontate da altri. A parte il furto del vibranio, abbiamo gente random che entra in scena e dice cose tipo "ormai ha infestato tutto internet"... "androidi che si moltiplicano"... "vibranio, culle robarandom"... "cerca i codici dei missili ma un hacker lo sta ostacolando". Tutta roba raccontata che non fa salire la tensione. E lo stesso vale per la scena finale, che esce fuori all'improvviso e tanto lo sai che salvano il mondo quindi who cares?
Di fronte a questa mancanza, tutto il film torna di nuovo a concentrarsi sugli Avengers e sul loro essere squadra. Che va benissimo ma che se continua ancora per un film rischia di confondersi con una puntata di Sentieri. Ci fa tantissimo piacere che Occhio di Falco abbia una famiglia e che sia all'altezza dei suoi compagni pur essendo un tizio che usa arco e frecce ma ci sarebbe un androide che vuole massacrare tutta l'umanità... possiamo dedicarci un attimo ai suoi sentimenti?
Stessa cosa per Visione. C'era un bisogno estremo di sviluppare il personaggio per far capire anche a chi non ha passato anni a leggere fumetti Marvel "chi cavolo è quel tizio?" mentre tutto viene risolto con un paio di scene in cui tutti fanno la faccia stupita e poi "ok sei uno degli Avengers. Bravo!"


Insomma, manca minutaggio. Se lo script originale era di tre ore e mezzo e il film è venuto fuori di due ore e dieci... beh, con 20 minuti di Ultron in più poteva diventare un capolavoro assoluto. E Ultron se li meritava tutti. Pure 10 minuti in più con Visione potevano starci.


Insomma troppo corto.
Poteva essere un 10. Invece si prende un 9. Mi spiace Joss, perdonami. Sono sicuro che non è colpa tua e che il tuo copione originale era 40 milioni di volte meglio e che è tutta colpa di Hollywood. Peace&Love.

No, le scene in cui fa a botte con tutti non valgono come "minutaggio dedicato a Ultron". Mi spiace.

martedì 21 aprile 2015

La danza dei draghi e tutta l'altra roba di cui non ci frega niente

Come per ogni altro autore incapace di scrivere in tempi ragionevoli l'ennesimo libro della propria saga principale, anche per Martin si registrano casi sempre più diffusi di SLLS o Sindrome da Lettura della Lista della Spesa. Tale malattia comporta la ricerca ossessiva di qualunque cosa scritta dal PA (Pigro Autore) come palliativo all'assenza della storia di riferimento. In altre parole, oggi ci occupiamo di:

Tipo Eragon e poi c'è altra roba random (ndr.)
Innanzitutto affrontiamo una prima importante questione: come si fa a riconoscere un'operazione commerciale di una casa editrice composta da imbecilli privi di pudore e professionalità? Facile. Basta confrontare un paio di copertine:


La cosa peggiore che può fare una casa editrice, è spacciare una raccolta di racconti di autori diversi come un'opera singola. La copertina di sinistra è un lavoro onesto, la copertina a destra è un'operazione commerciale spudorata con la quale si cerca di fregare quante più persone possibili. Quando si ha a che fare con un'antologia di racconti si deve agire in una certa maniera:
1) cercare un titolo comune che dia anche l'idea del filo rosso che lega tutte le storie (Legends, ad esempio ma vi allego sotto altri esempi);


2) inserire in copertina nome o cognome (o almeno il solo cognome) di tutti gli autori;
3) il nome da mettere in evidenza, se proprio se ne vuole mettere uno, è il nome del "curatore" della raccolta, ovvero del tizio che si prende la briga di coordinare gli autori e di dare una forma decente all'insieme.
Quello che non si deve fare, se si ha a cuore la propria reputazione, è prendere il tizio più famoso, sbatterlo al centro della copertina e scrivere in caratteri giganti il titolo del suo racconto con sotto, in piccolo, l'equivalente di "e altre storie". Per la semplice ragione che, se scrivi così, e non indichi in nessun modo gli altri autori, sembra che tutti i racconti siano di Martin. In altre parole stai cercando di fregare i lettori. Stai portando avanti un'operazione commerciale ambigua che non si definisce truffa solo perché la politica non ha mai avuto troppa simpatia per quelli che leggono e quindi se ne sbatte altamente di regolamentare il mercato dell'editoria.
Semplicemente NON SI FA. Soprattutto se pubblichi la serie dell'autore con gli stessi caratteri e lo stesso formato. Perché è evidente che stai cercando di far passare l'intera raccolta di racconti come opera dello stesso Martin, mentre di suo c'è solo un racconto su dieci.

La Mondadori non ha quindi a cuore la propria reputazione. Gliene frega forse qualcosa? No, basta far soldi. Però diciamolo.
Detto questo, come sono i racconti?

Meh.
Intanto chiariamo il punto principale: leggo recensioni esaltate per il racconto di Martin "La Principessa e la Regina" come se fosse una pietra miliare della storia dei sette regni, imprescindibile per capire il senso della saga. La storia tratta degli eventi relativi alla "Danza dei draghi", la lotta fratricida che a un certo punto dilania la dinastia Targaryen e porta alla morte di gran parte dei draghi di Westeros dando il via al declino della casata. Interessante? Sì. Un capolavoro? Beh, no. Decisamente no. 
Anzi, diciamolo, in realtà da l'impressione di essere materiale di lavoro che forse non andava neanche pubblicato. Come se Martin si fosse preso degli appunti sulla storia del mondo delle Cronache, magari per riutilizzarle in seguito o come punto di riferimento per gli eventi della saga, e poi avesse deciso, in un momento di svacco totale, magari pressato dall'agente a cui fa pubblicare una storia ogni dieci anni, di dargli un'occhiata, aggiungere qualche pagina e mandare tutto in stampa che tanto va in una raccolta, quindi chissene.
E non avrebbe neanche torto, se fosse presentato come un racconto all'interno di una raccolta, cosa che la Mondadori non ha fatto.
Da cosa si capisce che è materiale di lavoro e non un racconto su cui si è impegnato?
Innanzitutto lo stile: Martin è un maestro del racconto corale. Intrecciare molteplici piani di narrazione, presentare eventi da più punti di vista, caratterizzare psicologicamente i personaggi sono le sue qualità migliori. Nel racconto in questione non c'è niente di tutto questo. Il narratore è onnisciente, i personaggi piatti, quasi senza emozioni, gli avvenimenti scorrono senza interruzioni. Uno stile tremendamente accademico. Potrebbe essere voluto... la sensazione che almeno ha dato a me, è di uno che sta cercando di far passare come stile voluto, un racconto di fatti che servivano solo come cronologia di base per, magari, un lavoro da rielaborare in seguito. Appunti insomma, certamente non un'opera finita.
In secondo luogo i draghi. Francamente, non mi sembrano cose su cui Martin si sia impegnato. I duelli sono di una banalità e di una piattezza allucinante. Fanno sembrare la saga di Eragon, cioè stiamo parlando di Paolini, come un grande narratore di azione. Non si capisce nemmeno come i cavalieri guidino i draghi e soprattutto quale funzione abbiano. Ed è un peccato immane, un'occasione sprecata per gettare luce su questioni base tipo "come cavolo si fa a diventare cavalieri di draghi?" che non vengono trattate direttamente nemmeno nei romanzi del ciclo. Da quello che si vede nel racconto la risposta è: "boh, devi sculare il drago giusto". Ah beh.

Siamo di fronte alle stesse operazioni fatte per Tolkien: prendere roba inedita basta sia, stamparla, mandarla in libreria con una copertina decente. Solo che Tolkien si sarebbe opposto a una roba simile... se non fosse morto.
Per quanto riguarda il resto... carino il racconto di Abercrombie, Desperado, soprattutto se apprezzate l'atmosfera tipo-western e non mi è dispiaciuto nemmeno "La conchiglia esplosiva" di Jim Butcher. Tutti gli altri ne potevamo fare anche a meno.

In definitiva il mio consiglio è: fate come me e cercatevelo in biblioteca. Tanto è a nome di Martin, lo comprano di certo. La Mondadori non si merita i vostri soldi.

(che schifo)

venerdì 17 aprile 2015

Il lato giusto della barricata

L'altra sera ho seguito un dibattito interessante riguardante la religione, la xenofobia e le usanze tradizionali. Si sosteneva, anche con una certa ricchezza di argomenti, che ogni vera religione dovesse essere nemica della violenza e del fanatismo e che la lotta all'Isis doveva accomunare fedeli cristiani e fedeli musulmani, che del resto quelli dello stato islamico ammazzano più dei loro che non dei nostri.

Era un dibattito carino e sbagliato.
La cosa peggiore dell'Isis - dal punto di vista morale intendo, dal punto di vista materiale sono nettamente peggiori le sparatorie dentro le redazioni dei giornali - è che costringe quotidianamente il mondo occidentale a rivalutare i propri fanatici religiosi. Lo capisco eh. Certo, di fronte a gente che lapida le donne perché non si coprono i capelli, che massacra giornalisti per una vignetta satirica, che compie genocidi etnici perché certi musulmani (curdi) sono un po' troppo secolarizzati, in confronto il farmacista che non ti vuole segnare la pillola anticoncezionale sembra quasi simpatico. Ti viene quasi da dire: "però dai, questi cattolici sono pure educati".
Si tratta di un fenomeno ben conosciuto in antropologia. Il nome esatto me lo sono scordato, però mi ricordo il principio di base che recita:
"io contro mio fratello, io e mio fratello contro mio cugino, io, mio fratello e mio cugino contro il resto del mondo"
Detto anche "il nemico del mio nemico è mio amico". In altre parole, quando c'è un conflitto in corso, si tende ad aggregarsi prima con quelli che sentiamo più vicini e poi con gente con cui non abbiamo niente in comune ma che è comunque nemica di chi combattiamo.
Sento quindi tanti commentatori che, nella foga di unirsi contro la montante marea islamica, non esitano a fare fronte comune con i tanti "religiosi moderati" che ci sono in giro. Con l'unico evidente problema che quando il Papa dice una stronzata1 poi non puoi dargli contro, che altrimenti sembri amico dell'Isis.

Di fatto, non esiste la differenza fra moderati e fanatici. Sarebbe come dire che un tizio che ti avvelena il caffé una goccia alla volta sia meglio di chi ti versa direttamente la cicuta nella tazza. Di fatto il risultato è il medesimo, solo che nel primo caso impieghi più tempo. Anzi, forse è meglio il secondo: almeno ti accorgi che è veleno e puoi reagire, ti puoi opporre. Nel primo caso invece nemmeno te ne accorgi. Tutto continua a procedere come è sempre stato fino a quando "sorpresa! Da oggi le adultere le marchiamo a fuoco con una lettera scarlatta. Enjoy!"
E no, "ma noi vogliamo semplicemente impedire ai gay di sposarsi per proteggere la famiglia tradizionale, poi possono pure stare insieme basta che non si facciano vedere in pubblico" non è meglio, da nessun punto di vista di "rispetta la sha'ria o ti decapitiamo".
La merda è sempre merda. Non è che se da una parte te la servono con un cucchiaino cambi di sapore.

Quindi vorrei chiarire questa cosa: questa non è la lotta dei moderati contro i fanatici. Questa è la lotta della ragione contro la superstizione. Sono cose diverse sapete. Da una parte c'è gente che ritiene che tutto debba essere deciso secondo ragione e che nessuno abbia diritto di vietare ciò che vi rende felici e non danneggia gli altri, dall'altra chi vi vuole dire cosa fare perché il loro amico invisibile ha detto così.
E che la punizione per aver disubbidito all'amico invisibile sia il taglio della testa o l'esclusione dal Rotary Club, resta sempre la stessa merda.
Quindi no, cari amici moderati religiosi. Non siete la soluzione, voi siete parte del problema. Un problema legato ai dogmi. Il giorno in cui i preti smetteranno di parlare per dogmi, il giorno in cui sostituiranno il "devi" al "secondo me dovresti", il giorno in cui tutte le religioni saranno tornate ad essere solo delle filosofie di vita, allora potrete far parte della soluzione.
Fino a quel momento Shut The Fuck Up.
1 Ovviamente mi riferisco al discorso del "se qualcuno mi insulta la mamma gli tiro un pugno". Non mi sembra che Gesù abbia detto "se qualcuno ti colpisce, porgi l'altra guancia, ma se ti insulta la mamma ammazzalo di botte perché la mamma non si tocca". Per quello che ne so quella frase finisce con "guancia" e mi sembra strano che il Papa se lo scordi.

lunedì 13 aprile 2015

Veloce e furioso settimo

Per ragioni che sarebbe veramente troppo lungo spiegare, sono andato al cinema a vedere l'ultimo Fast and Furious 7. Ok, insultatemi pure adesso.

L'auto che attraversa tre grattacieli c'è veramente, giuro! (ndr.)
Non sono mai stato un grande fan della serie di F&F. Anzi, diciamo la verità, ho visto i primi due film tipo da adolescente e da allora mai più cagati. Perciò non ho assolutamente idea di cosa sia successo fra il 3 e il 6 e mi ricordo poco pure dei primi due. La mia è quindi semplicemente un'opinione random su una roba random vista di domenica sera. Prendetela così com'è.

...

Porca puttana che tamarrata micidiale.

Ok ok, c'è Vin Diesel, non è che poteva venire fuori una roba di classe, però porca puttana che tamarrata micidiale. Intendiamoci, mi ricordavo abbastanza che tutti i personaggi della serie erano tipo dei fuoriusciti dal Bronx, vestiti come Hulk Hogan e con l'atteggiamento tipico dei residenti a San Vittore ed... è ok. Era il tema centrale di F&F: una banda di raccattati che guidando "cose" a millemila all'ora e menando come fabbri risolve la situazione. Mi va bene, lo accetto, ma qui siamo oltre.
Non so come spiegarvelo ma se date un'occhiata al film lo capirete in cinque minuti netti. Sono tutti troppo. Dal The Rock delle prime scene che ormai sembra la versione fumettistica di se stesso, al duello a colpi di chiavi inglese finale, è tutto talmente esagerato che spesso e volentieri sembra una parodia di genere, con l'unico problema che invece è tutto serissimo. Ed è questa la cosa più sconvolgente.

Gente che si butta da un aereo con delle auto dotate di paracadute, che assalta un bus dotato di mitragliatrici, con un ex agente dell'FBI che salta a bordo e inizia a menarsi a colpi di arti marziali con il mercenario asiatico, l'hacker che stranamente si rivela essere Nathalie Emmanuel e la fuga buttandosi da una scarpata di mezzo chilometro... tutte cose talmente già viste, ovunque negli ultimi vent'anni, che a metterle tutte assieme si penserebbe che almeno ogni tanto una strizzatina d'occhio al pubblico ci starebbe. Una cosa tipo: "ehi, guardate adesso cosa vi proponiamo... una macchina che attraversa tre palazzi in volo! Figo eh?" Invece no, nel suo modo di fare film action che era già vecchio quindici anni fa, F&F7 procede con la tranquilla serietà di chi ci crede veramente tantissimo.

E vabbé. Oh, chiaro, le scene di lotta, di esplosioni, sparatorie e affini sono fantastiche eh. C'è talmente tanto testosterone nel film che se per sbaglio ti avvicini allo schermo rischi di scivolarci sopra. Solo che con la metà dei soldi e con un accenno di trama magari veniva fuori qualcosa di meglio.
Giusto per dire...


NB. se l'hacker vi sembra familiare è perché si tratta dell'ancella di Daenerys in GOT. Ci ho messo mezz'ora a capirlo ieri sera.

giovedì 9 aprile 2015

Momento musicale 6



btw sì... è da un po' che Il Piotta è abbastanza figo. Chi l'avrebbe mai detto dieci anni fa?

mercoledì 8 aprile 2015

Le belle notizie

Dopo appena 14 anni dai fatti di Genova, arriva la prima condanna vera e propria per lo stato italiano. Dal tribunale di Strasburgo. Mica male eh?

da Repubblica.it
Piccolo riassunto per chi non avesse voglia di aprire il link. Dall'articolo emerge che:
1) quando i nostri poliziotti entrano in una scuola e spezzano le ossa a vecchi e giovani ambosessi che urlano chiedendo pietà con le mani alzate, non possono essere condannati perché non abbiamo nel codice penale un reato di tortura e quelli di aggressione semplice vanno in prescrizione appena li guardi;
2) la nostra polizia opera sempre al fine di evitare ogni identificazione degli autori materiali delle violenze;
3) fra poco arrivano altre due sentenze simili, tanto per...
4) il segretario nazionale del sindacato della polizia Gianni Tonell pensa che sia eccessivo parlare di tortura se degli agenti in tenuta antisommossa circondano un sessantenne e lo prendono a manganellate fino a rompergli un braccio, una gamba e dieci costole. Cosa che mi sembra sufficiente a darvi la misura del segretario, del sindacato e della polizia italiana;
5) nessuno dei colpevoli ha mai fatto un giorno di galera e il capo della polizia di allora, Gianni De Gennaro, è attualmente presidente di Finmeccanica (nessuno sa spiegare il perché fra l'altro, ma ce lo possiamo immaginare), con la benedizione dell'ex Presidente del Consiglio Letta e dell'attuale Renzi.

Giusto per ricordarvi che anche le belle notizie, in questo paese, fanno schifo. Enjoy.

giovedì 2 aprile 2015

Cose strane 2

Ok, google al contrario era decisamente meglio

Le nostre riflessioni: 
1) Capisco che decenni di Zecchino d'oro abbiano prodotti reazioni nella società, un po' come quelli che studiano alle scuole cattoliche e poi diventano drag queen, ma non staremo esagerando? 
2) Ma il tizio si è truccato gli occhi? o.O 
3) Perché ogni canzone melodica napoletana è identica a tutte le altre canzoni melodiche napoletane? Ok il genere, ma non è che tutte le canzoni rock sono uguali ad altre canzoni rock. Le note sono 7, vogliamo variare un po' la disposizione ogni tanto? 
4) Perché non c'è mai un cecchino appostato quando serve?

mercoledì 1 aprile 2015

Cose strane

Perché c'è gente che si mette sviluppare queste robe senza alcun senso logico, tanto per...


Stare in certi gruppi è bellissimo.