giovedì 20 marzo 2025

Il corsivo è importante?

Nel proliferare di temi che dimostrano inequivocabilmente che la genZ è condannata alla decadenza e alla morte culturale perché evidentemente inferiore a "quelli che c'erano prima", la questione de i ragazzi che non sanno più scrivere in corsivo per colpa dei tablet e degli smartphone è una delle mie preferite. 

Intanto occorre fare una piccola precisazione: in genere la gente scrive sempre in corsivo. Anche quando scrive in "stampatello". In che senso?
Il corsivo prima ancora di essere uno stile specifico, è un insieme di attributi della scrittura. Le caratteristiche essenziali sono due:

  • l'inclinazione più o meno marcata verso destra - dovuta al fatto che la nostra scrittura va da sinistra a destra e quindi si tende a trascinare la mano in quella direzione;
  • la legatura fra le lettere - ovvero l'esistenza di quei punti di congiunzione fra una lettera e l'altra che abbreviano il percorso della penna sul foglio rendendo più facile e veloce il tracciato.

Ne consegue che anche i testi che normalmente definite come "scritti a stampatello" in realtà sono corsivo:

Esempi di legatura fra le lettere

Inclinazione verso destra

Andiamo avanti. Cos'è lo stampatello? Il termine in effetti non può che essere abbastanza recente, visto che si tratta di una derivazione di "stampare" che è a sua volta derivato da una radice franca. In particolare, viene creato per indicare l'imitazione fatta a mano del testo a stampa. Tuttavia è evidente che, quando Gutenberg ed epigoni si sono ritrovati a disegnare i caratteri mobili da passare ai fonditori, non si siano inventati delle forme casuali delle lettere ma siano andati a cercare qualcosa che già esisteva. Tutti i primi libri stampati nel '500, le cosiddette cinquecentine, presentano generalmente due tipo di caratteri: il gotico e la minuscola umanistica. Già nel secolo successivo quest'ultima aveva ormai stravinto il confronto e, a parte alcuni cambiamenti minori, è rimasta fondamentalmente la base di tutti i moderni font di stampa (compreso l'Arial che state leggendo adesso).

La minuscola umanistica era fondamentalmente una rielaborazione (proposta addirittura da Petrarca e realizzata nel secolo successivo) della minuscola carolina, introdotta da Carlo Magno per standardizzare la produzione di testi sacri sul territorio dell'Impero. Questo ovviamente se parliamo dello stampatello minuscolo. Se parliamo del maiuscolo le lettere che conosciamo sono originarie già dell'alfabeto latino.

Dove voglio arrivare?
Principalmente al fatto lo stampatello non è una "innovazione moderna che i giovani debosciati apprendono dall'internet mica come noi che riempivamo i quaderni a righe con le lettere dell'alfabeto" e in quanto tale squalificata in quanto priva del prestigio che spetta alle scritture dei popoli civili. È invece molto buffo pensare che se domani scegliessimo di scrivere in stampatello e basta, di fatto staremmo tornando a scrivere esattamente come i dotti monaci del tempo di Carlo Magno. Avremmo fatto un enorme giro per tornare al punto di partenza. Un punto di partenza che era ampiamente ritenuto preferibile in quanto a chiarezza di grafia da gente come Petrarca che difficilmente può essere accusato di analfabetismo internettiano.

Secondo punto: ma il corsivo invece proprio come font grafico della scrittura a mano, a che serve?
Intanto una precisazione: se cercate "corsivo" su internet, dappertutto vi diranno che è stato inventato da Francesco Griffo a inizio '500. Che è vero, ma è anche falso. Nel senso che i testi stampati con il font inventato da Griffo per Aldo Manuzio li abbiamo ancora e se andate a vederli vi sembreranno una forma di stampatello corsivo abbastanza simile a questo.
Il corsivo che intendiamo noi e Valditara, è nato fondamentalmente con la scuola di massa ottocentesca. Il momento in cui si sono cercate di standardizzare alcune norme di calligrafia ben specifiche che abbiamo denominato "corsivo". In altre parole, e qui arriva la rivelazione, il corsivo è di fatto un cul-de-sac evolutivo calligrafico. Un'usanza durata due secoli che aveva un suo senso nel momento in cui un popolo sostanzialmente illetterato veniva messo forzatamente a contatto con l'arte della scrittura con strumenti non esattamente adatti al compito (provate a scrivere con pennino e inchiostro, tipo Harry Potter con la piuma d'aquila e poi ne parliamo) e per scopi massificati.

Quella che viene presentata come una tradizione secolare di grande civiltà da mantenere assolutamente altrimenti il mondo cadrà nella barbarie è stata in realtà un misto di necessità storica e gusto estetico ottocentesco che ci trasciniamo da allora. Se la linea di tendenza di abbandono del corsivo continuerà nei prossimi anni (e soprattutto se la smetteremo di praticare l'accanimento terapeutico scolastico su questo font calligrafico morente), fra un paio di secoli il caso del corsivo verrà probabilmente studiato come una parentesi storica buffissima attorno alla quale la gente ha continuato a comunicare scrivendo in stampatello come niente fosse.

E sinceramente, non sarà neanche un male.
La scrittura serve alla comunicazione. Lo stampatello (che scritto a mano diventa comunque un corsivo) è oggettivamente più immediato alla facile lettura del testo. Cosa confermata dal fatto che ce lo portiamo dietro con le sue evoluzioni dai tempi dei romani. Possiamo per favore agire in modo pratico ed efficiente e lasciar morire in pace il corsivo? Per favore. Vi giuro che non cambia niente e il riconoscere di aver speso un paio di anni della nostra vita ad imparare qualcosa di inutile non vi diminuisce come persone. Giuro.

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