venerdì 23 ottobre 2026

Ancora gli assassini - due mesi dopo

Essendo una persona che raramente ascolta i propri consigli, ho finito la trilogia della Hobb. Non è andata bene.
trascinarsi per settecento pagine (ndr.)
Perché leggerlo:
  • è abbastanza scorrevole
  • l'autrice pone il lettore in uno stato mentale di empatia forzata in cui segui le disavventure del protagonista impegnato in un giro di schiaffi perpetuo che ti costringe a continuare il libro pensando "dai, prima o poi riuscirà a fare qualcosa di figo che ribalti la situazione". Ci speri fortissimo per tutto il tempo e questo ti fa arrivare fino in fondo ma invece no. Non succede mai.
  • a prescindere l'universo sarà prima o poi solo pulviscolo di atomi rarefatti in un infinità di niente senza luce e senza calore, quindi non importa poi tanto come spendete il vostro tempo.
Perché non leggerlo:
  • benché la morte termica dell'universo sia inevitabile, avete modi comunque più produttivi di spendere la vostra vita, tipo, non so, imparare a scolpire buddha tibetani.
Ci sembra di intuire che ti abbia fatto lievemente cacare sto libro.
Siete veramente delle persone intelligenti e adesso cerco di sintetizzarvi il perché in pochi semplici punti.

La Trama - la storia continua dal riciclo del trucco più vecchio del mondo diamo una pozione a tizio che così sembra morto con Fitz che si riprende e, per la prima volta nella sua vita, decide di fare qualcosa di sensato e andare ad ammazzare Regal. Mentre i pirati dei libri precedenti continuano a distruggere i Ducati della Costa e a trasformare le persone in zombi, inizia il viaggio del titolo che diventa dopo duecento pagine assolutamente inutili una quest di ricerca di Veritas che si compone di altre 400 pagine altrettanto inutili per poi concludersi con 100 pagine in cui succedono 3 cose e mezzo svelando 2 segreti segretissimi livello "Un posto al sole quando gli sceneggiatori sono stanchi". Seguono un sacco di spoiler quindi se volete assolutamente preservarvi questo capolavoro del fantasy non proseguite la lettura.

Il railroad estremo - breve spiegazione per chi non fosse familiare col termine. Google traduce railroad come "ferrovia" ma più precisamente si tratta proprio dei binari del treno. In un gioco di ruolo si parla di railroad quando le azioni di personaggi perdono di senso perché qualunque cosa facciano o decidono, lo svolgimento della storia è sempre e soltanto quello, prestabilito: sui binari. Personalmente parlo di railroad anche per i libri, quando l'autore si rende la vita estremamente comoda. Ad esempio quando le cose vanno in un certo modo a prescindere da ogni possibile motivazione dei personaggi.
Fitz Chevalier è il protagonista più railroadato della storia. Perché letteralmente nessuna delle sue decisioni conta mai un cazzo di niente. Qualunque decisione prenda viene immediatamente annullata da eventi esterni totalmente al di fuori del suo controllo e se nei primi due libri avviene in modo stupido ma quasi accettabile, in questo terzo volume si lascia da parte la dignità e si parte per il puro nonsense. Due esempi contrapposti:
 scena 1 - nel libro precedente il protagonista ha ricevuto l'ordine di avvelenare un tizio. Si inventa una gabola per farlo bere ma in realtà non fargli bere il veleno. È praticamente l'unica pensata intelligente del protagonista nell'intero volume e non funziona. L'autore usa la mossa "eh ma il cattivo ha previsto che tu avresti fatto il doppio gioco e quindi ha fatto un ulteriore doppio gioco perché venisse comunque avvelenato in tua presenza, scacco matto". Stupido e frustrante ma ci può ancora stare.
 scena 2 - il protagonista decide di uccidere (finalmente) l'antagonista (Regal) che avrebbe dovuto essere ucciso da qualsiasi persona dotata di cervello anni prima. Ci prova con la grazia e il savoir faire di un gibbone cieco, riesce a scappare, ovviamente grazie all'aiuto da casa del re supertelepate che può fare il culo a tutti ma solo in momenti e per scopi assolutamente inutili, dopodiché l'autrice decide che si è cazzeggiato fin troppo e gli installa un microchip in testa che lo obbliga ad andare in Portogallo a prescindere dalla sua volontà. Ecco, questo è un esempio tipico dell'autore pigro che mette i suoi personaggi su un binario. Non fa la fatica di trovare motivazioni psicologiche convincenti per farli agire in un certo modo: gli impone un vincolo esterno in modo che siano obbligati a seguire la storia. È il veleno ad azione ritardata che costringe Jena Plissken a compiere la sua missione in Fuga da New York.
E questo tipo di plagio mentale è di una comodità assurda per l'autrice. Il cattivo ha una banda di telepati che lavorano per lui. Li tiene al minimo della paga sindacale, li tratta di merda, gli mette le telecamere in ufficio per vedere quando vanno in bagno, li insulta ogni giorno e ogni tanto ne lascia morire uno così, just for fun, e per chiarire che lui è veramente il cattivo, però loro non si ribellano mai. Perché? Perché sono stati plagiati mentalmente e non possono comportarsi diversamente. Comodo no? Talmente comodo che al termine del libro (e questo è il vero finale della storia) Fitz non è neanche costretto a uccidere Regal. Attingendo al potere dell'amicizia, plagia anche lui installandogli nel cervello l'obbligo di essere fedele alla regina. Tutto questo però lascia una domanda importante: se era così facile perché CAZZO NON L'AVETE FATTO PRIMA??
Il re telepate potentissimo sapeva che il cattivo della storia era cattivo e tramava contro di lui già da tempo immemore. Se era possibile installargli nel cervello la nozione "diventa un bravo fratello e sii fedele al re", perché cazzo non l'ha fatto?
Ecco, questo è il problema delle soluzioni comode per l'autore. Che aprono buchi di trama GRANDI QUANTO LA BASILICATA.

Geografia assurda: Margaret Astrid Lindholm Ogden (in arte Robin Hobb) è una scrittrice statunitense, dice wikipedia. Si capisce dal fatto che la geografia del suo mondo è priva di senso. Non so se vi ricordate il Regno delle Montagne (collocato, non lo indovinerete mai, in un luogo montuoso) che citavo nello scorso post. Alla fine di questo libro veniamo a sapere che c'è stato un piano geopolitico decennale per acquisirlo in quanto solo passando per i suoi territori era possibile accedere alla Strada dell'Arte che conduceva alla valle incantata dove dormivano x^n draghi da usare come aviazione (se sai come svegliarli). Per questo ci sono stati tutti quegli intrighi diplomatici negli scorsi volumi per avere quei luoghi alleati e per questo adesso Regal ha scatenato una guerra di conquista. Perché se non hai il controllo di quel regno non puoi accedere ai draghi. Ha senso.
Però no, perché senza conquistare il regno Regal manda il suo esercito di soldati e telepati nella valle dei draghi comunque.
Cioè, non è che ci manda dieci persone stile compagnia dell'Anello che passano segretamente negli anfratti montuosi sfuggendo alle pattuglie. No no, proprio un intero esercito con linee di rifornimento al seguito. In pratica l'unica difesa di questo posto era che non si sapeva bene dove fosse la strada. Una roba che bastava mandarci una ventina di esploratori e in sei mesi ti mappavano tutto il posto. Quindi a che cazzo è servito tutto il resto della trama? Boh.

I sacrifici inutili - ma niente sta alla pari di Veritas. Il re che per un libro e mezzo (e per tipo un anno di tempo nella storia) viene presentato alternativamente come in fin di vita e incredibilmente potente in questa Arte che poi sarebbe una specie di telepatia ma però può anche influenzare i pensieri delle persone ma potente che da solo fa il culo a tutti ma però adesso non può perché deve fare qualcosa di segretissimo e forse magari è ferito boh, non lo sappiamo. Viene fuori che era in questa valle con questi draghi scolpiti da un anno (valle peraltro a tipo un mesetto a piedi dalla capitale del regno vicino che bastava sua moglie mandasse dieci stronzi a vedere che fine aveva fatto ma no, doveva aspettare Fitz perché sai, è il CATALIZZATORE DI STOCAZZO) e non riusciva a svegliarli. Allora ha pensato bene di crearne uno nuovo il che comporta suicidarsi nel processo.
E alla fine ce la fa. Si ammazza insieme a un'altra telepate fortissima che gli porta Fitz tipo taxista e diventa un bellissimo drago nero azzurro e vola a sconfiggere i pirati.
E letteralmente dieci minuti dopo Fitz risveglia altri 180 draghi versandoci sopra il sangue di soldati di Regal e li manda a combattere i pirati rendendo inutile L'INTERO ARCO NARRATIVO.
Btw, non vorrei che pensaste che Fitz abbia fatto qualcosa di anche solo lontanamente meritevole. È semplicemente successo che, mentre combatteva con lui, un tizio si è impalato su un drago di pietra e si è accorto che ci poteva parlare grazie allo Spirito e niente, quello si è messo a mangiare i soldati di Regal. In sti libri qualunque cosa succede assolutamente per caso. Qui siamo oltre al concetto di protagonista grigio in cui tutti si possono identificare. È la celebrazione del Caso, la sinfonia del può capitare, il trattato della botta di culo applicata al fantasy.

Gli omertosi - altro grande cliché della narrativa, i personaggi che in realtà saprebbero un sacco di cose ma non te le dicono perché sennò è spoiler. Stavolta incarnati nel Matto e nella vecchia ultracentenaria. Il primo ha la scusa di Doctor Strange che se ti dice il futuro poi non si avvera. La seconda manco quella. Viaggia con Fitz per mesi, conosce l'intera storia del mondo, sa dove stanno andando e perché e sa anche cosa dovrebbero fare per far funzionare le cose ma non te lo dice. Perché boh.

Se siete arrivati fin qui sicuramente non avete capito quasi niente perché sono in pieno flusso di coscienza e sto sbraitando allo schermo. Spiace. La sintesi è: i libri prima facevano cagare ma erano sulla sufficienza, questo è proprio inguardabile.

Voto: 5,5 è scritto bene, ma non è una scusante.