Siccome mi capita sempre più raramente di riuscire a leggere fantasy - in parte perché ho meno tempo, in parte perché la roba bella non si trova più, sepolta da scaffalate di harmony per quattordicenni convintissimi che leggere di vampiri, elfi e demoni li renda in qualche modo superiori alle loro nonne che seguivano le avventure erotiche della Contessa Matilda col giardiniere Juan - faccio un post riassuntivo di tre libri che per pura coicidenza sono riuscito a concentrare in questo inizio 2026. E parlerò probabilmente malissimo di un grande autore e benissimo di roba che invece non si incula nessuno. Capita.
Elantris - aka quello di cui parlerò male
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| Tre mesi per sistemare il cosmo (ndr.) |
Elantris è il romanzo di esordio di Brandon Sanderson, uscito nel 2005 e si dice che sia stato proprio Elantris (con le ottime critiche ricevute) a convincere la moglie di Jordan ad affidargli la conclusione de La Ruota del Tempo. Pensa quanto stava messa male. Leggere questo libro mi ha confermato tutto quello che penso di Sanderson, ovvero che la mediocrità della letteratura di genere fa assurgere scrittori passabili a icone inarrivabili.
Cerco di spiegarmi e cerco anche di essere breve che ho altri due libri di cui parlare. Il punto di forza di Sanderson è il world building. Porre alcune premesse interessanti, creare un sistema di regole evitando di tradirlo in modi troppo comodi e lasciare che il mondo ci si sviluppi attorno. Anche in Elantris lo fa e gli viene benissimo. C'è una repubblica di maghi/scienziati che attraverso le parole domina il proprio angolo di mondo, in cui abita con connotati quasi divini. A un certo punto una catastrofe naturale modifica quello stato di cose condannandoli a diventare dei morti viventi sull'orlo della pazzia e del dolore eterno. Cosa succede considerando anche che c'è un impero teocratico a due passi che sta cercando di conquistare il mondo?
Tutte le premesse funzionano e sono interessanti. Poi arrivano i personaggi... che sono un problema. Perché Sanderson non sa scrivere personaggi interessanti neanche sotto tortura. E se nel tempo è leggermente migliorato (in Mistborn e nelle Cronache della Folgoluce alcuni riescono quasi a essere simpatici), è abbastanza evidente che a trent'anni non ce la poteva fare. I protagonisti sono due. Il primo è un principe bello, buono, democratico, paritario, amico del popolo, amato da tutti, politicamente assennato, saggio, talmente intelligente da imparare l'astrofisica e correggere le equazioni a Stephen Hawking nel giro di tre mesi (non è un iperbole: impara un sistema magico sconosciuto, distrutto da decenni insieme al suo popolo e lo fa tornare a funzionare da autodidatta), e Sanderson non lo dice ma evidentemente anche dotato di un cazzo di un metro e una spanna. L'altra è una principessa bellissima (ma che si sente brutta perché è alta), TROPPO intelligente, appassionata, sincera, scaltra, determinata, gettata in mezzo ai lupi e uscita capobranco che in due mesi riforma l'agricoltura, crea il welfare state, detronizza un re e si fa incoronare regina e che oh, nessun uomo potrà mai amare perché, si sa, ai maschi piacciono quelle stupide. Praticamente i pg overpower che ogni dodicenne ambosessi della storia vorrebbe incarnare. Per fortuna che poi si cresce. Però c'è anche il chierico cattivo ma con i suoi motivi che alla fine fa l'antieroe contro il cattivo vero che è cattivo perché ha avuto il trauma della fidanzata morta giovane fra mille sofferenze. Questo è un libro serio e per niente pieno di stereotipi.
Voto: 6,5 Ottime idee e bellissima costruzione del mondo rovinati da personaggi noiosissimi e da tempi di narrazione insensati che distruggono ogni patto di incredulità.
L'ascesa di Horus - aka il primo di una delle diciotto serie e 9483429 libri di Warhammer 40k finalmente tradotti in italianoTM
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| e comunque l'ateismo di stato galattico resta una buona idea (ndr.) |
Parlando di gente che non sarà mai considerata l'apice della scrittura, c'è Dan Abnett. Parlando di gente che sa decisamente cosa vuole il suo pubblico di riferimento e come darglielo, c'è Dan Abnett. Dan Abnett è il McDonald's del fantasy (e probabilmente dei fumetti ma non ho esperienze di prima mano in merito). Vuoi un panino? Ti fa un panino. Te lo fa esattamente come ti aspetteresti sia un panino e quando lo mangi ti fa provare esattamente la soddisfazione che volevi avere quando hai deciso "quasi quasi mi faccio un panino".
Io avevo voglia di leggere un libro in cui dei tizi con cannoni al plasma e spade motosega si sparano e fanno a fette a vicenda in un universo in cui l'Imperatore dell'umanità ha deciso che una crociata è esattamente quello che serve per riunire tutti i reami della diaspora galattica e combattere il Caos. E se dobbiamo sacrificare la democrazia e il libero pensiero di tutti gli altri per questo beh, non è che abbiamo scelto il titolo di "Imperatore" perché ci ispiravamo alla divisione dei poteri di Montesquieu. In tutto questo c'è un tizio di nome Horus che sta pensando che forse questa storia della crociata sia un po' eccessiva e che magari si può ottenere gli stessi risultati con la diplomazia. Ma magari sta subendo la corruzione del Caos. O magari è quello che diremo quando verrà represso nel sangue fra tipo, boh, quattro o cinque libri a seconda di quanto va bene la distribuzione.
Volete una storia di fratellanza militare, altamente scenografica, con un sottofondo di critica sociopolitica ma neanche troppo in evidenza perché non vorremmo mai che offuschi la bellezza dei nostri esoscheletri meccanici? Dan Abnett è il vostro uomo. Se invece vi aspettate grandi approfondimenti psicologici siete probabilmente nel posto sbagliato.
Voto: 7,5 Non è alta letteratura e non pretende assolutamente di esserlo. Quello che vuole fare lo fa benissimo.
Dungeon Crawler - Carl aka il libro del videogiocatore, per i videogiocatori, sui videogiocatori
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| Se un problema non si risolve non hai usato abbastanza dinamite (ndr.) |
Tornando invece a parlare di esordienti, Matt Dinniman è quello di noi che ce l'ha fatta e che ce l'ha fatta per la strada più difficile. Nel senso che è un videogiocatore che ha scritto un libro invece di streammare su twitch. O almeno è quello che ho capito leggendo roba sparsa su internet perché è talmente nuovo che ancora non gli hanno fatto una pagina su wikipedia. Libro che poi ha autopubblicato su Amazon e di cui poi ha scritto i seguiti sempre su Amazon per poi essere finalmente notato e comprato da una casa editrice vera. Il classico caso di successo di pubblico prima che di marketing e per questo ci piace.
Dungeon Crawler Carl, parla di un tizio che si sveglia una notte e scopre che il suo pianeta è stato espropriato da una compagnia galattica che crea giganteschi dungeon mortali per mandare avanti uno show televisivo. Il libro è infarcito di citazioni e riferimenti a praticamente qualunque cosa del mondo nerd (e non) contemporaneo e ripropone situazioni che chiunque abbia mai giocato a qualunque cosa riconoscerebbe. Si tratta quindi di notevoli dosi di fanservice, incartate però da una scrittura semplice ma estremamente efficace e da personaggi molto simpatici da leggere. C'è un pochina di ripetitività in alcune situazioni ma dovrei leggere i prossimi libri per capire se è un tratto fisso della scrittura o se è solo una soluzione narrativa coerente col contesto. Per il momento rimane coerente col contesto.
Voto: 8 Scoperta assolutamente notevole e spero solo che il resto dei romanzi venga tradotto a un ritmo decente e che non debba aspettare il 2050 per finire di leggerli.
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